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Raccolta firme sull’acqua: il punto della situazione

Autore: . Data: mercoledì, 12 maggio 2010Commenti (0)

Raggiunte 350.000 adesioni per il referendum abrogativo. Le mosse politiche di Pd e Idv

La raccolta firme per promuovere il “referendum sull’acqua”, iniziata il 24 aprile, ha già raggiunto quota 350.000 adesioni: un vero successo, se si considera che l’obiettivo minimo è di 500.000 firme e che, per avere un buon margine di sicurezza, il comitato promotore (Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua) punta a 700.000 firme entro il 4 luglio.

“Siamo felicissimi – dice Paolo Carsetti, membro della segreteria della campagna referendaria – di aver potuto constatare una così massiccia partecipazione popolare. E’ la dimostrazione che se i cittadini vengono coinvolti direttamente nelle scelte importanti della loro vita la risposta è positiva. Abbiamo registrato un grande coinvolgimento della società civile. I banchetti per la raccolta firme sono stati fatti in ogni cittadina italiana e non è stato raro vedere persone in fila per firmare”.

Ma riepiloghiamo il motivo della campagna referendaria. I quesiti referendari, che saranno tre (tutti inerenti all’acqua), intendono abrogare il decreto legge chiamato ‘decreto Ronchi’, ma anche le norme approvate in passato da governi  di centro-sinistra, nelle quali di fatto si rende l’acqua una merce, sottoponibile dunque a tutte le leggi e le regole del mercato che naturalmente hanno come scopo il profitto e non la distribuzione di un servizio vitale come quello idrico.

Il ‘decreto Ronchi’, inoltre, non tiene in considerazione che laddove la privatizzazione è stata effettuata le bollette sono drasticamente aumentate (anche del 30 per cento) e la modernizzazione degli impianti è non è stata effettuata: un fatto normale se si pensa che nella logica del profitto l’unico scopo è quello di incrementare gli utili della società, non certo la qualità del servizio. Si lascerebbe così la gestione dell’acqua in mano a grosse multinazionali (la Nestlè, ad esempio, ci ha messo gli occhi da tempo) o, ancora peggio, al malaffare della criminalità organizzata, come è già successo per la gestione dei rifiuti, di fatto controllata dalla camorra in diverse regioni d’Italia.

In sostanza l’abrogazione del ‘decreto Ronchi’ rimanderà l’affidamento del servizio idrico integrato al vigente articolo 114 del decreto legislativo n. 267/2000, nel quale si stabilisce che la gestione del servizio idrico deve essere in mano ad enti di diritto pubblico, che lo qualificano come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.

Sarebbe questo un ottimo punto di partenza per l’approvazione della legge di iniziativa popolare depositata in parlamento nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, corredata da oltre 400.000 firme dei cittadini e nel quale si rafforza l’idea che la gestione del servizio idrico deve rimanere pubblica. Una legge depositata tre anni fa che non è mai stata discussa; anzi, è stata bypassata dal ‘decreto Ronchi’.

Tuttavia, anche in questo caso, l’opposizione al governo Berlusconi non ha tardato a manifestarsi inadeguata: l’Italia dei Valori, infatti, ha deciso di svincolarsi dal Forum Italiano per l’Acqua e di proporre un quesito referendario a parte, lanciando anch’essa una raccolta firme. Di fatto, sono in corsa due campagne referendarie sullo stesso tema, anche se quella promossa da Di Pietro non intende modificare la possibilità di mercificare la gestione dell’acqua. Viene spontaneo chiedersi come mai l’Italia dei Valori abbia deciso di correre da sola: “Si tratta – è l’opinione di Carsetti – con ogni evidenza di pura propaganda politica. I partiti politici avrebbero dovuto fare un passo indietro di fronte a un tema così importante, come è accaduto per alcuni partiti di sinistra. Fortunatamente per noi, ci è stato riferito che i banchetti dell’Italia dei Valori non sono così pieni come i nostri. I cittadini hanno capito bene l’intenzione di Di Pietro…”. Paradossalmente, il rischio è che ci siano due referendum se anche Di Pietro riuscisse a raccogliere un  numero sufficiente di firme.

E il Pd? Anche stavolta sono rimasti nel limbo, a metà strada. Preoccupati dall’idea di prendere una posizione chiara, hanno deciso di non appoggiare la campagna referendaria “Acqua Bene Comune”, pur condividendone (a parole) gli obiettivi. Di contro, hanno ben pensato di promuovere una nuova raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che intende pubblicizzare la gestione dell’acqua.

Una legge, dunque, del tutto simile a quella depositata in parlamento nel 2007 dal Forum dell’Acqua: “E’ assurdo – dice Paolo Carsetti – perché coi numeri che il Pd ha in parlamento non riuscirà mai a far approvare la sua legge. Ma loro lo sanno bene, evidentemente anche qui il gioco è di pura propaganda”.

Ma i cittadini sono molto più lungimiranti dei partiti che li rappresentano. I banchetti organizzati dal Forum Italiano per i Movimenti dell’Acqua sono pieni, la raccolta firme va a gonfie vele e con ogni probabilità il referendum si farà. C’è solo da sperare che i partiti progressisti non decidano di fare ostracismo.

Davide Falcioni

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