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A Padova una cella in piazza per spiegare il carcere

Autore: . Data: lunedì, 28 giugno 2010Commenti (3)

L’iniziativa per centrare l’attenzione sulla catastrofe del sistema penitenziario.

Ieri in piazza della Frutta a Padova si è svolta l’iniziativa ‘Una cella in piazza: perchè i cittadini possano vedere con i propri occhi come si vive oggi in carcere’.

L’iniziativa, come riferisce Ristretti Orizzonti, è stata promossa dalla Conferenza del Volontariato della Giustizia, che chiede ai partiti ed al governo ‘una nuova e diversa attenzione ai problemi delle carceri”.

Per l’associazione “in una cella di 7 mq ci sono 3 uomini, 3 brande, 6 armadietti, 3 sgabelli e 1 tavolino mobile. Il bagno cucina annesso misura 4 mq e contiene water, lavandino, piano-cottura e armadietto per gli alimentari”.

“Questo – hanno rilevato gli organizzatori – è lo spazio in cui vivono, per 20 o anche 22 ore al giorno, per 365 giorni l’anno, gli oltre 68.000 detenuti rinchiusi nelle carceri italiane. Uno spazio che è stato fedelmente ricostruito dai detenuti e dai volontari della Conferenza regionale del Volontariato Giustizia del Veneto e potrà essere visitato, fotografato e filmato”.

Volontari e detenuti, con il supporto di volantini illustrativi, hanno voluto far vedere ai cittadini le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri.

Le associazioni di volontariato coinvolte sul fronte delle carceri sono oltre 200 ed 8500 persone sono  presenti in quasi tutte le carceri, nelle quali svolgono circa 20.000 ore settimanali di prestazioni gratuite, fornendo una serie di servizi.

“La cifra della detenzione ha superato quota 68.000 presenze – ha affermato la presidente della Conferenza nazionale Volontariato Giustizia, Elisabetta Laganà – Numeri giganteschi impossibili ormai da contenere, se si considera che ad ogni numero corrisponde una persona”. “Questo carcere è ridotto a contenitore di tutti i disagi sociali, dai tossicodipendenti, agli immigrati, ai malati fisici e psichici”.”Il sovraffollamento crea grossi problemi di gestione degli istituti di pena – ha aggiunto Laganà – rendendo pressoché invivibile il carcere non solo per i detenuti, ma anche per gli stessi operatori penitenziari”.

In questa situazione “è quasi impossibile assolvere alla funzione assegnata dalla Costituzione: la rieducazione dei detenuti. Questo carcere peggiora la condizione di marginalità ed esclusione delle persone che vi entrano” ha spiegato Laganà, che ha insistito: “Inoltre la costruzione di nuovi padiglioni negli istituti esistenti significherà sottrarre luoghi alle attività trattamentali, già ridotte al minimo, diminuendo gli spazi destinati alle relazioni esterne (incontri con le famiglie, ecc) già fortemente ridotti, con un aggravio per la salute mentale della persona detenuta e l’allentamento della sua rete affettiva esterna”. “Non va dimenticato – ha proseguito – infatti il drammatico record dello scorso anno di detenuti suicidi nelle carceri italiane: e dall’inizio di quest’anno sono stati registrati già 32 suicidi”. “Di questa situazione – ha ribadito Laganà – va sicuramente imputata la responsabilità alla legislazione in materia di droghe, di recidiva e di immigrazione, alle nuove leggi orientate alla logica della ‘tolleranza zero’, ma anche alla mancata applicazione di quelle in vigore (regolamento penitenziario del 2000, leggi Smuraglia, Gozzini, sulle detenute madri, difficoltà del passaggio dalla sanità penitenziaria al Ssn)”.

“Di questa situazione – ha ribadito Laganà – va sicuramente imputata la responsabilità alla legislazione in materia di droghe, di recidiva e di immigrazione, alle nuove leggi orientate alla logica della ‘tolleranza zero’, ma anche alla mancata applicazione di quelle in vigore (regolamento penitenziario del 2000, leggi Smuraglia, Gozzini, sulle detenute madri, difficoltà del passaggio dalla sanità penitenziaria al Ssn”.

“Inoltre – ha proseguito Laganà – la costruzione di nuovi padiglioni negli istituti esistenti significherà sottrarre luoghi alle attività trattamentali, già ridotte al minimo, diminuendo gli spazi destinati alle relazioni esterne (incontri con le famiglie, ecc) già fortemente ridotti, con un aggravio per la salute mentale della persona detenuta e l’allentamento della sua rete affettiva esterna”. “Non va dimenticato – ha proseguito – infatti il drammatico record dello scorso anno di detenuti suicidi nelle carceri italiane: e dall’inizio di quest’anno sono stati registrati già 32 suicidi”.

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Commenti (3) »

  • pipola ha detto:

    Cosa pretendono una reggia? se si facessero i fatti loro e non andassero in giro a far danni se ne starebbero a casa, belli freschi e comodi…

  • redazione (author) ha detto:

    Pipola dimostra come sia necessario spiegare ai cittadini che il carcere serve a rieducare chi ha sbagliato, non a punire. Ma il Diritto in Italia è ormai un ricordo lontano.

  • antonella ha detto:

    è facile parlare…..bla bla bla, siamo tutti bravi e professori, ma se non sbaglio nessun DETENUTO che dovremmo cercare di ricordare che prima di essere un detenuto è un UOMO, abbia mai chiesto una reggia, una persona che ha commesso errori, sbagli, sta pagando, ma ha anche i suoi diritti, x legge un ergastolano deve essere in cella singola, ora sta capitando che un ergastolano, non ha neanche più questo diritto.nessuno ha il diritto ti togliere la propria dignità a nessuno. nessuno può essere colpevole x sempre.

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