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Cerco lavoro: ti racconto come stanno le cose (2)

Autore: . Data: mercoledì, 21 aprile 2010Commenti (0)

Le lettere di ragazzi disoccupati. Abbandonati, ignorati, senza grandi speranze spedicono currucula che non legge mai nessuno.

InviatoSpeciale pubblica le lettere di alcuni giovani. Raccontano le loro ‘esperienze’ di ricerca del lavoro. Un calvario inaccettabile ed intollerabile di tentativi che finisce quasi sempre con una delusione.

Mandate anche voi le vostre testimonianze, noi le pubblicheremo. Per dar voce, direttamente, a chi ha il diritto alla propria autonomia ed indipendenza ed invece è costretto a rimanere immobile ad aspettare non si sa più bene cosa.

InviatoSpeciale cerca di far breccia nel silenzio che circonda questo dramma nazionale, ma senza la vostra ‘partecipazione’ sarà uno sforzo inutile.

La dura vita del restauratore.

Accanto ai corsi regionali, da un decennio, per quanto riguarda la conservazione del patrimonio artistico, si è ridato alle Accademie di Belle Arti il compito di formare i restauratori di “nuova generazione”, andando cosi ad affiancarsi ai due istituti di fama internazionale quali L’Istituto Centrale per il restauro e l’Opificio delle Pietre Dure.

In questi cinque anni di studi  vengono  indagati vari ambiti: quello umanistico, storico, scientifico, ma soprattutto pratico, che con i migliori auspici vuole introdurre sul “mercato del lavoro” una figura più completa possibile attraverso un diploma che viene equiparato ad una laurea universitaria. Ma qual è questo mercato? Qual è la collocazione di queste figure professionali ?

Bhe… come spesso accade in questo paese, ci si rende presto conto che la realtà è ben lontana da ciò che si studia, dal metodo di approccio, dalla professionalità tanto sostenuta da professori e dalle scuole in cui ci si forma.

La realtà evidenzia una situazione molto drammatica. Oggi i restauri vengono affidati  a ditte  che offrono il massimo ribasso, senza una minima valutazione della competenza e dell’esperienza maturata. La conseguenza di tutto ciò vede imprese edili lavorare allo stesso tempo e nello stesso modo su un autostrada come su un palazzo del Cinquecento unico nel suo genere. Inoltre la sponsorizzazione sostenuta  da enti privati, vede troppo spesso restaurare beni di spessore per avere un tornaconto di immagine, con il conseguente abbandono di monumenti e opere che non godono della stessa risonanza “mediatica”.

In questa situazione cosi sbilanciata per il nostro patrimonio artistico-culturale va ad aggiungersi la gravissima situazione dei restauratori: professionisti senza un contratto adeguato e senza un albo che li tuteli.  Se di norma dovrebbe risultare applicabile quello edile, si continua ad adottare il contratto a progetto o in casi ancora più gravi quella di Associazione in Partecipazione, dove il compenso viene offuscato da varie percentuali che si sommano e si dividono, mentre il restauratore sa benissimo che lo stipendio andrà  poco o più a coprire l’affitto mensile. Ma com’è la giornata di un restauratore?

Se si è fortunati non bisogna fare ore di viaggio per raggiungere il cantiere, dove molto spesso non ci sono servizi, luoghi dove cambiarsi e dove la pausa pranzo si consuma nello stesso luogo in cui si lavora, seduti per terra fra polvere e sostanze tossiche. Lavorando su e giù dai ponteggi non sempre sicuri, con il sole ad Agosto e la neve d’inverno; ma non è questo a spaventarci  e nemmeno la stanchezza fisica che risentiamo a fine giornata e neanche le mani segnate da colori, malte, solventi, quanto la disumanità con cui si viene trattati, dove la richiesta di un paio di nuovi filtri per proteggersi dalle esalazioni tossiche risulta un’assurdità! Dove, dopo aver lavorato duramente per un mese vedi i tuoi guadagni perdersi fra una bolletta e l’affitto, dove malgrado il tuo impegno e l’amore per l’arte, che hai tanto studiato e coltivato, non puoi nemmeno esprimere un opinione sul lavoro.

Dove ti si dice che tu non puoi pensare ma devi limitarti a lavorare, a produrre anche di sabato senza che poi il tuo stipendio (per modo di dire) venga ritoccato. Qui si è arrivati ad abbattere ogni diritto del lavoratore: non si hanno malattie, maternità, ferie; la dignità viene calpestata quotidianamente. Io personalmente ho voluto dire basta a questa situazione alla quale sono sottostata  per quasi un anno, dopo aver visto il trattamento riservato ad alcuni miei colleghi: licenziati perché facevano domande e rimpiazzati da persone che vengono pagate cento euro al mese, lavorando nove ore al giorno, tutti i giorni. Va bene la gavetta iniziale ma non stiamo parlando di metterci impegno o di imparare un mestiere, questo è sfruttamento! Non ha e non può avere altro significato.

La cosa più grave è vedere come questi signori continuino a fare i loro comodi senza alcun rispetto per le poche leggi che ci riguardano. Dove sono le istituzioni? Coloro che dovrebbero tutelare i lavoratori? Come è possibile che in un paese che detiene più del settanta per cento del patrimonio mondiale d’arte, le figure professionali che consentono la trasmissione al futuro di questa enorme ricchezza vengano trattate in questo modo?

Quale futuro abbiamo? Quando potremo diventare economicamente autonomi? Non ricchi, autonomi! Quando potremo farci una famiglia, avere una casa, se non si ha certezza di avere un lavoro da un giorno all’altro?

Questa la condizione non solo di noi restauratori ma di tutti i giovani in generale.

Non siamo gioventù bruciata come i media ci descrivono, non vogliamo tutto e subito, siamo giovani uomini e donne che vogliono portare avanti i loro piccoli sogni, costruirsi un proprio futuro con le proprie mani, lavorando.

Isabella Stracci

Rubrica a cura di Davide Falcioni. Spedite le vostre storie a questo indirizzo di posta: d.falcioni@inviatospeciale.com

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