L’eolico inquinato
La fonte di energia rinnovabile potrebbe essere un nuovo fronte della dilagante corruzione
Prende corpo con una serie di blitz dei carabinieri, inviati in Sardegna dalla Procura di Roma tra aprile e maggio, il filone dell’inchiesta sull’eolico nell’isola che vede ora tra gli indagati, per abuso d’ufficio e concorso in corruzione, anche il presidente della Regione, Ugo Cappellacci.
Il suo nome era già finito nelle intercettazioni dei Ros assieme a quelli del chiacchierato uomo d’affari di orgine sarde, Flavio Carboni, e del coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini: dei tre l’unico che allora non risultava essere indagato era il presidente della Regione sarda.
Le registrazioni che lo riguardavano si riferivano ad incontri, sollecitati da Verdini e poi effettivamente avvenuti, tra Cappellacci e Carboni, capofila di un gruppo di imprenditori interessati alla partita delle energie rinnovabili in Sardegna, in pressing per ottenere la firma di un accordo di programma con gli industriali da lui rappresentati.
Il governatore fece subito sapere che sull’eolico le posizioni della Giunta erano chiarissime: no deciso alle pale off shore, gestione diretta da parte della Regione degli impianti a terra per evitare i pericoli paventati da più parti.
“Ci hanno persino accusato di essere talebani – aveva argomentato Cappellacci – per aver privilegiato l’interesse pubblico. Sulla partita delle rinnovabili mi ha contatto l’universo mondo. Ma non ho mai ricevuto richieste meno che lecite”.
Non sembra pensarla nello stesso modo la Procura di Roma che invece indaga. I magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati due uomini di fiducia di Cappellacci: prima il direttore dell’Arpa Sardegna Ignazio Farris, poi il commissario dell’Autorità d’ambito (Ato), Franco Piga.
Entrambe le nomine sarebbero state indotte da uno stretto rapporto ‘fiduciario’ con il governatore e per questo non solo l’opposizione di centro sinistra ha chiesto le dimissioni di Farris e Piga, ma proteste sono partite anche dalla maggioranza di centrodestra, in particolare dal capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Mario Diana.
Anche il costruttore Arcangelo Martino e il consigliere provinciale di Iglesias, Pinello Cossu e il magistrato tributario Pasquale Lombardi sono sotto inchiesta insieme a Verdini, Carboni, Farris e Piga e Cappellacci per corruzione. I terreni sui cui si erano concentrate le attenzioni del “comitato d’affari” sono nel Sulcis Iglesiente .
Le indagini dei carabinieri puntano a fare luce sugli intrecci tra politica e imprenditori nel campo dell’eolico ed in questo ambito sono stati acquisiti documenti negli uffici della Presidenza della Regione e in quelli degli assessorati dell’Urbanistica (competente nel rilascio di nulla osta paesaggistici), dell’Industria e dell’Ambiente.
Contestualmente gli investigatori hanno raccolto una serie di informazioni tra i dirigenti e i funzionari della Regione per capire i passaggi formali che regolano l’arrivo delle delibere in Giunta. Sulla partita dell’eolico indaga anche la Procura di Cagliari: il sospetto è che vi siano infiltrazioni mafiose nell’assegnazione delle aree, nella zona industriale di Macchiareddu, alle imprese interessate ad installare le pale per produrre energia dal vento. Intanto i vertici del Consorzio industriale si sono detti assolutamente tranquilli: “Qui da noi la mafia non è mai entrata”.
Al futuro l’ardua sentenza.


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