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Ricerca, oggi a Roma la protesta dei precari

Autore: . Data: mercoledì, 21 aprile 2010Commenti (1)

Al Ministero dell’Agricoltura per invocare le stabilizzazioni 

Oggi scenderanno in piazza i precari del Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura (Cra), dell’Istituto Nazionale per l’Economia Agricola (Inea) e dell’Istituto Nazionale per la Ricerca nell’Alimentazione e Nutrizione (Inran), organizzati da Usi/Rdb Ricerca, con un presidio davanti al Ministero dell’Agricoltura, in via XX Settembre a Roma.

“Con il Ministero dell’Agricoltura era iniziata una trattativa per la stabilizzazione dei precari, interrotta dalle elezioni e dal cambio di Ministro anche a causa delle interferenze di Cgil, Cisl e Uil, le quali hanno contribuito, per completo disinteresse verso i precari, a rallentare il processo”, dichiara polemicamente Claudio Argentini, della segreteria nazionale dell’Usi Rdb Ricerca.

“A differenza della vertenza Ispra – precisa Argentini – il Ministero dell’Agricoltura aveva aperto un canale di comunicazione con i precari e la nostra organizzazione sindacale che li rappresenta. Oggi ‘inaugureremo’ il Ministro Galan e vedremo se sarà sensibile a questa tematica o preferirà avviare relazioni conflittuali. Noi ci attendiamo che il nuovo Ministero riparta convintamente, altrimenti non esiteremo ad alzare il livello di mobilitazione”.

“Dopo il tetto dell’Ispra – continua il sindacalista Usi/Rdb – la collettività è ben conscia di come il settore della ricerca pubblica, altamente precarizzato, ci fornisca quotidianamente benefici. A nostro avviso la ricerca pubblica deve essere il volano della ripresa e bisogna dirigervi in maniera esclusiva i finanziamenti statali. Nel caso della ricerca in agricoltura, solo attraverso Cra, Inea ed Inran gli agricoltori italiani possono sperare di controbattere le multinazionali, solo attraverso i risultati prodotti da quei precari che domani saranno in piazza”.

Conclude Argentini: “Noi chiediamo di aumentare le piante organiche per Inea ed Inran per una spesa di pochi milioni di euro, un piano di conversione dei Co.co.co. ed assegni di ricerca ‘anziani’ a tempo determinato, anche attraverso specifici investimenti del Ministero; un piano di assunzioni che porti a termine le stabilizzazioni ancora aperte nei 3 enti ed avvii quella dei centinaia di precari che da anni assicurano qualità nella ricerca pur essendo pagati con salari da fame”.

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