‘Ti odio’ perché libero di esprimermi
Il blog ‘Viodio’ spopola sui social network
“Non è istigazione, è catarsi”. Così il fondatore del blog ‘Viodio’ (http://viodio.tumblr.com/) descrive la sua iniziativa, uno spazio web che ospita prese di posizioni individuali “contro” qualcosa che non piace. Per la cronaca, in una settimana, il blog ha raggiunto oltre 115mila iscritti sulla corrispondente pagina su Facebook. Abbiamo dunque chiesto al blogger di raccontare come e perché ha deciso di caratterizzare in tal modo la sua presenza sulla Rete.
C’è un immagine che mi perseguita, da quando sono bambino: Gulliver legato da tante piccole funi lillipuziane. Crescendo mi hanno detto che quei lacci rappresentano quella nube di non conoscenza che avvolge l’uomo, ma ora ho un mio punto di vista sull’argomento.
La vita non è male, è un giro in giostra, e provo a godermela. Questa mia intenzione si scontra con il resto dell’universo che sembra remarmi contro. Voglio fumarmi una sigaretta e l’accendino è scarico, vado in stazione e il treno è in ritardo. Non me lo merito, penso.
In quei momenti vorrei schiacciare il tasto ‘stop’, magari prendendo in prestito il tempo tranquillo e senza impedimenti di qualcun altro e fermarmi, così, giusto per guardare il panorama.
E mi fermo, perché sono umano, e stufo. E non posso impedire il ritardo di un treno, o il traffico di una strada, o la puzza delle persone che mi seguono in autobus.
Il rischio è sempre in agguato: è l’apatia. Il rinchiudersi nella propria bolla comunicazionale, tra gli occhiali da sole e le cuffiette dell’i-pod ascoltando musica indie di gruppi che probabilmente già non esistono più. E l’apatia genera incomprensione, e l’incomprensione astio. E immagino già la mia vicina di casa intervistata da ‘Studio Aperto’ che dice “Salutava sempre, non aveva proprio la faccia da pluriomicida”.
Ma mantenere la calma, senza cadere in un sordo esilio dal mondo non è facile. Perché basta fermarsi un attimo ed ecco che i problemi si materializzano. Poi, quando la misura è piena, tutto diventa più velocemente più tragico: mangio e vedo la pubblicità di assorbenti, cambio canale e c’è Barbara D’Urso con la sua espressione afflitta, cambio ancora e appare Barbareschi. Allora devo scegliere: o loro, o me.
Ho diritto ai miei spazi. Non posso permettere che vincano. Così ora mi piace immaginarmi sdraiato, con tutti questi lacci stretti tesi attorno al mio corpo. E più mi dimeno e più si stringono.
Ma ecco, se grido: “Dentista ti odio.” E una corda scompare. Allora continuo “Tavoletta fredda del cesso ti odio.” Un’altra in meno.
Questo è un po’ il motivo alla base del mio blog. Liberarsi dalla morsa delle circostanze avverse, opponendo il proprio disgusto. E credo che il sorriso che spunta, leggendo i vari “ti odio”, sia dello stesso genere del sorriso imbarazzato di chi scopre di avere la cerniera dei pantaloni ancora abbassata dopo che l’ha appena fatto notare ad un passante: “Ma come? Non me ne sono accorto?”
In un modo o nell’altro la mia condizione è una comune: penso che tutti i fan del blog possano essere spiegati così. Piccole rivincite quadrate in bianco e nero, ecco quanto.
Gabriele Coletti


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