Il dubbio: stare con Emergency o con chi è stato arrestato
L’Italia del tifo si mobilita. La liberazione di Garatti, Dell’Aira e Pagani invece dovrebbe essere un sentimento condiviso.
L’arresto dei tre operatori di Emergency in Afganistan ha risollevato con forza il problema della guerra e, in particolar modo, quello del ruolo dell’Italia all’interno della missione Isaaf. Una missione definita “di pace” che, tuttavia, si trascina ormai da nove anni e ha prodotto migliaia di morti sia tra gli afgani che tra i militari della coalizione.
In questo drammatico quadro lavorano egregiamente i medici, infermieri e funzionari di Emergency, che come spesso è stato detto in questi giorni non controllano la carta d’identità né lo schieramento politico dei pazienti, ma curano e basta.
La cattura di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, accusati di aver partecipato a un complotto per organizzare un attentato nei confronti di Goulab Mangal, governatore della provincia di Helmand, ha subito scatenato la polemica politica. Il governo italiano, per voce del ministro degli esteri Franco Frattini, ha dato idea di essere quasi infastidito di dover risolvere questa grana, come se non coinvolgesse normalissimi cittadini italiani in missione umanitaria ma pericolosi sovversivi. La sinistra ha imbracciato i cartelli pro Emergency, la destra quelli del dubbio strumentale di collusioni tra ‘pacifisti’ e ‘terroristi’.
In questa avvilente situazione l’organizzazione umanitaria guidata da Gino Strada ha deciso di organizzare per sabato una sua manifestazione a Roma. Una marcia per chiedere, non si capisce bene a chi, la liberazione dei tre suoi funzionari. Come se Hamid Karzai, le forze del governatore Mangal o, primi tra tutti gli inglesi, potessero spaventarsi nel vedere in tv qualche migliaio di italiani manifestare contro di lui. O come se in questo modo si potesse favorire la liberazione dei tre prigionieri.
Insomma, Emergency la butta ‘in politica’, la sua ovviamente. E se questo è comprensibile in una situazione di ‘normalità’, non è chiaro quanto lo sia se la vita di tre persone, per di più suoi funzionari, è messa seriamente a rischio. Ricordiamo che la pena per l’accusa mossa a Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani può arrivare alla morte.
In un momento così delicato per i tre cooperanti detenuti in Afghanistan si dovrebbe comprendere da parte della associazione fondata da Gino Strada quali sono le priorità.
‘Stare con Emergency’ o ‘stare coi prigionieri’? Si tratta di due cose profondamente diverse, perchè nel primo caso prevalgono le linee ‘strategiche’ di una ‘anomala’ Ong, nentre nel secondo lo scopo diventa l’immediata liberazione dei detenuti chiesta da un popolo intero, gli italiani e non da una sua parte, quella presumibilmente di ‘sinistra’.
Rilanciare lo scopo ‘utopistico’ della ‘fine della guerra’ svela i contorni di una cultura che sà di vecchia Europa dell’Est, nella quale il ‘partito’ prevale su tutto, perchè è lì che si definisce la ‘linea’ e gli esseri umani hanno un valore sulla base della loro ‘appartenenza’.
Si ritiene davvero che una ‘marcia della pace’ di una parte dei cittadini italiani possa favorire la liberazione dei tre uomini rinchiusi nelle prigioni afgane?
L’appello lanciato su internet dall’organizzazione umanitaria ha raggiunto centinaia di migliaia di adesioni. Fa certamente piacere vedere che tra i firmatari ci sono anche giornalisti evidentemente ravveduti: come Maurizio Costanzo ed Enrico Mentana, che in questi nove anni non ricordiamo aver mai preso una posizione pacifista. Oppure Marco Travaglio, che nelle sue sfuriate ad AnnoZero fino a ieri non ha mai ricordato i morti civili causati dal conflitto. E tra i firmatari c’è anche Filippo Rossi, direttore della fondazione di Gianfranco Fini, FareFuturo: uno che si ostina a chiamare “missione di pace” una guerra vera e propria.
Con difficoltà la manifestazione darà i frutti sperati, ma riuscirà di certo a dare più visibilità all’organizzazione Emergency e ad acutizzare la polemica con il governo Berlusconi e le divisioni tra italiani.
Quello che però forse si dovrebbe fare oggi è altro. Far valere il peso politico dell’Italia, come entità statuale unitaria e come popolo coeso nei confronti del governo afgano e degli inglesi.
Non dividere ancora di più gli italiani in ‘tifosi’ delle diverse aree partitiche che stanno decomponendo la Penisola, ma riunirli sotto le bandiere comuni del rispetto dei diritti civili e della legalità.
Ricordare a Karzai che se il suo governo – benché corrotto – si regge ancora in piedi è anche grazie agli aiuti dell’Italia. Sulla legittimità di questi aiuti si dovrà discutere, ma dopo, intanto il processo di liberazione dei tre italiani deve essere accelerato.
Che ci si ricordi, una volta tanto, che è in gioco la vita di tre uomini. Prima di tutto.
L’orgoglio delle idee non può diventare quello per la ‘parrocchia’ di appartenenza e se in Italia si fosse capaci di compiere questo miracolo anche la palese bufala sulla missione di pace troverà motivi concreti per essere smascherata. Domani, di fronte alla evidenza dei fatti e da una nazione intera.
Davide Falcioni


La marcia della Pace prima dell’attacco in Iraq non servì a molto, ma, a differenza di quanto avvenuto in Usa nessuno si è mai chiesto in Italia perchè, caduta una dopo l’altra le ragioni ufficiali dell’attacco, abbiamo occupato quel Paese.
Oggi nessuno si chiede cosa succede in Afganistan.
Questa è la politica e attaccare chi, guardando con i propri occhi gli effetti della guerra e addossandosi responsabilità di vite umane con un azione meritoria di soccorso medico, chiede solidarietà contro il tentativo di chiudere un ospedale, mi pare davvero fuorviante.
Aggiungo che le prime dichiarazioni e le successive azioni del governo italiano sono state inadeguate e contraddittorie nel difendere nostri connazionali, mentre i media paiono avere la questione meno a cuore di altre avvenute in passato.
Dunque, sensibilizzare l’opinione pubblica e fare moral suasion sul governo non è una stupidaggine, nè un obiettivo fazioso.
La vostra opinione è per me superficiale
Gentile Rocco,
essere tacciati di superficialità mi sembra ingeneroso per chi si è limitato a dare a tutta la vicenda una chiave di lettura diversa e certamente “anomala” nel panorama dell’informazione italiano. Nell’articolo non si critica il lavoro sul campo di Emergency, anzi lo si loda. Si critica l’opportunità, in questo momento critico per tre nostri connazionali, di una manifestazione contro il governo. Si fanno delle domande che certamente non otterranno risposta, chiedendo: “Si ritiene davvero che una ‘marcia della pace’ di una parte dei cittadini italiani possa favorire la liberazione dei tre uomini rinchiusi nelle prigioni afgane?”.
Inoltre si critica l’operato del governo.
Siamo perfettamente d’accordo con te a dire che la bufala della guerra va smascherata. Ma allora per cosa si manifesta: per una guerra ingiusta o per la liberazione di tre nostri connazionali?
Cordiali saluti
Davide Falcioni
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