Cara Italia, addio
Berlusconi ha superato il confine e nessuno sembra in grado far uscire il Paese dal coma
Ieri il presidente del Consiglio ha imposto la sua personalissima idea di tutela del privato dei cittadini, blindando un testo di legge spaventosa e regalando al crimine organizzato il più fantastico lasciapassare possibile: la sostanziale limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche nel corso delle indagini.
Poi ha annunciato che la Protezione civile non si recherà in Abruzzo finchè dureranno le accuse per omicidio colposo avanzate nei confronti dei suoi dirigenti dalla magistratura. Secondo il premier dopo il dolore causato dal terremoto ai famigliari di chi ha perso la vita, “se uno ha avuto un famigliare morto sotto le macerie ed è anche in una condizione di debolezza gli può anche venire di sparare un colpo… per cui la Protezione civile non andrà più in Abruzzo finchè c’è l’indagine per omicidio colposo” (ne scriviamo più diffusamente altrove).
Per chiunque dovrebbe essere chiaro che questo modo di governare richiama comportamenti napoleonici, che nella Francia del 1800 spianarono la strada ad una catastrofe così grave di riaprire le porte alla monarchia dopo la Rivoluzione del 1789 e la nascita della Repubblica.
Ideologismo, partigianeria, tifo da stadio ed abulia si sono impossessati degli italiani, un popolo non più in grado di distinguere saggezza da pervicacia.
Berlusconi difende una casta nella quale dilaga la corruzione, terrorizzata dalle inchieste e spaventata dall’idea di poter perdere il potere a causa di una magistratura che con l’ausilio delle forze dell’ordine tenta di indagare su reati contro la pubblica amministrazione, le bande mafiose, i politici arraffa tutto.
Ma proprio la gravità del momento, senza precedenti, impone di essere lucidi.
In questi ultimi anni nessuno ha fatto il proprio ‘dovere’. Non lo hanno fatto gli stessi giudici, spesso impegnati in procedimenti che non hanno saputo dare risposte chiare ed inequivocabili. Non lo hanno fatto giornali, giornalisti e media televisivi e radiofonici, travolti dalla necessità di vendere a tutti i costi e troppo spesso responsabili della diffusione di notizie di gossip di terz’ordine, ma poco attenti alla vita reale dei cittadini. Non lo ha fatto l’opposizione, senza idee, organizzazione e vigore, che non ha saputo spiegare al popolo italiano come il lìder maximo ‘Papi Silvio’ sia solo un pifferaio impegnato nell’arduo compito di portare il Paese alla sciagura. Non lo ha fatto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non si è saputo opporre alle spinte fuori controllo di governo e centro destra. Non lo hanno fatto i sindacati, diventati strutture para ministeriali lontane mille miglia dai bisogni dei propri iscritti.
E neppure i cittadini sono stati all’altezza, perchè hanno dimenticato di essere intelligenti, preferendo partecipare ai cori inventati dagli strateghi del consenso (che fossero di centro destra, di centro sinistra, di sinistra ‘piena’) piuttosto che esseri umani consapevoli e proprietari unici del proprio intelletto.
Così l’Italia è diventata un Paese del quale è necessario vergognarsi o, per i più sentimentali, un luogo per il quale piangere di dolore. Strade sporche, città invivibili, prezzi demenziali, trasporti inefficienti, scuola allo sbando, ospedali fatiscenti, burocrazia invasiva, crisi finanziaria grave, disoccupazione dilagante, assenza di opportunità , niente lavoro, sogni da realizzare, futuro da conquistare.
Un mondo così lontano dalla Francia per altro in crisi, dalla Germania pur in difficoltà , dall’Austria non al massimo, dai Paesi scandinavi in crisi di identità . Tutti luoghi della nostra stessa Europa, ma dove altri popoli riflettono sul proprio destino, cercano in qualche modo di difendere lo ‘spazio vitale’, godono di servizi pubblici efficienti, sistemi di solidarietà sociale ineguagliabili, stili di vita civili.
E’ difficile spiegare ad un italiano che effetto fa ad un automobilista parigino guidare per una strada di Roma, ad un abitante di Berlino guardare lo scempio delle periferie milanesi, ad un lavoratore svedese capire il funzionamento di un ospedale italiano.
Oggi la nostra crisi ha superato il livello di massima all’erta, facendo entrare il Paese nel territorio dell’incubo. Non solo perchè un premier ultra settantenne (con trapianto dei capelli, cerone permanente, solette rialzanti e lifting facile) vuole coniugare la propria immunità col delirio di onnipotenza, ma a causa di una intera classe dirigente non all’altezza del proprio ruolo e, per di più, senza successori in grado di intendere volere.
La domanda allora è che ne sarà di noi? Come è possibile non comprendere quanto sia necessaria la rottura di questa spirale infernale fatta di luoghi comuni, raccomandazioni, malgoverno, perdita di dignità ed identità individuale e nazionale.
Per i più giovani, principalmente per loro, ci si dovrebbe chiedere: in che luogo vivranno, che istruzione riceveranno, che valori assorbiranno da questo sfacelo?
Ma sembrano domande che si perdono nel vento, silenziate dal brusio triste di milioni di invaghiti ciarlanti sull’aia e privi del ricordo lontano di quanto bella, libera e fantasiosa fosse questa vecchia Italia ormai morente.
E mentre si prepara la camera ardente, Berlusconi ha reso noto che lo spot per promuovere il turismo è quasi pronto. Poi ha aggiunto ”avrà la mia voce”, perchè ha deciso di esserne il protagonista. Anzi, nella prima versione aveva pensato di mostrarsi in video ed audio, ma poi ”ieri sera lo abbiamo visto con il ministro Brambilla e le ho ordinato di togliere il volto e lasciare la voce che è inconfondibile e anche abbastanza sensuale”. Che altro aggiungere? Dal Foro romano a Palazzo Grazioli passando per festini a puttane. Un lento declino di una civiltà millenaria. Il destino di tutti noi è stato scritto. Per sempre?
Roberto BÃ rbera


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