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La sinistra e l’alternativa che non c’è

Autore: . Data: martedì, 27 aprile 2010Commenti (0)

L’opposizione arranca e si divide sull’ipotesi del voto anticipato

Il centrosinistra insegue la sua liberazione. Sarà per questo che, in corrispondenza con la giornata del 25 aprile, i due leader dell’opposizione (Pierluigi Bersani e Nichi Vendola) si sono rivolti ai loro elettori e ai cittadini sensibili al tema dell’alternativa a Silvio Berlusconi. Se Vendola ha conversato con Fabio Fazio nel corso della trasmissione ‘Che tempo che fa’, il segretario del Pd ha risposto alle domande del quotidiano ‘La Repubblica’.

Al quesito se esistano o meno le condizioni per il dialogo con il centrodestra, Bersani ha aggirato l’ostacolo replicando che “l’opposizione è davanti ad un nuova responsabilità, bisogna stringere le maglie per una piattaforma che abbia il sapore di un’alternativa di governo. Dobbiamo essere pronti perché il Paese sta scivolando”.

Da qui la proposta, avanzata già qualche giorno prima, di un Patto repubblicano “che non esclude Gianfranco Fini, ma certamente non è rivolto solo a lui. Nella proposta c’è l’esigenza che le forze dell’opposizione sui temi cruciali della democrazia e delle priorità economiche e sociali si rivolgano in modo ampio alle forze sociali, civiche e politiche che riconoscono l’esigenza di una svolta che avvenga nel solco della Costituzione”.

Ammesso (e non concesso) che si arrivi alla crisi del governo, il leader dei Democratici vorrebbe “capire chi non accetta la deriva, qualcuno mi ha accusato di fare tattica sulle alleanze, ma è esattamente il contrario. Voglio che siamo noi a interpretare le grandi esigenze sociali e a proporre una forma nuova e più efficiente di bipolarismo”.

A fronte della presunta “impotenza del centrodestra”, poi, Bersani non ha escluso che “qualcuno possa dare uno strattone. Ma la sorte della legislatura non è in mano a un uomo solo, c’è anche il presidente della Repubblica”.

Nel corso dello stesso colloquio, il capo dell’opposizione ha ridefinito la proposta di Patto repubblicano: “Pensavo a cose più profonde. Ad esempio: si può tornare a votare con questa legge elettorale? Si può andare avanti con questo sistema dell’informazione? Possiamo proseguire senza affrontare la crisi economica? Che benefici ci ha portato questa curvatura personalistica della nostra democrazia?”. Dalle puntualizzazioni si è potuto evincere che Bersani non auspica affatto il voto anticipato. Infatti, “non lo vedo per domani – ha osservato – ma certamente una fase di logoramento potrebbe portarci fin lì. Stiamo lavorando sul progetto Italia 2011 lanciato nell’ultima direzione. Da lì usciranno le nostre idee per l’alternativa”.

Diversamente dal leader del Pd, Nichi Vendola non intende affatto aspettare l’anno prossimo per mettere in agenda la famosa “alternativa”. Anzi. Dagli schermi di RaiTre, il presidente della Regione Puglia ha impietosamente messo in fila i limiti della sua coalizione, a cominciare da quello ai suoi occhi più grave: la totale assenza di un progetto complessivo da contrapporre allo strapotere culturale di Silvio Berlusconi.

Ha puntato il dito contro il timore del centrosinistra di cimentarsi con il ritorno alle urne, collocando qui la sua verità: la sinistra, ha accusato Vendola, sarebbe priva di un’idea di società, premessa indispensabile per poter affrontare il problema dei problemi, che non è politico ma giustappunto culturale: che cosa contrapporre alla schiacciante vittoria berlusconiana? Quale modello si può provare a costruire?

Il leader pugliese ha articolato i suoi pensieri in modo meno immaginifico del solito, tentando di rendersi più comprensibile alla gente semplice, o almeno a quella minima parte che è disposta a seguire un programma come ‘Che tempo che fa’ senza ricorrere allo zapping. Ha poi spiegato a chiare lettere che il punto cruciale di una sinistra interessata a cimentarsi nuovamente con l’egemonia dovrebbe essere quello di bandire i leaderismi, in quanto contraddittori rispetto al primato del progetto alternativo, di cui però non ha saputo definire nemmeno i contorni.

Una battuta del programma è apparsa a questo proposito esemplare delle difficoltà a dipanare una matassa aggrovigliatissima: se Vendola ha supportato la sua tesi indicando programmi come ‘Beautiful’ o i reality in quanto simboli della sconfitta culturale contro cui occorrerebbe attrezzarsi, Fabio Fazio ha replicato “giustificando” la scelta di Bersani di tenersi alla larga dall’ipotesi di voto anticipato. Proprio perché la battaglia “culturale” richiederebbe tempi dilatati. Di rimando, Vendola ha contestato la tesi sostenendo di voler tenere assieme i due aspetti (quello contingente e quello di lunga lena), ricorrendo ad una delle sue immagini: “Noi dobbiamo riconquistare i volti, non i voti”.

In questo ginepraio, l’opposizione pare lontanissima dall’aver ritrovato se stessa. Mentre la sinistra cosiddetta “radicale” si è fermata al titolo del “che fare”, senza aver iniziato ad occuparsi dei contenuti e dando comunque l’impressione, proprio in Puglia, di aver beneficiato di quel “berlusconismo di sinistra” che ha consentito di incoronare un leader privo del famigerato “progetto alternativo”, la sua versione moderata ha appena abbandonato il mito delle “riforme condivise” e rincorre l’avversario attendendone le mosse.

Inoltre l’ipotesi del Patto costituzionale allargato a Gianfranco Fini non potrà che produrre enormi fibrillazioni nelle componenti radicali, non senza fondati motivi, allorché il Presidente della Camera resta comunque l’erede del partito post-fascista dell’Msi.

D’altra parte, una probabile sconfitta dell’opposizione alle eventuali elezioni anticipate rimetterebbe in sella Berlusconi con una maggioranza ancora più schiacciante, dando avvio ad una legislatura che (qualora ad esempio iniziasse ad ottobre) incontrerebbe sulla sua strada l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e dunque potrebbe condurre il Cavaliere dritto al Quirinale. Ecco spiegato il motivo per cui il leader del Pdl, a fronte della possibile crisi della coalizione che lo sostiene, avrebbe tutto l’interesse a forzare i tempi, forte dell’esito tutto sommato incoraggiante delle recentissime elezioni regionali.

Benché le “due sinistre” si siano sforzate di mettersi in gioco proprio il 25 aprile, la data che segnò il nuovo inizio di chi crede negli ideali di democrazia e partecipazione, la loro “Liberazione” non sembra certo dietro l’angolo.

Paolo Repetto

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