Antitrust: si continua con la favola della ‘concorrenza’
In Italia sono noti a tutti gli intrecci perversi tra politica e impresa. Eppure si fa finta di nulla.
Ieri Antonio Catricalà , presidente dell’Antitrust, nella Relazione annuale dell’Autorità ha detto che l’Italia non può più “pagare il prezzo di politiche anticompetitive”.
Il Garante ha rilevato che “durante la congiuntura internazionale positiva degli anni Novanta abbiamo perso occasioni storiche per la creazione delle condizioni di contesto necessarie allo sviluppo”.
“Il processo di liberalizzazione – ha affermato Catricalà – è stato altalenante e contraddittorio: in alcuni settori si sono ottenuti risultati significativi; in altri si sono incontrati gravi ostacoli. Nel complesso l’opinione pubblica non sempre ha avuto modo di percepire i benefici delle riforme”.
E “il mercato non ha tardato a presentare il conto. L’Italia patisce, quanto meno dal 2000, tassi di crescita del Pil inferiori a quelli della media dei Paesi Ocse e Ue. La produttività pro capite diminuisce costantemente. La quota delle nostre esportazioni si riduce comparativamente. Gli investitori esteri – ha proseguito – non considerano attrattivo il Paese”.
Il presidente dell’Antitrust ha aggiunto: “Parlamento e governo ben sanno che occorre alleggerire il peso della burocrazia, sveltire i processi civili, investire in formazione, ricerca e sviluppo, incrementare il patrimonio infrastrutturale”.
Anche “i costi degli input produttivi – ha rilevato – sono più alti della media europea: 28 per cento in più per l’energia elettrica, 6 per cento in più per i fidi, 100 per cento per la responsabilità civile automobilistica. L’adeguamento dei costi a quelli dei nostri vicini darà respiro alla grande industria e ai distretti; consentirà prezzi più bassi; renderà probabile l’aumento dei consumi delle famiglie”.
“Perchè ciò accada – è l’auspicio di Catricalà – è necessario iniettare nel sistema dosi massicce di concorrenza”.
Per il Garante sarebbero “prioritari” interventi nei settori della poste, dei trasporti, dell’energia e della finanza. “Il termine di legge previsto per l’approvazione del progetto in Consiglio dei ministri – ha osservato – è scaduto, ma il disegno governativo non è stato ancora presentato”.
Nello specifico per l’energia è necessario il potenziamento delle interconnessioni di rete. “Nonostante sia avanzato il grado di liberalizzazione dei mercati elettrici, – ha detto Catricalà – vi sono zone del Paese (come la Sicilia, ndr) sostanzialmente isolate nelle quali si formano artificiose posizioni dominanti”. Nel gas “occorre aumentare la capacità di stoccaggio” e favorire l’attivazione di nuovi rigassificatori “affinchè la materia prima abbia accesso alla rete nazionale senza l’intermediazione dell’incumbent”. Lo schema di decreto sugli stoccaggi “si muove verso questo obiettivo, a condizione che si adottino cautele per limitare l’azione dell’impresa dominante nella gestione delle nuove quantità ”.
Per le telecomunicazioni per il presidente dell’Antitrust va recuperato il ritardo nello sviluppo della rete di nuova generazione per la banda larga. L’Autorità “non è pregiudizialmente contraria a ipotesi di cooperazione tra imprese rivali, purchè siano garantite l’assenza di pratiche nocive per la concorrenza e la neutralità nella gestione della rete. Le regole di governance dovranno a tal fine essere valutate dall’Antitrust”.
I servizi pubblici locali “rimangono saldamente in mano alle imprese ex municipalizzate – ha insistito Catricalà – e i meccanismi della competizione per il mercato stentano ad affermarsi”. La recente riforma “ha due punti di forza: impone l’obbligo generalizzato della gara e definisce direttamente a livello legislativo una precisa cronologia. Il punto di debolezza si nasconde però dietro l’angolo ed è la facilità con cui possono insinuarsi proroghe”.
Sul credito, di fronte alla crisi “le banche italiane si sono dimostrate più solide di quelle di altri Paesi. Tuttavia, all’indubbia qualità si associa una perdurante debolezza degli stimoli competitivi” è il pensiero del Garante. In particolare, “l’intensità degli intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti frena le spinte concorrenziali”.
