Caos scuola, è sciopero della fame
La protesta di un gruppo di insegnanti a Piacenza
Un gruppo di insegnanti di Piacenza ha deciso di inscenare – da lunedì scorso e fino a questa sera – una forma di protesta estrema per denunciare la condizione in cui versa la scuola pubblica nel nostro Paese. I docenti si riuniscono ogni giorno in piazza Cavalli, dove è stato organizzato un presidio, e attuano lo sciopero della fame a staffetta. Iniziativa alla quale partecipano anche alcuni genitori e studenti.
I sindacati di categoria di Cgil e Cisl hanno appoggiato la forma di lotta decisa dagli insegnanti e hanno auspicato che possa estendersi in tutta Italia.
Tutto è nato da una “lettera aperta” scritta da un maestro elementare, Roberto Lovattini. “Mi sento mortificato – ha scritto Lovattini – da quello che sta succedendo nelle scuole e dal fatto che troppe poche siano le voci che si alzano per difendere il diritto di tutti i bambini ad avere una buona scuola. Chiunque è nella scuola, dai docenti ai dirigenti scolastici, dai rappresentanti dei genitori nei consigli di Circolo e d’Istituto al personale amministrativo e ai bidelli sa perfettamente della quantità dei tagli di personale e di finanziamenti che si sono abbattuti sugli istituti scolastici. Sono perfettamente consapevole che oggi ci sono tante persone che hanno perso il lavoro e che la crisi sta mettendo in ginocchio il nostro stato sociale, ma qui si tratta di impedire che la scuola vada allo sfascio. Penso – ha sostenuto ancora il maestro – che l’attenzione sulla scuola vada tenuta alta. Una buona scuola è tale se si evolve sempre e se la società è vigile verso l’operato di qualsiasi governo in carica”.
Al contrario, “con la situazione attuale sono a rischio, tanto per fare un esempio, le uscite didattiche, i viaggi e i corsi proposti dal Comune e da altri (da quello di nuoto a tutti gli altri). Insomma, qualcuno sembra ci voglia dire che si può tranquillamente tornare alla scuola di una volta. Non è allarmismo quello che vado dicendo – ha aggiunto – basta parlare con qualsiasi Dirigente scolastico o docente e confermerà queste cose. Forse a scuola ci spegneranno anche il riscaldamento e i bambini dovranno ritornare come un tempo a portare il carbone o la legna da casa…”.
In questi giorni, ha inoltre reso noto l’insegnante, “è stata diffusa una lettera, scritta dal responsabile dell’Ufficio scolastico regionale, in cui si invitano i Dirigenti scolastici e tutto il personale della scuola a stare molto attenti a rilasciare dichiarazioni e a non fare commenti sui pesanti tagli a cui le scuole sono sottoposte. Io dichiaro pubblicamente di aver partecipato ad un’assemblea di docenti e di avere espresso critiche su quello che sta avvenendo nella scuola e di avere anche proposto un presidio in piazza e uno sciopero della fame per bucare la cortina di silenzio che sta accompagnando i provvedimenti sulle scuole. Faccio questo per dignità e per amore nei confronti della mia professione. Se mi devo addebitare qualcosa penso sia nei confronti dei genitori e dei bambini poiché non sono riuscito ad informare sufficientemente l’opinione pubblica e in primis i genitori del fatto che non riusciamo più a fare tutte le attività che facevamo prima, per esempio laboratori a classi aperte o con piccoli gruppi di bambini”.
Accendendo la televisione e sentendo il tg, ha continuato polemicamente Lovattini, “sicuramente vi diranno che non sono previsti tagli significativi per le scuole e qualcuno ci crederà . Oppure vi capiterà d’imbattervi in giornalisti che correranno a destra e a manca per intervistare i genitori sulla nuova proposta di posticipare l’inizio della scuola al primo ottobre: tutto va bene per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica e discutere di aria fritta. Niente da dire: chi governa ha imparato molto bene le tecniche della comunicazione. Ho scelto di fare il maestro perché pensavo che aiutare i bambini a diventare cittadini consapevoli e istruiti fosse una professione importante e che la scuola fosse un’istituzione privilegiata per favorire la costruzione di una società migliore, a vedere il trattamento che viene riservato all’istruzione c’è da pensare che non si vogliano insegnanti appassionati e motivati, ma solo esecutori fedeli e che la scuola sia considerata solo una spesa eccessiva”.
Nonostante ciò, “io non mi arrendo – ha concluso – e spero di non essere l’unico”. A quanto pare il maestro Lovattini è in buona compagnia.
Paolo Repetto


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