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I tarantolati del Pd

Autore: . Data: mercoledì, 7 aprile 2010Commenti (0)

Continuano le esternazioni inconsulte dei dirigenti del Partito democratico. Ieri ha parlato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino

“La cosa da cui bisogna cominciare è il rapporto con il territorio. Io credo che il Partito democratico abbia sul territorio delle figure che rappresentano dei pezzi di società, io comincerei di lì per farli giocare come squadra e non solo come singoli. Poi bisogna affrontare la costruzione di un profilo alternativo a quello del centrodestra partendo dal programma, partendo dai messaggi di fondo”.

Lo ha detto ieri il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che evidentemente non si è accorto di come non esista più alcuna struttura territoriale del suo partito e come i militanti siano del tutto scollegati dall’apparato. E questo perchè il Pd non ha una linea politica.

Il sindaco ha anche affrontato la tesi bislacca sostenuta da alcuni di fare un Pd padano, modello Lega: “Non ho mai detto di creare un partito del Nord, ma ho parlato di un partito nazionale federale. Con le regionali abbiamo forse perso qualche occasione per cominciare a costruire un partito federale. Il partito federale è una di quelle cose che non viene concessa ma viene conquistata. E questo spetta a noi, spetterebbe ai gruppi dirigenti locali costruirla anche con scelte diverse da regione a regione. Con le regionali forse in questo senso qualche occasione la si è persa”.

Cosa sia un partito federale è un mistero, a meno che non sia un tentativo per moltiplicare ancora di più il numero di segretari, coordinatori, addetti stampa, ecc. E’ noto anche ai più ingenui, infatti, che le forze politiche debbono essere in grado di rappresentare i cittadini, non le aree geografiche.

Il sindaco ha insistito: “Non serve a nulla aprire la caccia al segretario, ma serve fare quadrato a condizione però naturalmente che questo quadrato rappresenti una spugna, un pacchetto di mischia che sia il più credibile possibile”, lasciando agli interlocutori la decriptazione del messaggio cifrato a sfondo sportivo.

“Gli amministratori – ha aggiunto Chiamparino – che ci sono sono sufficienti, ma non parlo solo degli amministratori. Noi abbiamo anche rappresentanti di interessi di categoria, persone impegnate nel movimento sindacale, movimento del volontariato gente inserita sul territorio. Non se ne può più di coloro che abitano solo nei palazzi romani perchè qualche gruppo, qualche sottogruppo, qualche sottocorrente gli ha detto che loro sono i capi”.

Anche in questo caso l’esponente del Pd non rileva che le catene correntizie interne al partito coinvolgono la quasi totalità di coloro che occupano posti direttivi, in un filo rosso che collega il centro alla periferia, mentre la qualificazione dei vertici centrali come le conseguenti articolazioni locali sono in mano ad un numero ingente di dilettanti, nel migliore dei casi.

Quindi Chiamaparino ha sottolineato che “non mi risulta siano aperte le iscrizioni per il 2013 (per la segreteria nazionale, ndr), per adesso io ho detto che sto con Bersani, ma la ragione è molto semplice: 2008 Walter Veltroni 33 per cento al Pd perdiamo le elezioni, 2009 regionali e provinciali Franceschini al 26 per cento perdiamo le elezioni, 2010 idem con Bersani, allora il problema non mi sembra il segretario”. Il sindaco di Torino, che aveva appena chiesto il “pacchetto di mischia”, si è trasformato in spettatore, per nulla responsabile della totale nebbia che nasconde (a patto ci sia) la linea politica del Pd alla vista degli elettori.

Lo sfilacciamento del gruppo dirigente del Pd ha raggiunto ormai livelli parossistici, ma nessuno ha ancora il coraggio di aprire il problema reale: il Partito democratico ha ancora un senso?

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