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Campania, emergenza-rifiuti? Mai finita

Autore: . Data: giovedì, 13 maggio 2010Commenti (0)

Inquinamento, corruzione. Nel silenzio più assordante. Un articolo per ‘Tu Inviato”

Passata mediaticamente l’emergenza rifiuti, che giornali, tv e politici ormai identificano come “questione Campania”,si potrebbe anche pensare che ora tutto si svolga nell’assoluto rispetto delle leggi.

In realtà i poteri di deroga conferiti ai vari commissari straordinari (attualmente Bertolaso), le leggi delega all’esecutivo, la militarizzazione dei territori, la violazione autorizzata e sistematica dei diritti costituzionali, gli interventi legislativi per “accelerare” il processo di risanamento non sono stati, guarda caso, così funzionali ed efficienti ai fini della causa sociale ed ambientale.

Preoccupante il silenzio che avvolge i fatti: l’intera Regione versa ancora oggi in uno uno stato di illegalità e di abusivismo per ciò che riguarda lo sversamento di rifiuti speciali. Ma naturalmente i principali media nazionali ignorano il problema.

L’intesa tra istituzioni, imprese e organizzazioni criminali operanti sul campo sembra continuare a generare frutti marci, ad avvelenare la terra.

Sono stati rilevati lo scorso 18 aprile sversamenti abusivi nel casertano, nella zona dei Regi Lagni, un sistema di condotte idriche che attraversa le provincie di Caserta, Napoli e Benevento estendendosi per  1.095 chilometri, realizzato sotto il governo borbonico nel 1610.

Le acque che scorrono in questi canali, un tempo pensati come strumento di ridistribuzione delle acque e d’irrigazione dei campi della Campania Felix, oggi vengono classificate tra le peggiori in termini di qualità ambientale. Ciò è dovuto alla presenza di microinquinanti che comporteranno effetti a breve e lungo termine sulle componenti zoo-faunistiche della zona.

I responsabili questa volta sono ventidue allevatori di bufale che scaricavano agenti inquinanti, melma, rifiuti liquidi e solidi nelle condotte; rilevate inoltre tracce di “Escherichia coli”, una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell’intestino di animali a sangue caldo, uccelli e mammiferi. La presenza di “Escherichia coli” certifica la contaminazione nelle falde acquifere di feci.

A questo s’aggiunge una condizione di stasi e di abbandono degli impianti di depurazione che si è scoperto sversavano a flusso continuo rifiuti in mare: quattro i dirigenti responsabili sospesi.

La responsabilità più grave è attribuita alle società degli impianti pubblici di depurazione con sedi a Villa Literno, Marcianise, Orta di Atella e Nola.

I primi tre depuratori, di proprietà della Regione Campania, sono affidati in gestione a “Hydrogest Campania Spa”; il quarto al consorzio di imprese “Dond-Ibc-Impec”.

Sotto accusa i comuni interessati: intanto la Regione stanzia 50 milioni di euro per la bonifica. Soldi che ci si aspetta che vengano investiti nel modo migliore rispetto a come è stato fatto negli ultimi anni. Ma, alla luce di come sono andate le cose finora, siamo sicuri che qualcuno controllerà come verranno utilizzati?

L’emergenza rifiuti, dunque, non è finita: il commissariamento Bertolaso avrebbe dovuto occuparsi anche di questo. Il sistema di pianificazione non ha preso in considerazione il risanamento di certi territori, diversamente da come ha gestito la situazione a Pianura, Chiaiano, Gianturco, Sant’Arcangelo Trimonte e Savignano Irpino, dove probabilmente si concentravano molti più interessi e dove si è ritenuta necessaria un’azione mirata di “biopolitica”, di controllo del territorio e delle popolazioni.

Nel parco dei Camaldoli, una delle pochissime aree verdi nel centro e zona protetta, è stato scoperto venerdi 7 maggio un altro sversamento di rifiuti speciali, tra i quali acque nere provenienti dall’espurgo dei pozzi in un’area di proprietà del Comune. Nove imprenditori, questa volta, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini dal pm di Napoli Ranieri.

E’ emerso che il titolare di un’azienda di marmi si era appropriato di un area comunale dove scaricava e consentiva il deposito di rifiuti anche ad altri, oltre all’aver realizzato una costruzione abusiva sul suolo demaniale.

E’ un quadro a tinte molto fosche, dove la corruzione e l’interesse dei pochi la fanno da padrone, in cui il confine tra Stato ed imprenditoria criminale non è per niente chiaro. E dove tutto procede indisturbato, nell’assordante silenzio di tutti.

Giuseppe Riccardi

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