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Le cifre della crisi (seppellite nel dimenticatoio)

Autore: . Data: giovedì, 15 aprile 2010Commenti (0)

In Italia le cose vanno male, ma i dati sono quasi clandestini.

La crisi ha colpito duramente i bilanci delle famiglie italiane è la vita quotidiana dei cittadini. Eppure sembra che la conoscenza dei fatti e l’analisi dei dati sia una attività quasi clandestina.

L’Osservatorio Confesercenti-Ipo nella sua seconda edizione ha diffuso cifre allarmanti.

Un nucleo familiare su cinque, il 19 per cento ovvero 4,6 milioni di famiglie, ha avuto a che fare con la perdita del posto di lavoro, per sè o per un proprio familiare e l’83 per cento dei cittadini, oltre 40 milioni di persone, ritiene che la crisi non sia affatto passata.

Rispetto allo scorso ottobre sono in aumento del 4 per cento le famiglie coinvolte nella perdita del lavoro e di reddito, così come risulta in aumento la quota di italiani in cassa integrazione, arrivati al 17 per cento, cioè il 6% in più rispetto alla rilevazione precedente.

Secondo Confesercenti-Ispo, le famiglie italiane “fisicamente toccate” dalla crisi a causa del lavoro perso o della Cig sono pari a un terzo, il 28 per cento.

La percezione della crisi raggiunge poi il picco astronomico del 91 per cento quando si tratta della situazione economica dell’Italia ed è bipartisan, trasversale cioè alle colorazioni politiche, anche se più accentuata a sinistra (90 per cento, rispetto allo schieramento di centro destra al 78).

Ad essere più preoccupanti per la situazione sono i cittadini del sud e delle isole, il 60 per cento, tallonati a breve distanza da quelli del nord-est.

La speranza in un futuro migliore convince solo il 51 per cento degli italiani, vale a dire 25 milioni di persone, che vedono possibile una ripresa tra un anno. Questa percezione coinvolge  soprattutto i giovani, gli imprenditori e gli elettori di centro destra.

Renato Mannheimer, alla guida dell’Ispo che ha realizzato il sondaggio, ha rilevato che a livello geografico è il nord-ovest a guidare la schiera degli speranzosi e commentato: “L’ottimismo cresce man mano che ci si focalizza sulla situazione personale, il motto italiano del ‘io tanto me la cavo”.

Ma la realtà nasconde preoccupazioni ben più serie perché due intervistati su tre sono convinti che la situazione economica della propria famiglia sia ancora molto preoccupante.

Per il 66 per cento del campione, tuttavia, tra 12 mesi la propria situazione migliorerà. E’ consistente, il 51 per cento, la percentuale di chi lamenta un peggioramento dell’accesso al credito, anche se era del 55 per cento sei mesi fa e si concentra soprattutto tra giovani e imprenditori.

marco Venturi, presidente della Confesercenti, ha spiegato: “Resta insidioso il rischio usura, specialmente per le piccole e medie industrie nel sud”.

La classifica delle istituzioni meglio percepite nella fase di crisi vede al vertice le associazioni della piccola e media impresa (29 per cento), al secondo posto il governo (28 per cento ma in forte calo rispetto al 41 di ottobre scorso).

In risalita sindacati (dal 15 per cento di ottobre al 24 di adesso) e opposizione (al 21 per cento dal 12).

Fanalino di coda nella percezione della fiducia restano le banche, al 14 per cento. “In questi mesi abbiamo chiesto a più riprese interventi per le piccole e medie imprese: ora il rapporto conferma che anche nella percezione generale sono proprio le Pmi ad essere considerate le più tartassate dalla crisi” ha detto Venturi convinto che “si deve intervenire con la leva fiscale a favore delle famiglie ma anche alleggerendo gli studi di settore, Irap, Iva sul turismo. E le risorse vanno trovate con un’ azione decisa di riduzione delle spese e degli sprechi, compresa la dilatazione degli incarichi e di sempre più inutili terminali istituzionali come le Province”.

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