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Giro al cardiopalma. Nuovo cambio al vertice

Autore: . Data: lunedì, 17 maggio 2010Commenti (0)

Vinokourov in maglia rosa dopo il fango di Montalcino

Che sarebbe stato un weekend intenso lo si poteva immaginare. Ma che dopo soli sette giorni il Giro d’Italia proponesse due frazioni come quelle di sabato e ieri, ricche di colpi di scena, era quantomeno un sogno per tutti gli appassionati, molti dei quali convinti che si sarebbero dovute attendere le Alpi prima di vedere attacchi rocamboleschi.

Già, perché la corsa rosa è stata, soprattutto sabato, un susseguirsi di emozioni, un salto indietro nel tempo al ciclismo di Coppi e Bartali, o più indietro ancora, a Binda e Girardengo, ai forzati della strada.

Erano partiti da Carrara con un tempo inclemente e la minaccia che la tappa sarebbe stata bloccata da una clamorosa protesta degli operai Eaton, preoccupati per il futuro dello stabilimento. Invece la tappa si è svolta, almeno inizialmente, senza sorprese: i lavoratori sono stati convinti dal sindaco di Carrara a rinunciare alla clamorosa manifestazione e hanno cercato di rendere visibile la loro lotta protestando a margine della corsa.

Poi, come talvolta accade in questo sport di viaggiatori, qualcosa è andato comunque storto e la traversata si è trovata a vedersela con la burrasca. La maglia rosa, Vincenzo Nibali, è finita a terra, a 90 all’ora, in un tratto in discesa tirando giù tutta la sua squadra, compreso il capitano Ivan Basso. Quelli davanti, tirati dal micidiale Vinokourov, non hanno perso neppure un minuto di tempo ed hanno attaccato a fondo, come si attacca un uomo già indifeso e a terra. Ma il ciclismo è anche questo. Nel frattempo la pioggia continuava a inzuppare gli atleti. E le strade, da asfaltate, diventavano sterrate, in omaggio al ciclismo eroico e alla spettacolarità. La corsa è divenuta un crudele testa a testa, tra volti irriconoscibili trasformati in maschere di fango. Vinokourov, Evans, Garzelli, Cunego a tirare come pazzi.

Nibali e Basso, ammaccati e feriti nell’orgoglio, a inseguire. Lo spettacolo è stato esaltante. All’arrivo Evans, vestito con la maglia iridata di campione del mondo, ha avuto la meglio vincendo la tappa. Intanto dietro Basso e Nibali cercavano di limitare i danni: arriveranno con due minuti di ritardo. Il siciliano perde la maglia, che torna sulle spalle del kazako Vinokourov. Ritirandosi nel pullman della sua squadra, col volto irriconoscibile per il fango, la fatica e le ferite della caduta, Nibali avrebbe avuto parole di fuoco per chi l’ha attaccato mentre lui era a terra: “i conti si fanno alla fine”.

Ieri il menù della corsa ha proposto il Terminillo, una salita ostica ma non impossibile.  A lungo i corridori hanno dovuto preoccuparsi di “leccarsi le ferite” del giorno prima: chi era caduto, chi era andato in crisi di fame, chi semplicemente non si sarebbe mai aspettato di fare tanta fatica. I migliori hanno mantenuto la calma per gran parte della corsa e, anche sulle rampe della salita finale, non hanno spinto al massimo. Scarponi ha attaccato più volte senza fare la differenza. Nibali si è difeso bene, confermando di avere una grande condizione. Idem per Basso e Evans, mentre Vinokourov ha semplicemente gestito la tappa, apparentemente senza nessuna fatica.

Il viaggio è ancora lungo. E mai come quest’anno si sono susseguiti i colpi di scena, tra attacchi mozzafiato e rocamboleschi colpi di scena. Il kazako sembra essere il padrone della corsa. Ma sono molte le trappole disseminate sul percorso. E Nibali, il giovane siciliano, medita vendetta per lo sgarro ricevuto sabato. Ci sarà da divertirsi…

Davide Falcioni

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