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Brindisi, morire di carbone

Autore: . Data: giovedì, 13 maggio 2010Commenti (2)

Quando le norme di legge non tutelano. Un articolo per ‘Tu Inviato”

Il carbone pulito è una favola. Il carbone è sporco e radioattivo. Ogni anno l’Unione Europea per monitorare il rispetto del protocollo di Kyoto da parte delle grandi industrie fornisce delle cifre sulla produzione della CO2. Nel 2008 le 12 centrali a carbone presenti in Italia sono stati gli impianti che hanno in assoluto inquinato di più rispetto ai limiti fissati dalla normativa europea sulla CO2, la cosiddetta ‘emission trading system’.

La centrale termoelettrica “Federico II” di Brindisi, con le sue 14 milioni di tonnellate di CO2 emesse è in testa alle dodici. In controtendenza rispetto a tutto il settore termoelettrico le 12 sorelle hanno mantenuto elevate emissioni di gas serra sforando di oltre 7 milioni di tonnellate di anidride carbonica il tetto imposto.

Un “eccesso” che, secondo le sanzioni previste dalla direttiva, costerà all’incirca 97 milioni di euro, e che rischia di essere esternalizzato finendo sulle bollette delle famiglie italiane in attesa di rincari ancora più cospicui nei prossimi anni. Come stimato nell’ultimo rapporto di Legambiente sul carbone (“Vecchio, sporco e cattivo”, pubblicato il 10 febbraio 2010 e consultabile dal sito www.legambiente.it), nel 2012 le “multe” di Kyoto sul carbone italiano potrebbero arrivare a superare il miliardo di euro con buona pace della tanto decantata riduzione delle bollette per gli italiani.
Il carbone quindi è in assoluto la fonte più dannosa per il clima e nemmeno le più moderne tecnologie sono oggi in grado di ridurre il suo impatto sul pianeta. Ma il grave errore che si compie quando si parla delle centrali a carbone è limitarsi a discutere di CO2.

Esiste una legge della natura che si chiama principio di conservazione della massa e risale al 1786. “Nulla si crea nulla si distrugge. Tutto si trasforma”. Tutto ciò che io brucio viene trasformato in qualcos’altro che però mantiene la stessa massa. Se io brucio una tonnellata di carbone dall’altra parte avrò una tonnellata di residuo composto da diossine ,anidrite carbonica e tantissimi metalli pesanti. Quindi oltre alla CO2 avrò tutta una serie di inquinanti nell’aria, che non posso togliere, sottoforma di micro e nano particelle. Questo è un fatto chimico fisico della natura, neanche l’Enel con i suoi potenti mezzi può dire il contrario.

Il problema si aggrava perché il carbone è radioattivo, quindi si ha una radioattività in atmosfera che subisce chi vive nell’ambito delle centrali a carbone. Il 90 per cento degli elementi radioattivi emessi dalle centrali a carbone è costituito dal Polonio-210 e dal Piombo-210. Il primo impiega più di quattro mesi a dimezzare la propria radioattività, il secondo 22 anni.  Il che significa che quando una particella di Piombo-210, trasportata dalle polveri emesse dalle centrali, si deposita nei polmoni o in qualsiasi parte del nostro organismo, irradierà le nostre cellule per buona parte della nostra vita. Enel dice di possedere la tecnologia per abbattere la gran parte delle emissioni di questi materiali, ma si ferma lì e non dice che fine fanno le ceneri residue. Perché ammesso che gli abbattitori funzionino, il problema si sposta ma non si elimina. Tutto questo si chiama “morire a norma di legge”.

Noi ci stiamo suicidando e come tutti i suicidi lo facciamo consapevolmente. E’ folle è paradossale ma è così. Per dimostrare una cosa che non ha bisogno di nessuna dimostrazione, cioè per dimostrare che queste polveri fanno male stiamo aspettando i morti.  Stiamo aspettando che le persone si ammalino gravemente, che si facciano le biopsie le autopsie, quindi tra 15 anni faremo la conta dei morti e dei malati e andremo a chiedere i risarcimenti. Poi qualcuno dall’altra parte ci dirà: “noi non lo sapevamo”. Invece lo sappiamo benissimo.

Gli scienziati lo sanno, chi ha fatto il liceo lo sa, esiste tutta una letteratura scientifica in merito, tra l’altro consultabile sul web e quindi di dominio pubblico. Uno studio molto importante è quello effettuato da Maria Serinelli ed Emilio Granicolo, ricercatori del Cnr, sui decessi a Brindisi in rapporto ai valori giornalieri degli inquinanti. Il passo successivo necessario dovrebbe essere la ricerca di questi inquinanti nell’organismo delle persone più vicine alle fonti di inquinamento.

