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Altro che ripresa. Disoccupazione al massimo

Autore: . Data: venerdì, 25 giugno 2010Commenti (0)

Una situazione della quale nessuno vuol parlare senza reticenze

Il 2010 è l’anno record per la disoccupazione. Nei primi tre mesi dell’anno il tasso è al al 9,1 per cento, ai massimi dal 2005.

E nonostante strane notizie su una presunta ripresa, la Confindustria sostiene che tra il 2010 e il 2011 si rischia di perdere altri 246 mila posti, spingendo il tasso fino al 9,4 per cento.

Intanto, nel primo trimestre di quest’anno sono stati già sciolti 208 mila contratti, con un calo dello 0,9 per cento a confronto con lo stesso periodo del 2009. A soffrire è sopratutto l’industria, dove sono stati bruciati 250 mila posti, il 5,2 per cento.

A livello territoriale, il tasso di disoccupazione sale dappertutto, ma i picchi sono raggiunti al Sud, con il 14,3 per cento.

L’esercito di cerca un lavoro conta ormai 2,276 milioni persone, una cifra che non si registrava dal 2001.

Per altro i contratti di assunzione a tempo indeterminato, sempre secondo l’Istat, sono calati sensibilmente (meno 286 mila), mentre quelli  precari hanno subito una flessione minore (meno 27 mila).

Crescono, a testimoniare l’estensione dello sfruttamento, i lavoratori a tempo parziale (più 149 mila).

Per Confindustria, inoltre, dopo i 528 mila posti persi tra 2008 e 2009, anche i mesi futuri saranno difficili. Gli industriali ipotizzano che il numero reale di persone occupate calerà di 144 mila unità confrontando il quarto trimestre dello scorso anno con quello del 2010, mentre nel 2011 le vittime di licenziamento potrebbero essere almeno 102 mila.

Il governo, per voce del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, invece sostiene che i dati sono “migliori delle attese”. D’accordo con lui, a sorpresa, la Cisl, che ha parlato di “primi timidi segnali di ripresa”.

Il paradosso quindi vede un ministro ed un sindacato in posizione ‘ottimistica’. Mentre per la presidente di Confindustria, Marcegaglia, la disoccupazione “continuerà a peggiorare fino a metà del 2011″ e che “siamo vicini ai picchi” massimi.

Per la Cgil, infine, l’emorragia di posti potrebbe andare avanti per altri due anni, fino al 2012.

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