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Roma, l’odissea del centro anziani

Autore: . Data: mercoledì, 7 aprile 2010Commenti (0)

Al “S. Onofrio” fondi pubblici tagliati e tanta rabbia. Un articolo per ‘Tu Inviato’

Benvenuti in un centro anziani, il “S.Onofrio”, situato alle spalle della scuola Nazario Sauro a Roma: ecco un altro luogo di socialità fortemente a rischio. La motivazione ufficiale? I partecipanti diminuiscono progressivamente. Così vengono confuse cause e conseguenze.

Racconta Giuseppe Lancianese, il presidente del Centro: “L’unica attività che ci è concessa è quella di giocare a carte e siamo rimasti in pochi, soltanto uomini. All’inizio, nel 1997, c’erano stati assegnati ben due locali, ne è rimasto soltanto uno. Non facciamo più gite, come negli anni passati e all’interno non possiamo mettere nemmeno un bar, un computer, non abbiamo spazio. Nel 2004 eravamo 250 partecipanti, ora siamo soltanto 170, dei quali effettivi soltanto 131, che rinnovano la tessera. Gli altri ogni tanto si fanno vivi, nella speranza di vedere qualche cambiamento, un miglioramento sia pure minimo, ma restano delusi. Il Comune ci ha assegnato un bel televisore, ma non è digitale”.

Il tono di Lancianese è monotono e rassegnato, ma si fa via via più ironico, mentre spiega meglio la situazione: “Nel 1997 – osserva – la privazione del secondo container è stata motivata con il temporaneo utilizzo della struttura per una ludoteca. Per sei mesi, così ci era stato detto. E sarebbe stato destinato allo svago e alle attività dei bambini di zona in orario extrascolastico, per poi spostarsi definitivamente, in seguito, in una via non distante, nello stesso quartiere”.

Sono passati 13 anni, ma non è cambiato nulla. “Io sono contento che le mamme abbiamo un sostegno in più per i loro figli – aggiunge Lancianese, che evidentemente rifiuta la ‘guerra tra poveri’ – ma non è giusto che ciò avvenga a scapito di noi anziani. Tra l’altro, c’è un terzo container appartenente alla vicina scuola elementare che non è utilizzato”. Inoltre, sono evidenti i segni del suo abbandono: cartacce per terra, un vero e proprio prato sulla copertura, la grondaia in parte staccata.

Alla domanda su come venga utilizzata dalla scuola la seconda struttura, quella “scippata” agli anziani, le risposte degli anziani parlano da sole: “Beh, ogni tanto vediamo come delle festicciole, o qualcosa di simile…”.

E in merito all’ipotesi di rivendicare l’utilizzo del terzo container, quello abbandonato? “No, non ci conviene – replica pronto Lancianese – perché appartiene al Provveditorato e poi non ha nemmeno la luce collegata. Noi rivogliamo il nostro e ci sentiamo presi in giro, perché continuano a prometterci che al più presto la situazione verrà risolta. Abbiamo protestato presso la XIX circoscrizione e anche in Provveditorato, senza esito. Poi, da quando gli uffici del Municipio si sono spostati nel comprensorio di S.Maria della Pietà, è andata ancora peggio. Gli impiegati si trovano là, ora, ma l’archivio al quale fare riferimento per la nostra pratica si trova ancora nella vecchia sede…”.

Eccoci dunque di fronte all’ennesima storia di assoluta disattenzione delle istituzioni nei confronti dei cittadini più deboli. Il Presidente Lancianese, poi, appare come il classico anziano del tutto avulso da beghe di potere: amante delle partite di pallone, ex calciatore, operaio, completamente estraneo al burocratese e alla mentalità bizantina e contorta. Non è difficile immaginarselo mentre, con ostinata pervicacia, si reca a protestare per anni, per poi sentirsi dire che… l’archivio è stato spostato da un’altra parte.

Uscendo fuori dal container, osserviamo le macchie di umidità nel basamento di cemento. Un altro anziano ci fa sobbalzare, mentre con voce stridula spiega: “Lo vede qui, quest’albero? Beh, ci stava per cadere in testa e al Comune continuavano a prendere tempo per l’intervento, fino a che non sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno fatto a pezzi la parte potata e buttata all’esterno, dove rimane tuttora”.

Poi ci accompagna sorridendo sul posto e aggiunge: “Lo sa che motivazioni ci davano in Comune per rimandare l’intervento? Dicevano che due colleghi erano in malattia e che il terzo era portatore di handicap…”.

Torniamo a Giuseppe, il Presidente, che con dignità prosegue il suo racconto: “Ho fatto notare che quel container è nostro, l’ho ricordato ad ogni riunione tra i rappresentanti dei vari centri degli anziani e l’assessore competente della Circoscrizione. Oltretutto, siamo stati privati di ogni aiuto economico dal Comune: dal 2004-2005 sono spariti i contributi circoscrizionali. Potevamo fare delle gite, adesso più nulla”.

Ma dal 2004 ad oggi dove sono finiti i fondi? La domanda appare tristemente retorica…

Giulia Salfi

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