In Spagna l’Istituto Nazionale di Epidemiologia ha pubblicato sulla rivista “Science of Total Environment” uno studio i cui risultati descrivono per la popolazione che vive in prossimità di impianti che bruciano combustibili fossili, un maggior di rischio di morte per tumore al polmone , laringe e vescica. Il rischio è ancora maggiore per il tumore del laringe e della vescica quando il combustibile usato è il carbone. Il fenomeno risente della distanza dall’impianto, cioè il rischio diminuisce nella popolazione a maggior distanza dalla centrale. Nella stessa ricerca si riporta che secondo altri autori gli impianti che impiegano carbone in tutto il mondo sono i maggiori emettitori di radioattività nell’ambiente.

Uno studio effettuato dal professor Dubnov ha dimostrato che l’inquinamento dell’aria causato da una centrale a carbone, sebbene nei limiti di legge, ha un effetto negativo sulla maturazione e la crescita polmonare dei bambini che vivono nella stessa area (Environ Res 2006,4).  A Roma è stato dimostrato che il numero dei ricoveri di bambini affetti da polmonite aumenta in rapporto all’innalzamento dei livelli di inquinamento atmosferico (Eur Respir J 2001;17;1143-50).

Secondo uno studio dell’agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat), la via principale di ingresso nell’organismo umano delle sostanze radioattive emesse dalle centrali a carbone è l’ingestione, cioè l’alimentazione, che complessivamente rappresenta il 78 – 98% di tutte le possibili vie di contaminazione, se si utilizzano, secondo alcuni modelli di simulazione, solo prodotti locali. In funzione della distanza il contributo alla dose dovuta all’alimentazione diminuisce leggermente, mentre aumenta sensibilmente il contributo dovuto all’inalazione (cioè alla respirazione, ndr) dalla nube. Ci sono anche studi che riguardano i costi esterni della produzione dell’energia.

Perché produrre energia bruciando carbone significa sostenere ingenti spese sanitarie. Ma di questo nessuno ne parla. Le Autorità fanno finta di non sapere e invece lo sanno benissimo. Lo sa benissimo il Governo che avrebbe il dovere di informare la popolazione che trarre energia dai fossili provoca un danno importante. La Commissione Europea si è sempre interessata a questo, 50 centri di ricerca, di eccellenza, in 20 Paesi hanno portato, dopo circa venti anni di studi alla sintesi di alcuni software che ormai sono noti. Questi software permettono, fornendo loro la quantità di inquinanti emessi da una data fonte di emissione, di valutare il danno in termini di mortalità, di morbilità (ovvero il rapporto percentuale tra il numero di giornate di assenza dal lavoro per malattia e il numero di giornate lavorative previste), e in termini economici. Prendendo così dei dati di emissione, come quelli dichiarati dalla centrale a carbone di Civitavecchia (badate bene che non si dice che la centrale provochi questo ma emissioni simili a quelle dichiarate) dopo 25 anni di attività potrebbero aver causato una spesa per la mortalità provocata di 200 milioni di euro, 100 milioni di euro di spese per le persone che non moriranno in seguito alle malattie provocate dall’inquinamento e 200 milioni di euro per l’eccesso di CO2. Parliamo solamente di danno economico, il danno morale è incommensurabile.

Come si rimane dopo essere a conoscenza di queste ricerche? Molti scrolleranno le spalle, ignavi, mormorando “Tanto non c’è più niente da fare”; altri si chiederanno “Ma cosa possiamo fare?”; pochi, ma onesti, continueranno a lottare ed a difendere quella dignità che, ahimè, molti hanno svenduto.

Gianni delle Gemme
(Hanno collaborato Maurizio Portaluri e Giovanni Ghirga)
www.noalcarbonebrindisi.blogspot.com

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Commenti (2) »

  • coyote ha detto:

    Grande bell’articolo.
    Ormai in questa società dove conta solo più consumare e guadagnare, fregandosene di tutto ciò che ne comporta, si è dimenticato la causa e l’effetto del mostro capitalista che avvinghia tutto con i suoi tentacoli avvelenati.
    L’uomo si sta dimenticando le fondamenta della sua natura, facendo predominare l’indifferenza e il disinteresse ai valori base della semplice convivenza e dell’empatia.
    La lotta non si deve tralasciare.

    Se ti può interessare, Gianni, ad Asti noi gestiamo un piccolo mensile di contro-informazione (termine usato per intenderci), sarebbe bello rimanessimo in contatto per scambio di idee e articoli, se vuoi.
    La mia mail è coyote.mistico@linero.it, se ti interessa fammi sapere.

    Guido

  • coyote ha detto:

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