Per le assicurazioni automobilistiche “nonostante le recenti riforme, i premi continuano a salire secondo dinamiche non chiare”. Per questo l’Autorità ha da poco aperto un’indagine conoscitiva.
Sui treni, ha continuato Catricalà , il settore “è chiuso agli stimoli competitivi”. E’ necessario “istituire un sistema di regolazione tecnicamente adeguato e indipendente, senza il quale i vantaggi della liberalizzazione stenteranno ad affermarsi”.
Su autostrade ed aeroporti le “concessioni a scadenza lontana, associate alla debolezza strutturale della vigilanza, pregiudicano la concorrenza”. Sorte analoga stanno subendo le gestioni aeroportuali, anch’esse monopoli naturali. Secondo il Garante, “sarebbe stata buona regola individuare il soggetto gestore attraverso procedure selettive per periodi adeguati al livello degli investimenti, non più lunghi”.
Il diritto comunitario, ha inoltre ricordato il presidente dell’Antitrust riferendosi alla Poste, impone a partire da fine 2010 l’eliminazione della riserva come strumento di finanziamento del servizio universale. “Occorre pertanto definire la cornice normativa all’interno della quale potrebbero svilupparsi innovative esperienze imprenditoriali”.
Infine i servizi privati. Il decreto attuativo della direttiva comunitaria sui servizi nel mercato interno “rappresenta un miglioramento dello status quo ma appare nel complesso timido, espressione in fondo di una cultura burocratica sospettosa nei confronti dell’iniziativa economica privata. Le prestazioni professionali rappresentano una parte importante dei servizi forniti a consumatori e imprese e, in termini di costi, una voce particolarmente incisiva, da non aggravare con riforme anacronistiche”, ha concluso Catricalà .
Il presidente dell’Antitrust evidentemente vive nel Paese delle fiabe. Solo per fare un esempio, la televisione, in Italia esiste un sistema monopolistico totalmente controllato da un solo uomo, il presidente del Consiglio.
Per le Ferrovie appare singolare supporre che su una rete solo in minima parte ammodernata e sovraccarica si possano far viaggiare i treni di diverse compagnie. Intanto con la scusa dell’alta velocità sono aumentate le tariffe ed i treni a costo medio scomparsi. Mentre per le autostrade da anni una compagine di monopolisti si è giovata delle ‘privatizzazioni’ e quasi nulla si è fatto per migliorare la manutenzione e far diminuire i prezzi dei pedaggi.
La strategia delle privatizzazioni ha significato per gli italiani una massiccia perdita di posti di lavoro (Telecom ha dimezzato il proprio organico) senza un contemporaneo miglioramento delle tariffe e dei servizi. Ed ancora esiste il canone per le linee fisse.
Per i carburanti, le assicurazioni e persino la pasta di volta in volta si sono sospettati ‘cartelli’ organizzati per favorire interessi per l’appunto ‘privati’:
Il problema della proprietà pubblica è che da anni il Palazzo utilizza i beni comuni per lottizzare, produrre malgoverno e clientele. Se quelle stesse aziende fossero state amministrate correttamente i beni sarebbero rimasti patrimonio dei cittadini ed i vantaggi sarebbero stati determinati da un controllo oculato e giusto dei prezzi e delle tariffe da parte del Parlamento e del governo.
Così non è stato. E neppure la vendita ai privati ha portato benefici. Perchè gli intrecci tra affari e politica sono sempre più massicci, come l’inchiesta sul G8 sta dimostrando.
Insomma, si insiste nel propinare filastrocche ai cittadini senza mai affrontare il tema reale: il malgoverno e l’incapacità dei politici e dei manager da loro selezionati.
Forse Catricalà avrebbe potuto parlare della ‘riforma’ dei partiti e della politica, prima di avventurarsi nel terreno minato delle privatizzazioni. Ma come è noto l’argomento è pericoloso e quindi è meglio lasciar perdere. Come sempre e fino al tracollo del Paese. Con imprese pubbliche o private, l’affare è sempre lo stesso.


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