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Carceri, protesta a Bologna

Autore: . Data: mercoledì, 19 maggio 2010Commenti (0)

Detenuti contro il sovraffollamento

Da ieri i 1150 detenuti ristretti nel carcere bolognese della Dozza hanno cominciato una rumorosissima protesta con battitura delle stoviglie sulle grate e sui cancelli delle celle. La capienza massima della casa circondariale sarebbe di 502 persone e la protesta ha avuto luogo in due momenti: dalle 12.00 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 17.30. I detenuti hanno fatto sapere di protestare contro il sovraffollamento e per sollecitare l’adozione di misure deflattive . Non è escluso che oggi la protesta possa ripetersi ed estendersi in altri istituti.

Lo ha reso noto in un comunicato la Uil Pubblica Amministrazione, settore Penitenziari.

Inoltre a Trieste, l’altro ieri, una detenuta ha tentato il suicidio, informa lo stesso sindacato. E solo “il tempestivo intervento delle agenti penitenziarie di servizio ha scongiurato il peggio. Oramai questi episodi rappresentano la quotidianità nelle nostre prigioni“.

La Uil Pa Penitenziari ha reso note alcune statistiche relative agli “eventi critici” verificatisi all’interno dei penitenziari dal 1 gennaio 2010 a ieri: “Tre suicidi di agenti penitenziari. Ventisei suicidi di detenuti. Trentanove tentati suicidi in cella sventati in extremis dalla polizia penitenziaria. Ottantaquattro agenti penitenziari feriti a causa di aggressioni da parte di detenuti. Tre evasioni. Cinque tentate evasioni. Tutto ciò coniugato alle infamanti e penalizzanti condizioni di lavoro nonché al degrado e all’inciviltà della gran parte delle strutture ci fanno dire di un sistema penitenziario indegno per un Paese civile. Irrimediabilmente alla deriva e consegnato alle violenze”.

“Siamo stanchi – ha concluso la nota – della colonna sonora del nostro quotidiano fatta dai rintocchi delle campane a morto, del solito disco rotto sul piano carceri (che non c’è), sulle assunzioni (che non ci sono) sulle norme deflattive (che non si riescono a varare). Siamo consapevoli, quasi rassegnati, all’isolamento e all’indifferenza. E questa non è una bella condizione per chi ogni giorno in nome dello Stato rischia la propria vita per garantire ordine e sicurezza nelle nostre carceri”.

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