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Eutanasia della sinistra

Autore: . Data: mercoledì, 28 aprile 2010Commenti (1)

Non resta altra soluzione per una parte politica senza idee e senza identità.

In questi ultimi giorni alcuni interventi ‘politici’ hanno definitivamente sgombrato il campo dalle residue illusioni che si potesse salvare quella che un tempo si chiamava sinistra.

Tra i tanti esternatori è il caso di citare Francesco Piccolo, uno scrittore-scenaggiatore di non particolare talento, che ha sentenziato su ‘lUnità’: “Prendiamo Fini: ecco, io penso che la sua mossa sia rilevante e che avrà probabilmente conseguenze politiche assai importanti. Ma cosa c’entra Fini con la gente di sinistra? Perché, negli ultimi giorni, vedo e ascolto invece decine e decine di militanti parlare di Fini come se…”.

Il collaboratore del giornale un tempo fondato da Antonio Gramsci probabilmente vive in quella curva nord più o meno romana popolata dalle ultime pattuglie di sostenitori della sinistra da salotto, quella per intenderci che difende i diritti dei lavoratori tra un prosecchino ed un dibattito in libreria.

Piccolo ha continuato sostenendo, sempre sul presidente della Camera: “Come se non avesse il percorso che conosciamo, e i valori di destra che sappiamo? Perché dobbiamo innamorarci di tutti e persino di uno come Bocchino che, beh, insomma, non ha esattamente il profilo politico di Fini? Il guaio è che invece di guardare a ciò che succede con interesse, noi di sinistra spesso facciamo un tifo scomposto”.

Identificando se stesso e impropriamente con una tradizione repubblicana, socialista, socialdemocratica e comunista miscelate per l’occasione nella definizione passepartout di ‘sinistra’, lo scrittore-sceneggiatore ha insistito: “La speranza del tramonto di Berlusconi è talmente pressante che rende settari e intolleranti la maggior parte di noi. Alla fine ciò che conta è scagliarsi, aggredire…” per poi spiegare di volersi riferire a “Di Pietro. Se c’è uno che non è di sinistra, è lui: eppure tutti là, ad applaudirlo”.

Negli strali di Piccolo, però non c’è solo lex magistrato di mani pulite, ma anche “Grillo. Un maestro di populismo. Siamo andati a fargli festa nelle piazze mentre ci stava facendo perdere le elezioni… La verità è che a sinistra arruoliamo chiunque si dichiari antiberlusconiano. Giornalisti compresi.Tipo Travaglio. Uno che non ha niente di sinistra, e come lui tanti, tanti altri…”.

La fotografia del Paese, per lo scrittore-sceneggiatore è chiara: “L’Italia in questi anni è peggiorata. Quando lo diciamo, pensiamo a Berlusconi e Bossi. Ma la sinistra è lo specchio e la misura concreta di questo peggioramento: basta vedere tutte le sue anime difendere con passione e senza spirito critico le posizioni (ora più sensate, ma di destra) di Fini come se fossero le nostre, senza nessun pudore”.

Le considerazioni di Piccolo potrebbero sembrare a prima vista ‘sensate’, salvo in realtà rappresentare solo un altro volto della sinistra, quello vagamente veltroniano, che nella confusione di idee spara nel mucchio senza ricordare che ‘la sinistra’ è stata dal dopoguerra in poi un’area politica composita, nella quale i due pensieri prevalenti, il socialista ed il comunista, hanno elaborato culture, strategie e sistemi comportamentali profondamente diversi.

Oggi, con la cancellazione dei partiti storici e della loro tradizione è venuta a mancare l’identità, ovvero quella parte sostanziale che determina il carattere delle battaglie politiche progressiste.

Ed infatti su questo tema ha sentito il dovere di intervenire il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

Rispondendo ad una lettera di una militante il leader della ‘sinistra’ ha scritto: “Non può esserci una politica progressista senza un’idea e un sentimento di uguaglianza. C’è scarsa cittadinanza oggi, anche nella testa della nuova generazione, per quella idea. Parole come libertà, responsabilità, merito, diritti, ancorché ardue, sono tuttavia pronunciabili. La parola uguaglianza lo è molto meno”.

Il povero Bersani, allevato da giovane nel Pci emiliano, non ha mai conosciuto il partito di lotta e di governo, ma quello di ‘gestione’ e di ‘bilancio’, che amministrava la regione rossa per antonomasia senza curarsi troppo della carica ideale che caratterizzava i comunisti durante la cosidetta Prima repubblica.

