Perché l’operaio vota Lega
Gianni Rinaldini, Fiom: “Manca una sinistra che dia risposte”
“Troppo spesso ci sentiamo rivolgere la domanda del perché il metalmeccanico si iscrive alla Fiom e poi vota Lega Nord. Io capovolgerei la domanda alle forze politiche della sinistra che dovrebbero interrogarsi sul perché il lavoratore o la lavoratrice non li vota, ma si iscrive alla Fiom”.
Così il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, durante la sua relazione introduttiva al congresso nazionale della Fiom-Cgil, ha voluto affrontare uno dei temi politici più scottanti per il sindacato e la sinistra. Rinaldini ha spiegato che “forse si è capito solo ora quello che è successo nel corso di questi anni, l’isolamento del lavoro dipendente, al diffidenza che si è radicata che non è recuperabile né con la propaganda, né con improvvisi recuperi in campagna elettorale, ma viene da lontano, dall’assenza di un progetto politico alternativo al liberismo”.
Dunque, secondo Rinaldini, il problema principale non è la contraddizione dei metalmeccanici Fiom che votano Lega, quanto piuttosto la mancanza di una sinistra che sappia dare risposte anche a tutti quei giovani che si stanno allontanando dalla politica. “E’ questo un problema generale – ha detto Rinaldini – per tutta la sinistra europea, perché temo che in realtà il partito maggioritario, a partire dai giovani lavoratori, sia quello del non voto, dell’astensione, così come è avvenuto in Francia dove, certo, la sinistra ha vinto nelle recenti elezioni amministrative, ma il 68% degli operai e il 64% degli impiegati non sono andati a votare”.
Negli ultimi due anni – ha aggiunto Rinaldini -, due terzi delle assunzioni sono avvenute con contratto a termine. “Come possiamo non vedere che si prospetta un processo di precarizzazione di massa che inevitabilmente travolgerà l’assetto complessivo dello Stato sociale?”.
Secondo Rinaldini è in atto un pervasivo percorso di frammentazione e scomposizione dei cicli produttivi a cui corrisponde un processo di precarizzazione del lavoro. Un percorso, ha concluso il sindacalista, “sostenuto ideologicamente da una dilagante campagna comunicativa in nome di una libertà che fa coincidere falsamente la libertà di impresa con la libertà di ogni singolo individuo”.


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