In Somalia il rap contro gli integralisti
Un gruppo musicale cerca di opporsi, alle milizie che si autodefiniscono islamiche, con la musica.
Il Paese è sconvolto da anni di guerra tra fazioni, abbandonato a se stesso ed oggi sottoposto ad una crudele offensiva militare da parte di gruppi che si fingono religiosi (in realtà lontanissimi dal credo musulmano). Per cercare di spingere i cittadini ad opporsi alle cosiddette ‘Corti islamiche’ gli undici membri di ‘Waayaha Cusub’ hanno deciso di ricorrere al rap.
Per secoli i somali hanno usato la poesia e le canzoni come mezzo per inviare messaggi alle classi detentrici del potere e la tradizione continua. La band, in esilio in Kenya, ha pubblicato un album, dal titolo chiaro “No To Al Shabaab”, “no a Shabaab”, come si chiamano le milizie.
Hanno stampato solo settemila copie, distribuite principalmente a Eastleigh, il quartiere di Nairobi abitato da migliaia di profughi fuggiti dalla guerra, ma sperano di aiutare comunque i propri connazionali.
“Vogliamo rompere il muro di paura quando si parla di al Shabaab – ha spiegato Shine Abdullahi, 27 anni, fondatore della band – mostreremo al nostro popolo che siamo in grado di sfidare queste persone”. “Loro parlano di guerra santa e stanno facendo proseliti fra i giovani – ha continuato Abdullahi – noi invece vogliamo fermare questo modo di pensare e avvisare la nostra gente che non esiste nessuna Jihad”.
In sole tre settimane, il nuovo album del gruppo ha attratto più di centomila visitatori nel sito della band. I video sono anche molto cliccati su Youtube. Falis Abdi Mohamud, è l’unica donna del gruppo. Ventitré anni, in un video si mostra con il volto scoperto indossando jeans attillati. Il suo desiderio è poter tornare un giorno nella sua patria natale, la città di Kisimaio nel sud della Somalia, per poter cantare dal vivo davanti a cittadini liberi.
“Vengo molto criticata – ha detto Mohamud – mi dicono che non sono musulmana, ma io invece lo sono. Non metterò la parola fine alla mia missione e sono convinta che la storia ci darà ragione”.
Secondo alcune fonti, gli Shabaab avrebbero preso il controllo delle stazioni radio nelle città che presidiano. Un gesto mirato a compromettere, secondo le stesse fonti, la libertà di espressione e di stampa. Intanto la Bbc ha visto spegnere i suoi trasmettitori in Somalia dalle milizie islamiche, mentre una buona parte delle stazioni radio private locali in questi giorni si troverebbero di fronte a un dilemma: continuare o meno a trasmettere musica, in particolare il genere pop inglese e nordamericano, dopo le minacce ricevute.
La Somalia, nel disinteresse del mondo sta passando dalle dittature dei signori della guerra locali alla dittatura delle formazioni integraliste, sostenuto anche da imponenti finanziamenti che arrivano dall’estero. Una tragedia che va avanti da 1991, 19 anni fa.


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