La violenza cieca del caso Gugliotta
Il ragazzo romano è stato pestato come dimostra un video. Ma è ancora in carcere.
Il rispetto dei diritti civili in Italia è diventato un optional ed la vicenda che riguarda Stefano Gugliotta lo dimostra. Dopo la inoppugnabile ‘testimonianza elettronica’ su quello che è avvenuto, il giovane è ancora recluso a Regina Coeli e nonostante le proteste non sembra che la ‘macchina della giustizia’ sappia accelerare i tempi per arrivare ad una immediata liberazione del detenuto.
Intano emergono altri particolari inquietanti. “Quando sono stato portato in cella mi è stato chiesto di firmare un foglio con una X già sbarrata, dove si leggeva che avrei rifiutato visite mediche supplementari, ma mi sono opposto. Solo dopo ho potuto firmare un foglio con le caselle ancora vuote”, ha detto Gugliotta, in galera da mercoledì scorso, al senatore dell’Idv, Stefano Pedica, che ha incontrato ieri. Ed ancora: “Non riesco a capire perchè gli agenti mi sono venuti addosso”, ha aggiunto spiegando che prima di scendere da casa, avrebbe “bevuto due o tre birre”.
Pedica ha annunciato un’interrogazione parlamentare per capire “perchè questo giovane incensurato è ancora in carcere” e sostenuto che probabilmente “Gugliotta dovrebbe essere vistato anche alla colonna vertebrale”. “Ci indigniamo a vedere immagini che parlano da sole – ha continuato il rappresentante dell’Idv – ma finora non sono arrivate ancora le scuse ai familiari del giovane da parte di chi governa quei poliziotti”.
Ingiudicabile l’atteggiamento da parte della Polizia. In un comunicato dai toni surreali si legge: “In ordine all’operato delle forze dell’ordine a seguito degli scontri verificatisi nel dopo partita della finale di coppa Italia ‘Inter-Roma’, la Questura di Roma procederà a verificare con scrupolo e massima trasparenza l’esatta dinamica degli eventi, non potendosi tollerare eccessi e abusi che, qualora commessi, saranno, oltre che penalmente perseguiti, anche disciplinarmente sanzionati”. “Trattandosi di fatti per i quali pende un procedimento penale – continua la nota – è necessario attendere le valutazioni dell’autorità giudiziaria, che dovrà innanzi tutto verificare la legittimità dell’operato del personale operante in relazione alla condotta posta in essere durante e dopo gli scontri”.
La giustizia sportiva è stata più rapida di quella ordinaria, squalificando Francesco Totti per un fallo commesso durante la partita in questione, di quella ordinaria, che dovrebbe ‘indagare’ nonostante immagini e suoni raccontino i fatti, come direbbero gli avvocati americani dei telefilm, “al di là di ogni ragionevole dubbio”.
Ieri la deputata radicale Elisabetta Zamparutti, il segretario dei Radicali Italiani Mario Staderini e il segretario di ‘Nessuno tocchi Caino’ Sergio D’Elia hanno chiesto che il Tribunale del Riesame si pronunci subito per tutti gli otto arrestati negli incidenti di mercoledì ed insistito per aprire un’indagine sull’intera operazione e rendere obbligatori i numeri sui caschi degli agenti di polizia.
“Nessuno degli arrestati – hanno affermato – ha precedenti per violenza durante le manifestazioni sportive, e sei di essi risulterebbero incensurati, con attività lavorative e figli a carico (in un caso la moglie è all’ottavo mesi di gravidanza): la sensazione netta che abbiamo avuto è quella di persone che si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Secondo i Radicali, è “urgente che la magistratura indaghi anche sul comportamento della polizia che, dall’esame dei video, appare indiscriminato e sproporzionato nei confronti delle persone arrestate. Tra gli altri arrestati, due giovani studenti universitari di 19 anni che per la prima volta andavano allo stadio Olimpico, peraltro tifosi della Juventus, palesemente shoccati dall’esperienza che stavano vivendo loro malgrado”. “Confidiamo che il Tribunale del riesame – hanno aggiunto – arrivi per tempo ad una pronuncia che consenta di valutare le evidenze probatorie a discolpa degli arrestati, dai video alle testimonianze sino all’assenza di precedenti specifici”. Gli esponenti Radicali hanno anche “presentato una interrogazione al ministro Maroni per chiarire gli aspetti ancora poco chiari di quanto accaduto il 5 maggio”.
Ma se il governo tace e la maggioranza di centro destra fa finta di nulla il capogruppo in consiglio regionale del Pd, Esterino Montino, ha deciso di parlare, rilasciando dichiarazioni intollerabili se pronunciate da un cittadino eletto nello schieramento progressista.
Ha affermato Montino: “Ci sono responsabilità individuali e specifiche, anche se molto dipende dalle indicazioni che vengono date. Questo coinvolge il prefetto, il questore e il comandante dei carabinieri, in quanto indicatori di atteggiamenti e di modi di fare. Però francamente non me la sento di arrivare a chiedere le dimissioni del questore, che sarebbero esagerate”.
La gravissima aggressione compiuta ai danni del ragazzo romano, per l’esponente del centro sinistra, non richiede l’avvicendamento dei responsabili gerarchici dell’accaduto. Ma Montino è andato oltre: “In ogni caso come Pd ci vorremmo muovere nei confronti del prefetto e del questore per raccomandare che anche in situazioni difficili non ci siano esagerazioni. Ci deve essere un discernimento vero e una scelta oculata, riportando ad una seria professionalità il lavoro difficile delle forze dell’ordine. Un lavoro che diventa complicato nelle fasi di scontro. Dobbiamo evitare esagerazioni perchè quello che abbiamo visto nel video è molto grave”.
Il capogruppo del Pd alla Regione Lazio, insomma, considera “esagerazioni” i continui episodi di violenza ai danni di detenuti, perchè il caso Gullotta non è isolato e le notizie di aggressioni ai danni di persone arrestate o già incarcerate sono numerosi.
Tra violazioni dei diritti civili e opposizione in stato di confusione mentale la democrazia di questo Paese corre più rischi sempre più gravi.


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