Ed infatti il segretario utilizza le parole “libertà, responsabilità, merito, diritti” ed ‘eguaglianza”. Non ricorda Bersani che non esiste relazione tra merito e diritti, tra libertà e responsabilità, perchè i più deboli, mancando di ‘eguali opportunità’ partono svantaggiati rispetto ai forti e quindi non sono in grado di accedere elle stanze dei bottoni nelle quali si ‘definiscono’ i diritti ed i doveri dei cittadini.

Secondo Bersani  “la parzialità, la gradualità e il realismo delle soluzioni che la politica offre devono sempre illuminare e mai occultare i nostri valori di fondo”, per cui “i luoghi di socializzazione sono le palestre vere per far maturare nei giovani nuove convinzioni. Una discussione, un confronto che siano battaglia di idee: la scuola dovrebbe costruire spazi per tutto questo”.

Il leader del principale partito di opposizione ritiene che bisogna rompere “qualche schema e qualche ritualità anche dove siamo forti e radicati. Anche lì bisogna farci trovare dove c’è il problema e combattere a viso aperto perché non trovi risposta in regressioni culturali e ideali. La ricorrente fine delle ideologie ne ha sempre fatte nascere di nuove. Berlusconismo e leghismo che cosa sarebbero mai? Dobbiamo ricordarci (e lo dico prima di tutti a me stesso!) che il nostro compito non è solo trasmettere scelte politiche o programmi ma un sistema di idee che viene prima”.

E cosa verrebbe ‘prima’, secondo Bersani: “La comune umanità degli uomini, la loro comune dignità, sono la nostra vera cifra che dobbiamo rendere più visibile nel volto del partito che vogliamo costruire. In altre parole, l’idea di uguaglianza esiste negli uomini, esiste nelle persone (anche nei giovani!). Quando dorme, va risvegliata”.

Bersani e Piccolo sono la spaventosa dimostrazione della sconfitta del progressismo, perchè pur su versanti apparentemente diversi dimostrano il distacco del dibattito sulla sinistra dalla realtà della società.

Il lavoro, la laicità dello Stato, la giustizia, l’antifascismo e la lotta contro l’esclusione sociale, il razzismo e la xenofobia, la riaffermazione di un principio ‘umanitario’ essenziale, che non chiede solo ‘eguaglianza’, ma risorse (reddito, cultura, diritti) per chiunque e nella misura necessaria e non per ‘quanto si merita’ dovrebbero essere i temi di una discussione in grado di determinare di nuovo i contorni di una strategia politica capace di offire sogni, futuro, utopie da realizzare.

Tra chi evoca la diversità di Fini, l’origine di destra di tizio e caio e dimentica che difficilmente i giovani disoccupati, i cassintegrati, i ricercatori universitari senza speranza, gli impiegati con stipendi da fame, le donne discriminate sul lavoro, i migranti senza protezioni si appassionano alle schermaglie tra i galli del pollaio del Pdl e chi rilancia il criterio di eguaglianza dopo aver corposamente collaborato alla distruzione del sistema delle garanzie per i lavoratori (contratti, diritti sindacali, forme di impiego, salari) non c’è gran differenza.

E’ una ‘sinistra’ senza anima quella che discute a botte di corsivi e lettere sui giornali. Mentre nel Paese, nele case del nor e del sud, tra disillusione, disgusto, falsi desideri e miti indotti dalla televisione la ‘qualità della vita’ dei cittadini precipita di ora in ora.

Oggi forse sarebbe il caso che questo battaglione di pensatori ragioni seriamente sull’eutanasia per se stesso, per offire per la prima volta dopo anni un esempio di dignità ad un popolo che si è ridotto ad inseguire un imprenditore chiacchierone, coi capelli trapiantati ed una cultura da ometto della Brianza, un leader celtico-padano che si è spacciato per medico invece di ammettere di essere un diplomato per corrispondenza della scuola Radio Elettra (persino con la moglie) ed una opposizione governata da leader che non conoscono neppure il prezzo di una rosetta.

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Commenti (1) »

  • Sinigagl ha detto:

    Piccolo è vittima di un abbaglio ma non per caso. Qualcuno ha scritto che il gruppo di potere al governo aveva l’intenzione di fare maggioranza e opposizione durante questa legislatura: mi pare che ci stiano riuscendo.
    Il piano sta avendo successo anche grazie al controllo asfissiante sui media, non tutti ovviamente, ma quelli del “mainstreamig”, quelli che dettano l’agenda, quelli più importanti a cui gli altri si allineano.
    Il PD ha presentato in pochi giorni: 1. una completa riforma istituzionale, 2. dieci punti per risollevare l’economia italiana, 3. una riforma completa dell’Università.
    Negli stessi giorni però si è sentito parlare solo del litigio tra i due “cofondatori” del PdL.
    Tutto ciò è strano, molto strano…

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