Carceri: per la Uil siamo sulla border line della catastrofe
Il governo continua a non far nulla, l’opposizione pure e la situazione si fa più grave di giorno in giorno.
Ha scritto il sindacato degli agenti penitenziari: “Escludendo qualsiasi intento demagogico o retorico, non possiamo non affermare che la situazione del sistema penitenziario italiano è, quantomeno, sulla border line della catastrofe. A confortare questa nostra tetra e triste visione d’insieme giungono in soccorso i numeri, non smentibili nella loro cruda e dura realtà. Dal 1 gennaio 2010 ad oggi sono 32 i detenuti suicidatisi in carcere; 51 i suicidi sventati in extremis dal personale i polizia penitenziaria sono; ben 109 gli agenti della penitenziaria che hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari, con prognosi superiore ai cinque giorni, per aggressioni da parte dei detenuti; 6 i detenuti evasi; 7 le tentate evasioni sventate. Senza dimenticare che gli atti autolesionistici sono parte integrante della quotidianità penitenziaria e che le proteste ( e qualche rivolta) dei detenuti hanno toccato tutte le regioni italiane. Infine pare utile sottolineare come i 67.615 detenuti ristretti alle 17 di ieri determinano un superamento delle soglie massime di ricettività nel 100 per cento delle carceri, che potrebbero ospitare al massimo 43800 detenuti”.
Per il segretario generale della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno, “nonostante l’esplicito appello del presidente Napolitano e l’impietosa analisi dell’esimio presidente Ciampi i nostri politici sembrano avulsi da una realtà, quella penitenziaria, che si connota per inciviltà, illegalità e degrado. L’invocata svolta bipartisan è naufragata sugli scogli dell’insensibilità e dell’opportunità politica. Se da un lato il governo e la maggioranza parlamentare paiono incapaci di delineare un quadro di soluzioni, dall’altro tutti i partiti dell’opposizione e quasi tutti i politici della minoranza sembrano non avere interesse reale verso il dramma umanitario e sanitario che si consuma all’interno di quelle discariche sociali che sono le nostre prigioni. La Dozza a Bologna, San Vittore a Milano, Marassi a Genova, Ucciardone a Palermo, Buoncammino a Cagliari, Poggioreale a Napoli e il carcere di Borgo San Nicola a Lecce sono le punte dell’iceberg dell’inefficienza e del fallimento”.
Il sindacato teme quanto potrà accadere in questa estate che si annuncia caldissima e spiega: “Sentiamo tutta la responsabilità del nostro ruolo e non cediamo alla tentazione del facile allarmismo. Non vogliamo, però, nemmeno essere complici di quel silenzio che alimenta l’ipocrisia. E’ del tutto evidente che se non si interviene (ma siamo forse già fuori tempo massimo) per deflazionare le presenze, questa estate sarà rovente e non solo dal punto di vista meteorologico. E vogliamo consegnare a futura memoria l’impossibilità per il Corpo di polizia penitenziaria a gestire e contenere la molto probabile deriva violenta delle proteste. Non certo per incapacità o scarsa professionalità, quanto per manifesta impossibilità. D’altro canto i recenti fatti di cronaca accaduti all’interno di alcuni penitenziari acclarano questa preoccupazione. Le risse sedate a fatica (con il carico di feriti) , le sommosse sedate a stento e con stenti, la mancanza di risorse, umane, economiche e logistiche potrebbero determinare l’alzata della bandiera bianca dello Stato all’interno delle nostre galere. Non è certo una bella prospettiva, ma è il quadro realistico del futuro penitenziario”.
Sarno è pessimista anche sul fronte del personale “a meno che i politici non sostituiscano una loquacità improduttiva ad un dinamismo risolutore – ha detto il segretario – e i vertici dipartimentali si sveglino da quel torpore molto prossimo ad un letargo”.
Tuttavia il sindacalista dubita “che al Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria abbiano forza e spessore per scardinare un sistema di privilegi e raccomandazioni. Così come non possiamo attendere in eterno che gli annunci e le promesse di Alfano divengano realtà. Siamo stufi di aspettare la Terra Promessa”.
Un’altra foto di un’Italia totalmente oscurata da telegiornali e media.


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