Napoli, il buco in sanità e la morte dell’infermiera
Già nel dimenticatoio il caso di Mariarca Terracciano
Sono passati quattro giorni. Quattro giorni dalla sua morte. Eppure la storia di Mariarca Terracciano è già finita nel dimenticatoio. Comparì fugacemente sui giornali per la sua drammatica forma di protesta: contestò la decisione della Regione Campania di sospendere il pagamento degli stipendi ai dipendenti della Asl Napoli 1 e perciò aveva cominciato a togliersi 150 ml di sangue al giorno, minacciando di farlo ogni giorno finchè il blocco non fosse stato revocato. Il prelievo ematico fu in effetti sospeso dopo pochi giorni, in seguito all’improvviso dietrofront deciso in seguito all’intervento del neopresidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, lo scorso 3 maggio.
Una settimana dopo, durante il suo servizio in camera operatoria all’ospedale San Paolo, la signora Terracciano ha improvvisamente perso i sensi. Soccorsa subito dai colleghi, che le hanno praticato un massaggio cardiaco, è stata ricoverata in rianimazione in stato di coma. Dopo tre giorni, il 13 maggio verso le 12, Mariarca è morta per arresto cardiocircolatorio: lascia il marito e due figli, di 10 e 4 anni.
L’infermiera aveva volutamente scelto quella forma estrema di protesta, rivendicandola fino in fondo. “Sto anche facendo lo sciopero della fame”, disse Mariarca in quei giorni, sguardo dritto rivolto alla telecamera. “Può sembrare un atto folle – aggiunse – ma voglio dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sul sangue di tutti. Vedere il sangue rende evidenti le difficoltà nostre e degli altri ammalati”.
Secondo l’ematologo Bruno Zuccarelli non sono stati i prelievi forzati a provocare la tragedia: “Una donazione di sangue è di 500 millilitri. A meno che la signora non avesse condizioni cliniche già compromesse”, il gesto di togliersi 150 millilitri al giorno per quattro giorni “non avrebbe dovuto avere conseguenze. Piuttosto, se stava male o se la vicenda è andata oltre i quattro giorni, bisognava bloccarla. Purtroppo la protesta della signora – prosegue Zuccarelli – è la punta di un iceberg, la spia di quale possa essere il disagio di una famiglia, magari monoreddito, che si trova a dover affrontare scadenze e pagamenti”. Per i colleghi dell’infermiera, però, non è sembrata affatto una forzatura quella di collegare la sua morte alla condizione di stress di cui la donna soffriva da tempo, dovuta al crescente disagio sul luogo di lavoro.
Del ressto, chi si trincera oggi dietro la non provabilità dei nessi di causa-effetto tra la decisione di prelevare una forte quantità di sangue e il successivo malore rivelatosi fatale, sembra porsi oggettivamente in sintonia con chi desidera trascinare l’incredibile vicenda nel dimenticatoio.
Mariarca viene ricordata come un’attivista, una donna sempre in prima linea nel difendere gli interessi della categoria. Inoltre, aveva contratto di recente un mutuo per l’acquisto di una casa: causa il ritardo nel pagamento degli stipendi, per far fronte alla rata, Mariarca era stata costretta a chiedere un prestito.
Il dramma della quotidianità , non a caso, è sentito da tutta la “comunità ” di lavoratori che ha condiviso l’esperienza di vita della povera infermiera. I dipendenti della Asl 1 hanno indetto un nuovo sciopero, perchè hanno saputo che anche a maggio, la busta paga rischia di arrivare in ritardo. E ai sindacati che minacciano ulteriori forme di lotta, il commissario straordinario della Asl 1 Maria Grazia Falciatore e il suo vice Zuccatelli – chiamati a gestire l’emergenza della sanità pubblica nel napoletano – hanno assicurato che le preoccupazioni sarebbero infondate.
I conti però non tornano visto che, per tutta risposta, i vertici locali delle categorie del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil hanno sostenuto di non aver ottenuto alcuna rassicurazione sui tempi del pagamento.
A completare il quadro, ecco il puntuale balletto delle responsabilità : “Noi, come azienda sanitaria abbiamo già completato tutte le procedure di competenza della Asl”, ha puntualizzato a sua volta la manager, “adesso, resta una seconda fase che, però, è appannaggio della Regione”.
A esprimere sconcerto per la morte della Terracciano e a censurare lo “sperpero nella sanità , sintomo della sofferenza inflitta al cittadino” è intervenuto Saverio Annunziata, dirigente nazionale dello Smi, il sindacato dei medici di famiglia italiani.
Lo stesso Annunziata ha aggiunto che “di certo è stata la disperazione a spingerla all’estrema protesta”, e risulta comunque “inconcepibile che un diritto primario, come quello di ricevere lo stipendio dopo un mese di lavoro, venga negato. La pessima gestione della sanità ha portato disastri economici che si ripercuotono sui cittadini e sui lavoratori”.
E proprio su questi ‘disastri’ vale spendere qualche cenno, perchè appaiono come lo sfondo più vergognoso della vicenda rubricata velocemente come uno dei tanti luttuosi fatti di cronaca.
Il bilancio sanitario della sanità campana segna 223 milioni di rosso nel 2008 e ben 770 milioni nel 2009. Un buco che si va a collocare su una spaventosa montagna di debiti: oltre 6 miliardi di euro accumulati nel corso degli anni, il 67% del finanziaÂmento complessivo annuale della sanità regionale.
Il tutto affonda nella cronica malagestione storica: nel 2005 il debito superava il 100% del finanziamento complessivo annuo, con un deficit che ammontò ad addirittura 1,8 miliardi. Dopo il miglioramento del biennio 2007-8, nel corso dell’ultimo anno della presidenza Bassolino il controllo del bilancio è crollato.
Il Presidente Caldoro – sulla scia del suo predecessore Bassolino – lamenta una serie di inadempienze da parte dello Stato riguardo ai trasferimenti di denaro: circa 2 miliardi di euro assegnati e mai versati, accanto a saldi dal 2006 al 2009 non erogati dal Fondo Sanitario Nazionale. E sui conti pesa inoltre il miliardo e mezzo di fondi – già erogati dalla Regione alle aziende sanitarie – bloccati dai legali dei creditori presso le banche tesoriere. La sola Asl Napoli 1, quella nell’occhio del ciclone, ha un miliardo congelato in banca. Denaro indisponibile, chissà per quanto tempo ancora.
Paolo Repetto


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