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Continua la tragedia delle carceri nel silenzio più assoluto

Autore: . Data: mercoledì, 30 giugno 2010Commenti (0)

Sovraffollamento e suicidi non danno tregua, ma media e governo restano immobili

‘Ristretti orizzonti’ ha reso noto che la notte scorsa Marcello Mento, detenuto comune di 37 anni, si è tolto la vita nel carcere circondariale di Giarre (Catania). L’uomo è stato trovato impiccato alle sbarre della finestra del bagno della cella. Non è l’unica “morte di carcere” avvenuta durante l’ultima settimana, ma le statistiche ufficiali prendono in considerazione soltanto coloro che muoiono all’interno degli Istituti di Pena, e paradossalmente escludono i detenuti che vengono ritrovati ancora in vita e poi muoiono durante il trasporto in ospedale.

Il 27 giugno nella “camera di sicurezza” della Questura di Agrigento si è impiccato un giovane marocchino Y.A., di 22 anni. Arrestato dai poliziotti, intervenuti per sedare una rissa, era stato rinchiuso in una camera di sicurezza della questura in vista dell’udienza di convalida del suo fermo. Ma l’uomo, eludendo la sorveglianza, la notte scorsa si è impiccato utilizzando probabilmente una cintura. A questa tragica decisione sarebbe stato spinto forse dal timore di essere rimpatriato.

Il 21 giugno, poi, Thomas Göller, detenuto semilibero di 43 anni, è stato ritrovato impiccato ad un albero a Barbiano, località in Provincia di Bolzano. Aveva trasgredito ad alcune regole della misura alternativa e gli era stato comunicato che avrebbe dovuto tornare in carcere, dove aveva già trascorso 14 anni. Ai carabinieri aveva detto: “Non tornerò mai più in cella”.

Nel mese di giugno si sono tolti la vita 5 detenuti, oltre ai due “fuori statistica”. Da inizio anno i suicidi certi sono 32 e tre i casi sono dubbi, mentre altre 60 persone detenute sono morte per malattia o per “cause da accertare”. Il totale dei detenuti morti nel 2010 sale così a 96. Negli ultimi 10 anni i suicidi avvenuti nelle carceri italiane sono stati  589, mentre 1.694 è il totale dei detenuti morti. Infine 28 detenuti si sono suicidati dall’inizio anno impiccandosi.

Intanto per la Uilpa Penitenziari “è sempre più emergenza!”.

In un comunicato il sindacato degli agenti ha reso noto che “oramai a ritmo quotidiano registriamo i  nuovi  record di presenze detentive all’interno dei penitenziari italiani. Alle 8.00 di stamani (ieri 29 giugno, ndr), infatti, nelle strutture penitenziarie italiane erano ristretti  68.058 detenuti ( 64.994 uomini e 3064 donne). Questo significa che in tutte le regioni si è superata la quota massima di ricettività e che il 100 per cento delle strutture presenta un sovradotazione delle presenze rispetto al consentito”.

Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uilpa Penitenziari, hai illustrato per l’ennesima volta alcuni dati che fotografano la surreale e drammatica situazione penitenziaria italiana

“E’ del tutto evidente che questo incredibile sovrappopolamento impedisce di agire nel senso indicato dalla Carta Costituzionale all’art. 27. Il personale deve limitarsi, quando può, alla sola attività di vigilanza e controllo, che negli ultimi anni è divenuta anche una attività di salvataggio delle vite umane“, ha detto il sindacalista.

La “classifica” degli indici di sovraffollamento, su base regionale, rispetto alla capacità ricettiva riconferma  in testa l’Emilia Romagna, con l’ 88 per cento, seguita dalla Puglia con il 77,  dal Veneto col 75, dalla Calabria col 65, dal Friuli col 61, dalla Lombardia col 60, dalla Sicilia col 58, dalla Basilicata  e dal Trentino con il 54, dalla Liguria col 53, dal Piemonte col 50, dall’Umbria col 49, dalla Campania col 48, dalle Marche col 43, dal Lazio e dalla Toscana col 36, dall’Abruzzo col 35, dal Molise col 19 e dalla Sardegna col 17.

Caltagirone, infine, con l’incredibile indice di sovraffollamento del 295 per cento, 296 detenuti su una capienza massima di 75, è l’istituto più sovraffollato d’Italia.

Sarno ha sottolineato che “occorre premettere che le dotazioni organiche della polizia penitenziaria presentano un carenza spaventosa, pari a circa 5mila unità. Con questi numeri temo che il piano carceri, qualora fosse una certezza, si ridurrebbe alla costruzione di cattedrali nel deserto. Già oggi per garantire la funzionalità delle strutture attive il personale non può godere delle ferie ed è costretto a turni allucinanti, anche di dodici ore. Ne si può dimenticare come anche gli altri profili professionali del personale amministrativo presentino gravi carenze. Ad oggi rispetto alla piante organiche previste mancano 371 educatori, 535 assistenti sociali, 305 contabili, 1032 collaboratori d’istituto  e 325 tecnici”.

