cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

Carceri, è sempre emergenza

Autore: . Data: mercoledì, 9 giugno 2010Commenti (0)

Dall’inizio dell’anno 83 morti in cella

Il suicidio tre giorni fa di Alessandro Lamagna, 34 anni, nel carcere di Salerno ha portato a 83 il numero di persone morte in cella dall’inizio dell’anno. Ventitré si sono impiccati, 54 sono morti per malattia o cause da accertare, sei hanno inalato il gas della bombola da campo che hanno in uso. Sale così a 1.680 il numero di detenuti morti nei penitenziari italiani dal 2000 a oggi: di questi, in 583 si sono tolti la vita.

La situazione delle carceri italiane, dunque, peggiora di giorno in giorno. “Nelle carceri si muore così spesso perché negli ultimi 20 anni sono diventate il ricettacolo di tutti i disagi umani e sociali”, denuncia l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere.

E a riprova di ciò ci sono i numeri allarmanti sul sovraffollamento. Al 7 settembre 2009, infatti, i detenuti presenti nelle carceri erano 64.179, a fronte di una capienza regolamentare di 43.327 e di una capienza tollerabile di 64.111 persone. Da notare come per capienza tollerabile si intenda la “situazione limite oltre la quale il trattamento di recupero alla società dei detenuti è seriamente compromesso”, mentre per capienza regolamentare il “numero di posti stimati affinché un carcere possa funzionare correttamente secondo i dettami della Costituzione”.

Allarmanti anche i numeri del personale di polizia penitenziaria. Gli agenti presenti, infatti, sono circa 35.300, 6.000 circa in meno di quanti ne sarebbero previsti.

In una situazione del genere, dunque, non deve sorprendere più di tanto il numero di decessi. Da considerare, inoltre, che due terzi dei reclusi hanno meno di 40 anni e che, in una condizione di libertà, molto raramente questi  morirebbero per “cause naturali” vista la loro giovane età.

“Se la stessa frequenza dei decessi in carcere si verificasse nell’intera popolazione italiana – sostengono ancora all’Osservatorio permanente sulle morti in carcere – assisteremmo ogni anno alla scomparsa di tanti under 40 quanti ne abitano in una città delle dimensioni di Firenze”.

I dati sulle morti per “cause naturali” sono, quindi, da prendere estremamente con le molle. Basti immaginare che la frequenza di suicidi all’interno delle carceri è almeno 20 volte superiore a quella del resto della società. Non solo: ogni anno si verificano in media un atto di autolesionismo ogni 10 detenuti, uno sciopero della fame ogni 11 e un rifiuto delle terapie mediche ogni 20. Si tratta di dati che emergono da “In carcere: del suicidio ed altre fughe”, ricerca edita dalla rivista ‘Altri Orizzonti’, redatta dal carcere Due Palazzi di Padova. Le motivazioni addotte dai detenuti sono le limitazioni di occasioni di socialità e di tutti i contatti con l’esterno: condizioni che rendono ancora più invivibili le carceri italiane.

Ma non è tutto: una recente ricerca del Simpse (Società italiana di medicina e sanità penitenziaria) ha riscontrato che solo il 20 per cento dei detenuti è in buone condizioni di salute. Mentre, negli ultimi tre anni, le risorse destinate al lavoro intramurario (comprendenti le retribuzioni per i detenuti) sono diminuite del 32 per cento, passando o da 71 milioni di euro a 48. Risultato: minore pulizia delle celle, manutenzione delle strutture sempre più carente, maggiore povertà tra i detenuti.

Gioverebbe ricordare che il sistema carcerario italiano ha finalità rieducative. In verità, però, sempre di più i detenuti vengono privati di molti diritti elementari.

Davide Falcioni

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008