I dictat di Berlusconi ed il regime smascherato
Nel Palazzo si fa la melina, ma di fatto il Cavaliere non tollera il dissenso. Ed agisce di conseguenza.
Le schermaglie nel Pdl tra Berlusconi e Fini, i rapporti con la Lega di Bossi e la totale disfatta della sinistra fanno ormai parte di uno spettacolo indecoroso che rischia di travolgere un Paese sempre più in crisi e senza gruppi dirigenti credibili.
Ieri, però, una testimonianza avrebbe dovuto indurre gli italiani liberi ad indignarsi, non tanto per i protagonisti della vicenda, quanto per la gravità dell’accaduto.
Italo Bocchino, Pdl ex Alleanza nazionale e nel gruppo dei seguaci del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha reso noto che prima della puntata di Ballarò di martedì scorso ha ricevuto una telefonata del Cavaliere nella quale il premier gli avrebbe chiesto di non partecipare alla trasmissione.
“Per telefono ho dovuto spiegare a Berlusconi che non era possibile che io non andassi a Ballarò – ha raccontato Bocchino – Il presidente del Consiglio ha chiamato un dirigente per dirgli: ‘non devi andare in televisione, non devi dire cose che non condivido’. Gli ho spiegato che non esiste partito al mondo dove il capo del partito chiami un esponente della minoranza interna per dire che non deve andare a rappresentare le posizioni della minoranza interna in un dibattito televisivo”.
Quindi il deputato finiano ha concluso: “Berlusconi con toni concitati mi ha detto più volte: “Farai i conti con me, poi vedremo”. È evidente che c’è tentativo di sterilizzazione del dissenso”.
Bocchino, secondo Wikipedia (che specifica come il fatto non sia penalmente rilevante) alla luce di elementi raccolti in una inchiesta avviata nel 2001 sui vertici di Telecom Italia del ’97 ed archiviata, “ricevette dalla ‘Finbroker’, società finanziaria con sede a San Marino, 2 miliardi e 400 milioni di lire per il quotidiano napoletano ‘Roma’. Quel denaro proveniva dai 14 miliardi di lire in contanti che erano stati percepiti dal conte Gianni Vitali per la sua mediazione nell’affare Telekom Serbia”. Sempre l’enciclopedia on line riporta che “il 28 gennaio 2009 la Procura di Napoli gli ha notificato un’informazione di garanzia nell’ambito dell’inchiesta Global service, relativa alla manutenzione delle strade del Comune che ha coinvolto magistrati, deputati ed assessori napoletani, nella quale si ipotizzano per il deputato campano i reati di partecipazione in associazione a delinquere e concorso in turbativa d’asta” Sulle vicende di Berlusconi le annotazioni personali sono superflue.
Sgombrato il campo da possibili obiezioni sulla trasparenza dei politici italiani, un elemento rimane rilevante.
Un presidente del Consiglio e capo “carismatico” (come lo definiscono i suoi seguaci) del Pdl, il partito di maggioranza relativa, in occasione di un dibattito televisivo telefona ad un esponente della minoranza della sua stessa forza politica per intimargli di non partecipare alla trasmissione.
Il principio della libertà di espressione, che dovrebbe essere alla base di un qualsiasi sistema democratico nel nostro Paese sembra essere diventato del tutto ignoto.
Se qualcuno, infatti, non accetta il dissenso di un suo compagno di partito, come potrà mai tollerare quello di un oppositore?
l’Italia è un Paese di tifosi, spesso disinformati e non di rado acritici, ma la circostanza nella quale si è trovato Italo Bocchino supera schieramenti e colori politici, imponendo una discussione molto seria sul ruolo dei partiti e sulla loro azione.
Tre le tante ‘risposte’ che i fedelissimi del Cavaliere hanno dato all’esponente finiano è interessante quella di Licia Ronzulli, deputata europea.
Anche a lei Wikipedia dedica alcune righe: “Al cronista del settimanale L’Espresso, che le chiedeva se fosse presente alla festa organizzata da Silvio Berlusconi di villa Certosa del 14 agosto 2008, Licia Ronzulli rispondeva: “Sbaglia, non ci sono io. Ci sono tante ragazze more. Mai stata a villa Certosa. Cado dalle nuvole”. Fu in seguito smentita da Barbara Montereale, una delle tante ragazze ingaggiate per allietare le feste del Cavaliere da Gianpaolo Tarantini, in seguito indagato per induzione alla prostituzione per le ragazze offerte ad esponenti del Partito Democratico in Puglia in cambio di favori nel settore della sanità. In un’intervista al quotidiano la Repubblica, Barbara Monterale disse di essere stata accolta nella villa di Berlusconi a metà gennaio 2009 proprio da Licia Ronzulli, la quale – secondo la Montereale – “organizza[va] la logistica dei viaggi delle ragazze. [Era] lei che decide[va] chi arriva[va] e chi part[iva] e smista[va] nelle varie stanze”. In un comunicato per annunciare di aver sporto querela, Licia Ronzulli rinnegò quanto dichiarato precedentemente, affermando di essere stata ospite di villa Certosa più volte, ma sempre in compagnia del marito”.
Ha detto Ronzulli: “Le frasi che Bocchino attribuisce a Berlusconi non sono nè credibili nè veritiere. Il premier non ha mai minacciato nessuno. Non fa parte del suo modo di esprimersi e di fare come qualcuno vuol far credere. Il troppo caldo deve averlo colpito particolarmente, tanto da fargli perdere l’occasione per uscire di scena a testa alta”.
Il tono utilizzato dalla europarlamentare indica la ‘qualità’ del rispetto che ne Pdl si ha per la minoranza, ma anche chiarisce come il ‘Capo carismatico’ sia stato in grado di costruire su se stesso una leggenda che neppure i fatti riescono a demolire. Per chiunque lo abbia visto rispondere a Fini durante l’ultima direzione nazionale del Pdl avrà notato il presidente della Camera dire al premier: “Che fai mi cacci?”. Insomma, non proprio il comportamento di uno che “non ha ha mai minacciato nessuno”. Forse quel giorno Ronzulli ed altri erano altrove, non importa impegnati a far cosa, meglio non saperlo.


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