Per il segretario di Uilpa “purtroppo dobbiamo rilevare come il Ministro Alfano e il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Ionta, non sembrino ancora pronti ad una necessaria azione di recupero di personale. Forse non hanno la forza per scardinare un sistema di privilegi e raccomandazioni, favorito anche da ambienti sindacali. E la nostra non è demagogia o retorica. Negli istituti penitenziari le unità di polizia penitenziaria effettivamente operanti  assommano a 34.910 a fronte di organici che ne prevedono 41.268. Ovvero un deficit di ben 6.358 unità. Di contro le unità di polizia penitenziaria impiegate in strutture diverse dai penitenziari assommano a 3.410″.

Sarno ha dichiarato di  “pretendere” che il Ministro Alfano e il Capo del Dap “ci mettano una pezza”, anche perchè “l’operazione è a costo zero e noi siamo pronti a sostenerla”.

Poi il sindacalista ha fatto notare come non sia possibile “che a fronte di circa 850 unità disponibili, tra Dirigenti penitenziari e Direttori penitenziari, oggi circa 45 dei 230  istituti penitenziari siano ancora privi di un Direttore titolare. Questo è uno scandalo di cui nessuno parla. Abbiamo calcolato che per pagare le missioni di questi dirigenti “part time a scavalco” l’ Amministrazione è costretta a sborsare non meno di un milione di euro l’anno …..  Senza dimenticare che Basilicata e Puglia sono prive di un Provveditore Regionale e che a breve  anche Lazio, Calabria  e Sicilia saranno in analoga condizione“.

E sempre ieri Fabio Pagani, segretario regionale della Uilpa ligure, ha annunciato alla stampa: “Intendiamo manifestare attenzione, vicinanza e solidarietà al personale che lavora nei penitenziari della Liguria attraverso le due iniziative che terremo il 1 luglio a San Remo e il 2 Luglio a Marassi”.

Pagani ha poi continuato: “A San Remo terremo un’assemblea con il personale. Il giorno dopo a Marassi faremo una visita sui luoghi di lavoro,  cui seguirà un confronto con gli stessi lavoratori. La presenza del Segretario Generale Sarno in Liguria testimonia un’attenzione ed un impegno reale e concreto di tutta la Uil Penitenziari. Gli istituti penitenziari liguri potrebbero ospitare al massimo 1139 detenuti, invece si registra (ore 17.00 di lunedì, ndr) la presenza di 1.738 detenuti per un indice di sovraffollamento pari al 53 per cento. A San Remo, Marassi e Pontedecimo si appalesano le situazioni più a rischio, non solo per il grave sovraffollamento quant’anche per le gravi deficienze organiche del personale di polizia penitenziaria. Il contingente complessivo della polizia penitenziaria in servizio negli istituti regionali dovrebbe assommare, secondo un decreto ministeriale del 2001, a 1264  unità. Ne sono presenti, invece, solo 864 per una carenza organica pari a circa il 32 per cento, che è la  più alta in Italia. Abbiamo cercato di sensibilizzare il Dap su questo aspetto ma abbiamo ricevuto come risposta un silenzio tanto assordante quanto offensivo. Eppure basterebbe ragionare su come far rientrare  le tante, troppe,  unità (168) di polizia penitenziaria effettive presso gli istituti liguri, ma  impiegate nei palazzi del potere romano, per alleviare i carichi di lavoro e garantire le ferie a chi in carcere ci lavora davvero. Anche per quanto attiene il personale amministrativo non va meglio”.

Pagani ha ricordato che “rispetto alle piante organiche in Liguria mancano 5 dirigenti, 13 educatori, 20 assistenti sociali, 14 contabili, 67 collaboratori, e 8 tecnici. Tutte le strutture sono sovraffollate e la situazione di Savona è letteralmente vergognosa ed intollerabile per un Paese civile. A Chiavari sono presenti 91 detenuti su una capienza di  78 , a Marassi sono 762 a fronte di 456, a Pontedecimo 187 in luogo di 96, a Imperia 116 su 78, a La Spezia 141 rispetto a 186, a San Remo  360 al posto di 209 e, dulcis in fundo,  a Savona 81 detenuti in spazi che ne potrebbero contenere al massimo 36“.

Il sindacalista ha concluso: “A parte le reiterate  proteste e i disordini di Marassi e Pontedecimo, occorre ricordare che sono ben dodici gli agenti penitenziari aggrediti e feriti dall’inizio dell’anno che hanno riportato prognosi superiore ai cinque giorni e sono tre i suicidi sventati in extremis dal personale. Insomma ce n’è quanto basta per dire che in Liguria siamo oltre la soglia di allarme rosso”.

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