cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, politica, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

L’Aquila e il terremoto: riflettori già spenti?

Autore: . Data: mercoledì, 7 aprile 2010Commenti (0)

La paura degli abitanti: “Vi dimenticherete di noi”

“Alle 3.32 la ‘spallata’ ci colse nel sonno, ma eravamo andati a letto vestiti. Quindi prese le nostre cose e scappammo. Riuscii appena, nel panico, a mettere in tasca l’IPod e il cellulare. Per tre notti dormimmo in macchina mentre io ripetevo, come in una cantilena rassicurante, le stesse domande che non trovavano mai risposta. ‘Che succederà, che succederà. Mamma, dimmi che non succederà mai niente’. Poi trovammo una sistemazione in tenda da otto dividendola coi nostri vicini di pianerottolo. Quattro brande alla mia famiglia e a me toccò anche un armadio di plastica e un comodino. Tornammo a casa per prendere le prime cose e la terra ancora tremava. Non ci fu il tempo per guardare tutto con attenzione. Eppure sapevo che le mie cose non le avrei viste forse più”.

Nei blog dei cittadini aquilani è scolpita la sofferenza. E’ bastata una manciata di secondi, alle 3.32 del 6 aprile 2009, per sconvolgere la vita di decine e decine di migliaia di persone. E sulla rete si incontrano le storie, i vissuti, le paure e le speranze.

I giornali e le telecamere hanno descritto ieri nei minimi particolari la giornata del ricordo: qualcuno ha cercato di valorizzare quanto realizzato finora dal governo, altri hanno evidenziato l’inadeguatezza degli interventi. Via via che si allontanano l’anniversario e i riflettori che lo hanno illuminato, restano le preoccupazioni degli Aquilani.

Il ‘Corriere della sera’ ha ospitato ieri l’opinione di Giusi Pitari, docente di Chimica all’Università, una delle esponenti più in vista del cosiddetto “popolo delle carriole”. La verità, ha tagliato corto Pitari, “è che l’Aquila è una città morta e forse non tornerà mai a vivere. Ma non si può dire, altrimenti vieni considerato un eversore”.

O quantomeno, ogni azione autorganizzata viene identificata come tentativo di disturbo del “manovratore”. Ha destato un certo scalpore, a questo riguardo, la dura presa di posizione dell’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari, che ha addirittura  lanciato un allarme quattro giorni prima di Pasqua: “Sembra che ci sia qualcuno molto interessato alle ‘carriolate’ – ha affermato il presule – perché vuole creare dal punto di vista politico un gruppo che abbia autorità nella ricostruzione”.

Se lascia stupefatti la reazione della Chiesa locale al cospetto del protagonismo di vari gruppi di cittadini, a difesa della loro città e per difenderla dagli speculatori,  è difficilmente contestabile l’opinione di Pitari secondo la quale “la ricostruzione non c’è: hanno deciso di abbandonare al suo destino il nostro centro storico, il terzo d’Italia con 160 ettari. E di creare dei villaggi anonimi senza negozi, senza servizi, senza vita. Pure per comprare il sale bisogna prendere la macchina. E i nostri vecchi vivono come reclusi”.

Visto che per gli appartamenti del progetto C.a.s.e. è stato speso circa un miliardo di euro, “sarebbero andati benissimo i moduli provvisori, che costano la metà. I soldi avanzati si potevano usare per ricostruire la città”. Una volta appurati disagi e ritardi, resta il fatto che “siamo troppo piccoli per far sentire la nostra voce e c’è sempre un carrarmato che ci passa sopra”, è l’opinione della docente aquilana, preoccupata dagli effetti del panzer una volta che i riflettori saranno definitivamente spenti.

Fino a ieri, intanto, gli Aquilani sono stati inondati di promesse: “In otto anni L’Aquila può rinascere più bella e sicura di prima”, ha sentenziato il capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso. Che ha aggiunto: “Noi non abbandoneremo l’Abruzzo ma il nostro compito sarà quello di essere da stimolo a chi dovrà impegnarsi al massimo per far sì che l’Aquila possa rinascere”.

E la puntualizzazione non è stata affatto apprezzata dal principale destinatario, il sindaco della città, Massimo Cialente: “Con quali risorse dovremmo ‘rinascere’ – ha ribattuto il primo cittadino – visto che i soldi arrivano col contagocce?”.

Paolo Repetto

(foto di Alice Villante)

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008