Berlusconi a ruota libera
Il premier dà i numeri sulle intercettazioni: sette milioni di ‘spiati’
Silvio Berlusconi ha fretta. Non passa giorno che tra dichiarazioni bizzarre e diktat improbabili corre solitario verso il suo trono prefabbricato del Regno di Berlusconia, ex Repubblica italiana.
Dopo aver deciso che la Protezione civile avrebbe abbandonato i terremotati d’Abruzzo a causa delle inchieste su presunte corruzioni o che la crisi in Italia era del tutto superata, ieri ha affermato che milioni e mezzo di cittadini potrebbero essere intercettati dagli inquirenti.
Ha detto ‘Papi Silvio’: “In Italia siamo tutti spiati. Ci sono in Italia circa 150 mila telefoni sotto controllo: considerando 50 persone per ogni telefono, vengono fuori così 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia, è una cosa che non tolleriamo più”.
Peccato che come sempre i numeri del premier siano un po’ ‘gonfiati’. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha spiegato che “i numeri sulle intercettazioni smentiscono le affermazioni del presidente del Consiglio” e reso noto che il numero di “soggetti intercettati” è di gran lunga inferiore.
Per la precisione nel 2009 sono state messe sotto controllo 119.553 utenze telefoniche e 11.119 ambienti. Il tutto per un costo di 272.665.168 di euro.
Per i costi si tenga conto che in Italia, a differenza che in altri Paesi, gli inquirenti pagano canoni alle compagnie telefoniche sulle quali vengono eseguiti i controlli ed a tariffe non sempre ‘di mercato’, ma a volte superiori alle ‘migliori offerte’ presenti nei listini.
Si deve tener conto, poi, che ogni persona sottoposta a indagine ha a disposizione almeno tre linee (casa, portatile, ufficio) per cui nel Paese con il sistema di criminalità organizzata più radicato d’Europa (mafia, ‘ndrangheta, camorra, clan pugliesi) e con una diffusa rete di corruzione nella pubblica amministrazione i ‘soggetti interessati’ potrebbero essere circa 39 mila.
Secondo fonti accreditate il numero di utenze controllate per reati gravissimi, definiti di ‘criminalità organizzata’, supera generalmente l’ottanta per cento del totale delle intercettazioni, quindi circa 31200 persone.
I ‘colletti bianchi’ indagati, allora potrebbero essere ‘solo’ 7800. Nel nostro Paese, senza voler fare allusione alcuna, ci sono ottomila101 Comuni e 60mila228 tra località e frazioni. Tralasciando il Parlamento, le Regioni e le Province. Per non parlare di Asl, Comunità Montane e altro. Non pare allora che il ‘Grande Fratello’ immaginato dal Cavaliere esista, neppure alla lontana se meno di 8000 persone (tra politici, imprenditori, tecnici, portaborse, funzionari pubblici, ecc.) sono intercettate.
Ma Berlusconi ha aggiunto: “Non c’è la tutela della libertà di parola” riferendosi forse all’ormai consolidata abitudine di alcuni ‘noti’ di dire al telefono ogni genere di oscenità su magheggi, truffe alla pubblica amministrazione o sul vezzo da parte di qualche ‘potente’ di raccontare avventure sessuali più o meno mercenarie.
Per il presidente del Consiglio “così non può essere in un Paese civile. Ditemi se è possibile essere spiati in questo modo. C’è una piccola lobby di magistrati e giornalisti che è contro” le norme volute dal governo per impedire di controllare le utenze telefoniche di persone sospettate di compiere reati.
“Noi abbiamo preparato il provvedimento in quattro mesi. È stato undici mesi alla Camera, dodici mesi e mezzo al Senato, e ora alla Camera si parla di metterlo in calendario a settembre. Poi bisognerà vedere se il capo dello Stato lo firmerà e poi, quando uscirà , ai pm della sinistra non piacerà e si appelleranno alla Corte costituzionale che, secondo quanto mi dicono, la boccerà ”.
Berlusconi è consapevole della incostituzionalità del suo nuovo ‘giocattolo’ per evitare rogne giudiziarie e sa bene come sia inaccettabile in un Paese democratico impedire alla stampa di pubblicare notizie sulle inchieste giudiziarie.
A questo riguardo ieri Dunja Mijatovic, responsabile dell’Osce per la libertà dei media, ha detto: “Sono preoccupata che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia”, chiedendo “modifiche” alla legge.
E di fronte alla reazione del portavoce della Farnesina, Maurizio Massari (“Tale intervento su una misura legislativa interna il cui iter non è ancora completato rischia di interferire e turbare il dibattito democratico in Parlamento”), ieri l’Ocse ha ribadito che “è normale e consueto” che l’istituzione faccia sentire la sua voce nei processi parlamentari. “Noi – ha aggiunto – non abbiamo autorità , il Parlamento italiano è sovrano e indipendente, ma deve sapere che questa legge, se passa, non è in ottemperanza con gli standard Osce”.
I cittadini italiani, tuttavia, sembrano non rendersi conto della gravità della situazione, mentre il Capo del governo si lancia in dichiarazioni il più delle volte propagandistiche, citando per altro dati non verificati.
Il regime del centro destra dilagante rischia di dare un colpo mortale al nostro Paese.


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