Corona non lascia Belen, Fini e Berlusconi ancora in dubbio
Ormai la differenza tra gossip e politica è scomparsa. Basta osservare gli avvenimenti di ieri.
Ieri quasi contemporaneamente le agenzie di stampa hanno rilanciato due notizie: nella prima si rendeva conto della fantasiosa rottura tra Fabrizio Corona e Belen Rodriguez, nella seconda si riassumevano gli strali reciproci che Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si sono lanciati durante la direzione del Pdl.
Ansa numero 1: “Ho rotto con Belen” parola di Fabrizio Corona in un’intervista al settimanale Panorama in edicola domani (oggi, ndr). Belen – aggiunge il fotografo – “mi ha distrutto casa e adesso sto cercando di convincerla che non sono l’uomo sbagliato che crede”. Dall’intervista esce fuori anche un Corona diventato monogamo: “Belen, l’unica donna che è riuscita a cambiarmi, non l’ho mai tradita. Nina (Moric, la sua ex moglie, ndr) invece si, con tutte”. L’ex re dei paparazzi che il prossimo 27 aprile farà il suo debutto in una fiction televisiva, ‘Squadra antimafia 2′, in onda su Canale 5, dove interpreta un malavitoso, dice che la recitazione non sarà il suo futuro perchè‚ “si guadagna poco: per 30 pose mi hanno dato solo 30 mila euro”. Il suo business oggi è soprattutto promuovere se stesso. “Serate, campagne pubblicitarie, una linea di occhiali che fa concorrenza a quella di Lapo Elkann – spiega al settimanale – - In più accetto inviti ai matrimoni a pagamento”.
Ansa numero 2: “Gianfranco si è rivolto a me in termini diretti e quindi mi pare anche logico prima di proseguire con gli interventi, di affrontare i temi che ha proposto…”. Così ha esordito Silvio Berlusconi riprendendo la parola durante la direzione del Pdl per replicare in tempo reale al lungo e puntiglioso intervento del presidente della Camera. In un crescendo di accuse, che diventa un vero e proprio scontro, il Cavaliere fa diverse precisazioni: “Non mi è mai arrivata una richiesta di convocazione di uffici di presidenza, di direzioni…Il nostro partito è stato esposto al pubblico ludibrio con le presenze in televisione di Bocchino, Urso e Raisi”. Quindi la risposa sul Pdl siciliano: “La Sicilia? Ti rispondo subito. Per iniziativa di La Russa abbiamo fatto una riunione con i coordinatori e in presenza di una campagna elettorale abbiamo deciso di soprassedere e di affrontare il problema dopo le regionali…E permettimi, sei stato tu ad aver consentito a tuoi otto uomini di partecipare al Pdl Sicilia…”. Poi da Berlusconi l’affondo finale: “Allora…Gianfranco parliamoci chiaro, sono venuto da te martedì e davanti a Gianni Letta mi hai detto, punto primo, ‘mi sono pentito di aver collaborato a fondare il Popolo della Libertà ; punto secondo, voglio fare un gruppo parlamentare diviso…”. Quindi la conclusione: £Le dichiarazioni di contenuto politico non si convengono a chi presiede una istituzione super partes. Un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche. Gianfranco, se vuoi farle devi lasciare la carica, ti accoglieremmo a braccia aperte nel partito…”. Il tutto accompagnato da un chiaro gesto della mano. Fini, seduto in prima fila in platea, si alza e va verso Berlusconi e gli urla con il sorriso tirato: “Che fai? Mi cacci?…”.
E’ inutile illudersi, raccontare favole, descrivere una realtà per un’altra. Questo ormai è lo stato del Paese, un luogo nel quale i pettegolezzi sulla vita di un discusso organizzatore di paparazzate e di una signorina televisiva (migrante, nel caso possa interessare i fan di Bossi)) si sovrappongono senza difficoltà alle discussioni incomprensibili di un partito al quale i cittadini hanno affidato il governo della nazione.
Gli italiani si appassionano in gran numero alle peripezie di una coppia scoppiata e ululano per un partito senza ideali. Naturalmente si tratta di show, perchè in tutti e due i casi sotto le chiacchiere non c’è nulla.
Quello che conta ormai sono i boatos, le idee o le capacità non contano. La ‘supersventola argentina’ con tette siliconate e ‘Papi Silvio’ con il cerone ed i capelli trapiantati sono l’adrenalina necessaria per nascondere il vuoto pneumatico di fantasia e passione di qualche milione di sudditi senza qualità .
Tra le case sfasciate di Belen e gli ultimatum di Berlusconi non si intravede alcuna strada per recuperare la ragione e cercare di contrastare la crisi che sta devastando il Paese.
Decine di migliaia di persone in cassa integrazione, nessuna possibilità di lavoro per i giovani, la sanità in pezzi, la scuola in ginocchio e poi le infinite cose che non funzionano o funzionano male.
I giornali di oggi si sbizzarriscono in analisi a tutto campo, sulla crisi ‘Corona-Belen’ e la lite ‘Berlusconi-Fini’. Eppure è tutto molto facile da raccontare.
Il centro destra è solo ed esclusivamente la somma di interessi di parte, un conglomerato eterogeneo e confuso guidato da un miliardario che possiede mezzi economici e strumenti di comunicazione in grado di fargli raccontare da anni favole ad un popolo intero. Uno schieramento nel quale, con sempre maggior peso, conta un partito, la Lega Nord, che rappresenta l’esempio più rozzo ed incolto della tradizione politica italiana.
Dall’altra parte, all’opposizione, il manipolo acefalo che guida il Pd non è capace di elaborare una sola idea per frenare questa corsa suicida verso il nulla e non si ha notizia di alcuna strategia credibile alternativa al berlusconismo.
Gli avvenimenti di questi giorni dovrebbero indurre la parte più sana del Paese a riflettere profondamente sul destino dell’Italia. I ritardi strutturali che ci allontanano sempre di più dal resto dell’Europa non possono essere affrontati da gruppi dirigenti così squalificati e pettegolezzi da bar di periferia.
Ma fino a quando Berlusconi, Corona, Fini, Belen e la corte di nani e ballerine che rappresentano saranno in grado di trovare spazio nell’attenzione dei cittadini e dei media sarà difficile poter coltivare anche la pur minima speranza.
Ma la dignità un popolo deve guadagnarsela e dopo decenni di evasione fiscale, corruzione, raccomandati e trasformismi c’è da chiedersi se la responsabilità sia dei pifferai o di chi senza remore li segue.


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