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Rom ‘contati’ sul treno

Autore: . Data: martedì, 18 maggio 2010Commenti (0)

Moduli di identificazione per i romanì. Accade anche questo nell’Italia senza diritti.

La notizia è stata quasi del tutto ignorata dalla stampa nazionale e se non fosse stato per la coraggiosa denuncia di un sindacato autonomo, Fast Ferrovie, probabilmente l’assurda ‘operazione di contabilità’ sarebbe andata avanti a lungo.

Il fatto ha dell’incredibile. Dal 12 al 21 aprile sulla tratta ferroviaria da Roma-Tiburtina ad Avezzano, le Ferrovie hanno distribuito al proprio personale un modulo prestampato per mezzo del quale i controllori e i capitreno avrebbero dovuto indicare quanti passeggeri definiti ‘rom’ salivano e scendevano dai convogli alla fermata di Salone, inaugurata il primo di quel mese e vicina ad un grande campo romanì.

Il documento preparato non è chiaro da chi aveva per intestazione: “Trenitalia Gruppo Ferrovie dello Stato, Divisione Passeggeri Regionale – Divisione Regionale Lazio – U.O. Produzione – I.S.R. Roma Tiburtina”.

Venuto a conoscenza di questa ‘indagine’ Fast ha inviato una lettera al ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, al Direttore Centrale Risorse Umane Gruppo FS SpA, Domenico Braccialarghe, e all’Ing Vincenzo Soprano di Trenitalia.

Nel documento i sindacalisti hanno scritto: “Per come è impostata la prescrizione risulta difficile non riscontrarci un evidente intento discriminatorio. Ci pare, infatti, che la richiesta ai capitreno di indicare i viaggiatori di “etnia Rom” meramente in quanto tali e senza alcun’altra motivazione, quale ad esempio la mancanza del titolo di viaggio, non può avere altra lettura. La prescrizione si presta inoltre a tragicomiche interpretazioni da parte del personale. Ci spieghiamo. Il viaggiatore di “etnia Rom” va segnalato anche se è regolarmente in possesso del biglietto? E se un altro viaggiatore, non di “etnia Rom”, fosse privo del titolo di viaggio, va segnalato? E ancora, come fa il personale a stabilire che il cliente in questione sia inequivocabilmente di “etnia Rom”? Verranno fatti degli appositi corsi nei quali si indicheranno le caratteristiche, anche somatiche, delle persone di “etnia Rom”, secondo canoni di Lombrosiana memoria. Noi crediamo che tutto ciò non possa essere tollerato. Per questo siamo a chiederLe un intervento che riporti la questione nel suo alveo naturale. Che stabilisca una volta per tutte che nessuno può catalogare, classificare le persone per la semplice appartenenza a un gruppo, a una famiglia, a un’area geografica. Iniziative sterili come questa non portano alcun giovamento alle condizioni di lavoro del personale di bordo di Trenitalia; non è con l’accumulo di inutili e discriminatori dati statistici che si dimostra attenzione verso le problematiche di chi lavora quotidianamente sui treni della maggiore impresa di trasporto nazionale, ma colpendo comportamenti individuali che prescindono da qualsiasi valutazione di genere”.

A quel punto Fs ha aperto una indagine interna alla fine della quale ha definito “indebita” la produzione del modulo, dichiarando in una nota: “L’inchiesta ha rilevato che tale modulo è stato effettivamente utilizzato. La predisposizione del modulo e l’azione di monitoraggio sono state intraprese in assenza di disposizioni da parte della dirigenza e all’insaputa di questa”.

Secondo i dirigenti di Ferrovie dello Stato, inoltre, “l’iniziativa assunta senza alcuna specifica indicazione, in seguito alla pubblicazione sulla stampa locale di alcuni articoli sul tema della sicurezza nella stazione di Salone, alla periferia di Roma dove è presente uno dei più numerosi campi nomadi della Capitale. In merito a tali fatti sono stati individuati i responsabili, tra i quali non vi sono dirigenti, nei cui confronti sono stati avviati procedimenti disciplinari”.

Insomma, la commissione di inchiesta di Fs ha sostenuto che qualcuno, senza particolari responsabilità, ha stampato il modulo ‘in proprio’ e lo ha consegnato al personale senza alcuna autorizzazione. Quindi non solo razzismo, ma anche scarsa disciplina aziendale.

Comunque, dopo la presa di posizione delle Fs un quotidiano romano, ‘II Tempo’, ha commentato in un articolo: “I nomadi sono intoccabili” ed ha insistito: “E chi li tocca si brucia”.

Secondo l’autore (ignoto, il pezzo non era firmato) “probabilmente quei nomadi viaggiavano gratis sui vagoni, senza il biglietto in tasca, come invece devono avere i comuni romani, cui tocca una bella multa se vengono trovati senza. Forse quei nomadi schedati erano anche gli stessi che scippano i turisti. O sfilano il portafogli ai pendolari, troppo stanchi dopo un giorno di lavoro per accorgersi che uno zingaro li sta fregando”.

L’identificazione dell’etnia criminale è un orrore, ma questo non sembra impensierire i razzisti italiani, tanto che l’articolo si concludeva in questo modo: “I disobbedienti pagheranno per l’intraprendenza. Subendo provvedimenti disciplinari che sono già stati avviati “anche alla luce di quanto prescritto dal Codice Etico del Gruppo Fs”. E i nomadi neanche ringraziano”.

Fenomeni come quello del ‘conteggio dei rom’ debbono preoccupare, perchè questo clima di segregazione dei ‘diversi’ sta minando le basi della coesistenza pacifica tra i cittadini. Pur di ottenere facili consensi i partiti di destra insistono con la demagogia.

La battaglia contro la segregazione sta diventando per altro uno dei temi centrali nella Capitale, dove le aggressioni nei confronti di cittadini identificati come appartenenti a ‘minoranze’ si stanno moltiplicando.

In questo caso stupisce anche che gli altri sindacati dei ferrovieri non si siano accorti di nulla.

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