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Cuffaro e le certezze di Casini

Autore: . Data: martedì, 29 giugno 2010Commenti (1)

Chiesti dieci anni di reclusione per l’ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, senatore dell’Udc

Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, candidando il 15 febbraio 2008 il politico siciliano alle elezioni aveva detto: “I partiti devono assumersi la responsabilità delle scelte, noi ce le assumiamo. Cuffaro credo abbia subito una vera e propria persecuzione giudiziaria”, ed aveva messo in guardia i giudici dal rischio di dare alla “magistratura il diritto di veto sulle candidature”.

In quel momento l’ex presidente era già stato dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le ‘talpe’ alla Dda di Palermo ed aveva avuto una condanna a 5 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Ieri i pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto dieci anni di reclusione per l’ex governatore, ritenuto responsabile di concorso in associazione mafiosa nel processo che si svolge con il rito abbreviato davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania.

La pena richiesta tiene conto della riduzione di un terzo previsto dal rito abbreviato. I pm hanno deciso di non chiedere le attenuanti generiche per il senatore Udc “perchè i fatti di cui lo accusiamo sono veramente gravi anche per il suo ruolo di governatore regionale: per questa sua veste poteva partecipare in alcuni casi al Consiglio dei ministri”.

“Abbiamo dimostrato – hanno detto – che il sistema di controinformazioni messo in piedi da Salvatore Cuffaro assieme a Antonio Borzacchelli, Giorgio Riolo, Giuseppe Ciuro, era puntato a scoprire indagini sui rapporti tra la mafia e esponenti politici o a lui collegati. È proprio la natura delle informazioni che ci fa capire la portata di questo sistema e di come si possa configurare l’accusa di concorso in associazione mafiosa”.

Le testimonianze di collaboratori di giustizia e di soggetti vicini all’imputato hanno dato, secondo i pm, ulteriore conferma alle accuse. “Fin dal 1991 i contatti con Angelo Siino – ha detto Del Bene – dimostrano l’esistenza del patto politico-mafioso stretto da Cuffaro con esponenti di Cosa Nostra”.

L’Italia è forse ormai irrecuperabile. Un personaggio condannato in primo grado a cinque anni viene difeso con veemenza e candidato alle elezioni da un ex presidente della Camera e leader di un importante partito politico, in passato anche forza di governo. A distanza di due anni, il 23 gennaio scorso la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza, ma inasprendo la pena a sette anni di reclusione e riconoscendo il favoreggiamento aggravato per aver favorito Cosa Nostra. Adesso altri magistrati chiedono per lui 10 anni, ma l’uomo nel frattempo siede in Senato.

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Commenti (1) »

  • angelo torre ha detto:

    che il sistema politico istituzionale sia corrotto, e che la corruzione sia annidata, non vi è alcun dubbio. Rimane da chiarire il motivo che ha portato tanti magistrati in politica.

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