Carceri: Uil Penitenziari scrive a Berlusconi
Il sindacato rileva la sostanziale immobilità del governo e denuncia una situazione che si aggrava di giorno in giorno.
Il segretario Generale, Eugenio Sarno, ha sostenuto nella missiva: “Quando nel Gennaio scorso ebbe a dichiarare lo stato di emergenza per il sistema penitenziario italiano, non esitammo a salutare tale opzione come una concreta svolta e un segnale, finalmente, diretto e preciso. Quella dichiarazione fu una scossa di adrenalina pura; una iniezione rivitalizzante ad un universo appassito, cadente, depresso e deprimente. La valenza politica di quell’atto non ci sfuggì. Non è usuale, infatti, che il Presidente del Consiglio dei Ministri decida di dedicare direttamente la propria attenzione ad un cosmo che si preferisce, il più delle volte, confinare ai margini della memoria .Potemmo esclamare : Finalmente ! Dopo decenni di oblio, lo sguardo autorevole del premier si posa su quelle discariche umane, città fantasma che sono le nostre prigioni”.
Quindi Sarno ha aggiunto: “Nell’occasione leggemmo anche la voglia e la determinazione del Ministro Alfano a perseguire il dichiarato, nobile, impegno di restituire dignità e civiltà al sistema penitenziario e, soprattutto, alle persone che, per ragioni diverse, vi gravitano. Ben coscienti della realtà condividemmo, senza se e senza ma, il Suo giudizio di intollerabilità della situazione, formulato a corredo dell’annuncio”.
Ma come spesso accade la realtà è spesso deludente quando si tratta del governo Berlusconi e così il sindacalista ha rilevato: “A distanza di sei mesi, però, non possiamo non consegnarLe tutta la nostra amarezza, la delusione e la più viva preoccupazione nell’aver dovuto constatare come agli annunci non siano seguiti fatti e atti rilevanti.”
Sarno ha quindi ricordato su quali punti sarebbe necessario intervenire al più presto: “La necessità di ragionare in termini di edilizia penitenziaria non può esaurirsi nella sola e mera ricerca di nuovi posti detentivi. L’incredibile dato del sovrappopolamento (circa 68mila detenuti per una ricettività di circa 43.800) origina questa esigenza. Lo stato di fatiscenza e degrado di tante, troppe strutture imporrebbe anche un progetto di manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare disponibile. Il rischio consiste nel dover dismettere forzatamente vecchi edifici prima ancora di aver costruito nuovi penitenziari. Rispetto all’individuazione delle aree di edificazione dei nuovi penitenziari auspichiamo che il piano di edilizia penitenziaria persegua l’obiettivo di comprimere l’enorme movimentazione di soggetti detenuti. Sarebbe sensato edificare penitenziari capienti in quelle macro aree produttrici di detenzione che determinano la ciclicità degli sfollamenti delle strutture presenti sul territorio (es. Poggioreale – Napoli; San Vittore – Milano; Dozza – Bologna, ecc.). Ciò non solo rafforzerebbe il principio della regionalizzazione della pena quanto contribuirebbe ad un notevole risparmio di risorse economiche ed umane. Con rammarico dobbiamo notiziarLa di aver perso ogni traccia del progetto, dei finanziamenti, dei tempi di realizzazione. Siamo al punto da chiederci se esita ancora un piano carceri”.
Il sindacalista, dopo aver notato “come le dinamiche e le discussioni politiche all’interno del Governo e del Parlamento hanno, di fatto, privato di qualsiasi effetto deflattivo il disegno di legge sulla detenzione domiciliare” ha chiarito “che ci approssimiamo all’estate con le carceri iper affollate, come mai nella storia della Repubblica” e valutato che l’indecente, incivile e illegale situazione penitenziaria non solo confina nell’utopia ogni presupposto di rieducazione e reinserimento, ma alimenta tensioni e pulsioni interne che costituiranno, a breve, un vulnus anche per la sicurezza pubblica”.
Per il personale, il segretario di Uil Penitenziari ha scritto che “nel 2001 l’allora Ministro della Giustizia emanò un D.M. con il quale si stabilì che la dotazione organica del Corpo di Polizia Penitenziaria dovesse assommare a 44.406 unità , con una popolazione detenuta attestata intorno alle 45mila presenze”, mentre “non si può non rilevare che nel decennio intercorso non si è proceduto ad alcuna revisione delle dotazioni organiche, benché la popolazione detenuta sia stabilmente aumentata di circa il 50 per cento, si è proceduto all’apertura di molte strutture penitenziarie, anche di notevole rilevanza (Palermo Pagliarelli, Ancona Barcaglione, Santa Maria Capua Vetere, Milano Bollate, Laureana di Borrello, S. Angelo dei Lombardi, ecc.), senza che si fosse proceduto ad una specifica determinazione organica e senza alcuna nuova assunzione e che il Corpo di Polizia Penitenziaria ha assunto l’onere di nuovi servizi (notifiche atti giudiziari, vigilanza edifici giudiziari, ecc.) che pur sgravando altre Forze di Polizia non hanno determinato alcuna assunzione”.
Per Sarno “è del tutto evidente, quindi, come una serie di congiunture particolarmente sfavorevoli abbiano determinato in questi anni le attuali condizioni di lavoro, che ben possono definirsi intollerabili anche in ragione dei carichi di lavoro davvero insostenibili.
Stante l’accertata e riconosciuta deficienza organica stimata intorno alle settemila unità , quindi, l’annuncio del Ministro Alfano sulle 2000 (duemila) nuove assunzioni nel Corpo aveva ingenerato non poche aspettative. Purtroppo l’ostruzionismo di alcuni ministri e il parere negativo espresso dalla Commissione Bilancio al DDL, allontanano l’ipotesi e contribuiscono ad incupire ancor più un personale già abbondantemente depresso, stanco, demotivato e frustrato”.
Nella lettera il sindacato ha voluto “esporre alcuni numeri che testimoniano la dimensione del dramma che, quotidianamente, si consuma all’interno dei nostri penitenziari”.
Ecco le cifre citate: “Dal 1 gennaio 2010 ad oggi 28 detenuti si sono suicidati all’interno delle celle; 4 appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che si sono suicidati; 93 agenti penitenziari, 2 medici, 4 infermieri aggrediti e feriti da detenuti che hanno riportato prognosi superiori a 5 giorni; 42 tentati suicidi da parte di detenuti sventati dalla polizia penitenziaria; 3 evasioni; 5 tentate evasioni sventate”.
In conclusione Sarno ha voluto far sapere a Berlusconi: “Con dispiacere, ma con fondata preoccupazione, riteniamo poter affermare che il peggio debba ancora arrivare. Purtroppo la conoscenza del sistema-carcere ci ha già fatto vestire, a ragione, i panni di Cassandra. Per questo Le affidiamo, convintamente, l’ appello ad impedire che ci si incanali in una deriva che trasformi la pena in tortura e il lavoro in supplizio. La nostra Democrazia e la nostra Civiltà debbono impedire che ciò accada. Per questo nutriamo concrete e motivate speranze che Ella vorrà imprimere l’auspicato cambio di rotta e rendere concrete quelle soluzioni troppe volte solo annunciate”.


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