Una notizia che vince l’Oscar del razzismo
Ieri una importante agenzia di stampa ha rilanciato: “Scoppia in lacrime per espulsione badante, ma era un viado”.
Ormai neppure più il ‘politically correct’ di forma ha più cittadinanza in Italia e la discriminazione nei confronti di stranieri e transessuali è diventato un motivo per imbastire cronache dozzinali sulla tragedia delle espulsioni, ancor più grevi quando coinvolgono un “viado”.
Ha scritto ieri un’agenzia di stampa che per rispetto della sua antica tradizione non citiamo: “Badante e datore di lavoro si amano appassionatamente, ma la polizia è costretta ad espellere “lei” perchè pregiudicata, e lui scoppia in lacrime. Ma l’amante si chiama Enrique, ha 34 anni, è un noto viado e gli agenti devono anche discutere per capire a chi tocchi perquisirla (perquisirlo). Una scena che pare uscita da un film “panettone”, accaduta invece realmente in Questura a Treviso dopo un rilevamento fotosegnaletico obbligatorio per colf e badanti”.
Al giornalista è sfuggito che i sentimenti sono ‘universali’ e non riservati solo ad uomini e donne ‘certificati’. La descrizione di come i diritti civili degli stranieri (per altro transessuali) siano violati, applicando anche perquisizioni corporali per motivi ignoti, evidentemente sfugge al reporter, così come il gioco di virgolettati su “lei” o “lui” appare come minimo censurabile.
L’articolo continuava: “I poliziotti convocano il peruviano Enrique, ma si trovano davanti quella che appare una splendida 34enne molto fine e curata, con appena un abbozzo di seno rifatto, per il resto per nulla intaccata dal bisturi. Risolto il problema della perquisizione, affidata alla fine per regolamento ad un agente uomo, il funzionario comunica a Enrique che sono costretti ad accompagnarlo alla frontiera per una serie di buoni motivi. Primo: si prostituisce come viado sulla statale Pontebbana; secondo, ha precedenti per rissa e false generalità ; terzo, risulta clandestino”.
Sempre il giornalista, che definisce “buoni motivi” tre fatti assolutamente discutibili, ignora che in Italia la prostituzione non è reato e, nel caso dei transessuali, è quasi sempre imposta dal regime di discriminazione al quale sono sottoposti e che impedisce loro di ottenere un qualsivoglia lavoro, che i ‘precedenti’ per rissa o per false generalità hanno quasi sempre la stessa origine, ovvero l’emarginazione sociale alla quale sono costretti i ‘diversi’ e gli ‘stranieri’ ed infine che essere clandestini è una condizione imposta da una legge criticata da quasi tutti gli organismi internazionali, dalle organizzazioni per i diritti umani, da centinaia di personalità di tutto il mondo. Nel caso in questione il paradosso sfuggito al cronista è che il “viado” espulso stava cercando di regolarizzare la propria situazione dopo aver trovato un lavoro ‘regolare’.
Ma l’agenzia, il cui redattore capo addetto alla diffusione delle news evidentemente era in ‘pausa qualcosa’, ha continuato nella sua narrazione: “Per formalizzare il provvedimento convocano il suo datore di lavoro, un artigiano 50enne benestante della provincia di Treviso, single e innamoratissimo di Enrique. Affetto ricambiato, dato che i due scoppiano in lacrime, si abbracciano e lui “le” promette di seguirla ovunque vada. “Ne abbiamo viste di tutti i colori – commentano alla Questura – ma in questo caso non sapevamo se ridere o commuoverci a nostra volta”".
L’auspicio che l’Ordine dei Giornalisti del Veneto sospenda il giornalista responsabile dell’articolo, che l’agenzia di stampa revochi il suo contratto e che nessun quotidiano nazionale dia spazio a questo tipo di informazioni è di certo destinato a rimanere nel mondo dei sogni.
Tuttavia, il caso non è isolato. E questo dovrebbe indurre i più attenti tra i cittadini a comprendere i livelli di abiezione raggiunti da una certa informazione nel nostro Paese e a non aver dubbi sulle capacità professionali di questo tipo di reporter. Capacità ovviamente nulle.


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