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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Berlusconi, Fini e le illusioni dei dilettanti

Autore: . Data: lunedì, 26 aprile 2010Commenti (1)

Alcuni commentatori esaltano la fine del partito ‘carismatico’. Vivono in un’altra Italia.

In questi giorni, dopo lo showdown tra il presidente del Consiglio e quello della Camera, gli ‘esperti’ di politica si sono dilettati sui giornali nel preconizzare il tramonto più o meno vicino del Cavaliere.

Ha scritto, per esempio, Concita De Gregorio sull’Unità: “Segnatevi questa data perché l’era del superuomo è finita”. Ilvo Diamanti su ‘La Repubblica, dopo aver analizzato alcuni dati di una rilevazione statistica che darebbero all’ex segretario di An il 6 per cento, ha sentenziato: “Difficile che possa durare a lungo tutto ciò. Questo Pdl. Questo centrodestra. Questa legislatura”.

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, da parte sua ha sostenuto: “Le tensione nella maggioranza in futuro sono certe, gli esiti imprevedibili. Le forze di opposizione non possono sottovalutare i rischi che Berlusconi per un verso e la Lega per l’altro possono dare per accelerare una situazione che non riescono ad affrontare. Per le forze di opposizione serve una responsabilità nuova”. Quindi ha proposto: “Dalle opposizioni deve arrivare un appello ad altre forze, ma anche a energie sociali ed economiche su due questioni fondamentali: cambiare l’agenda della politica per occuparsi di questioni sociali e un confronto in Parlamento per dare al bipolarismo una forma efficace, più moderna e saldamente costituzionale che blocchi i rischi di derive plebiscitarie”.

Insomma, Bersani vorrebbe un rassemblemant, chiamato “patto repubblicano”, nel quale forse coinvolgere anche Fini. Non “fare governi insieme – chiarito il leader del principale partito di opposizione – Bisogna rivolgersi ad altri partiti ma anche forze sociali ed economiche perché reagire ad una democrazia plebiscitaria, che ha dimostrato di non saper decidere, non è solo questione di opposizioni”.

Sembra che due o tre cosette sfuggano a questi preveggenti.

Il problema italiano non è Berlusconi, ma un fenomeno ben più serio, ovvero il berlusconismo.

Da almeno trent’anni in Italia un lungo e sistematico lavoro di devastazione della cultura e dei valori ha cancellato quasi completamente l’identità nazionale costruita con fatica dopo la sconfitta del fascismo, con la Liberazione e la proclamazione della Repubblica.

I cittadini, in particolare con l’avvento della cosiddetta Seconda Repubblica, ‘sono cambiati’ e la separazione tra Palazzo e Paese si è allargata. In un articolo per ‘La Stampa’, Michele Ainis ha scritto dei partiti che sono “incapaci di rinnovarsi e di rinnovare la faccia rugosa del Paese, refrattari alla legalità, abitati per lo più da carrieristi senz’anima e senza ideali. Da qui il divorzio fra eletti ed elettori, da qui la crisi di legittimazione e di fiducia che investe la politica. Le prove? Basta contare il popolo del non voto alle scorse elezioni regionali: quattro italiani su dieci”.

Ed ancora sul governo: “Il guaio è che troppo spesso i suoi ministri marciano con un elmetto in testa, trattano il Parlamento come un accidente fastidioso, scambiano la Repubblica per un sultanato. Da qui la deriva plebiscitaria e populistica che percorre ormai le stesse istituzioni; da qui l’insofferenza per le regole, nonché per i custodi delle regole”.

A spiegare in modo ancor più semplice com’è l’Italia berlusconiana, ci ha pensato un ‘paparazzo’ di altri tempi, Rino Barillari, un fotografo che ha raccontato il nostro Paese con le sue foto fin dai tempi della ‘Dolce vita: “E’ pure cambiata la società – ha detto – e allora succede che mentre prima le prendevo da Peter O’Toole ubriaco, o dovevo pregare Marlon Brando di tirarmi giù dal muro dove mi aveva appiccicato, adesso rischio di trovarmi steso dai body-guard dell’ultima esclusa del Grande Fratello”.

Questa Italia sta vivendo la crisi peggiore dopo l’inizio della dittatura fascista: crisi economica, dissoluzione della macchina dello Stato (ormai del tutto in panne), naufragio della scuola, della sanità e della ricerca. Intanto i giovani sono naufraghi in balia di un mare agitato dai venti del razzismo e della xenofobia, attratti dal culto del superfluo e dal peggiore dei mali: l’ignoranza diffusa. Ragazzi in gran parte capaci di spendere la propria passione solo in qualche curva nord o sud per esaltare pallonari strapagati.

La ‘rottura’ tra Berlusconi e Fini non sposta una virgola in questo scenario e neppure la sposterà in futuro. Perchè le idee ed i cambiamenti sono figli della coscienza collettiva di un popolo e delle consapevolezze quotidiane dei cittadini.  Non delle previsioni di analisti-stregoni.

L’impero berlusconiano, costruito e sostenuto dalla televisione, ogni giorno rafforza con messaggi ‘pornografici’ disillusione e superficialità, impedendo la realizzazione di un antico principio latino, quello della comparsa dell’homo novus.

Chi era costui? Si trattava di un cittadino che arrivava al potere da una famiglia che mai  aveva in precedenza indicato qualcuno alle alte cariche pubbliche. L’uomo nuovo, appunto, privo di condizionamenti e non ricattabile. Persone come Cicerone, Agrippa, Catone il Censore, Sallustio.

La casta al potere oggi è avviata a velocità folle sulla strada della dissoluzione dello Stato democratico. Il ‘conducator’ Berlusconi e la sua schiera di seguaci indisponibili a mollare privilegi ottenuti senza meriti vogliono ‘riformare’ la Repubblica per affidare al Cavaliere (negli ultimi anni della sua vita) lo scettro di amministratore unico dell’Italia spa, una Repubblica aziendale nella quale poter condurre senza impedimenti affari e clientele. Convinti che dopo Berlusconi si troverà un altro condottiero e la giostra andrà avanti senza soluzione di continuità. La Lega di Bossi è la truppa di soldati di ventura di questa oligarchia, una compagine di supporto interessata a razziare liberamente nella propria area di appartenenza, in attesa che con lo sfascio generale si costituisca il granducato di padania, fatto di partite iva e di individui che lottano per ottenere le insegne dei negozi in dialetto bergamasco o veneto, la pulizia etnica da stranieri o meridionali e si riuniscono per celebrare i riti dell’acqua del Po (inquinata, ma non fa nulla).

L’opposizione non ha nessun progetto alternativo, si dilania in scontri all’ultimo burocrate per poltrone che non valgono nulla, perchè tanto ‘gli altri’ fanno passare quello che vogliono senza neppure sforzarsi troppo.

Così la ‘scontro’ Fini-Berlusconi non porterà alcun rimescolamento delle carte, ma anzi, con tutta probabilità permetterà di correre ancora di più verso il baratro.

L’obiettivo del centro destra adesso è nelle elezioni anticipate, per conquistare una maggioranza ancor più salda in Parlamento e votare le riforme ‘federaliste’, spartendosi con i celtici armati di elmi cornuti e cravatte verdi quel che resta della Repubblica italiana.

Intanto il lavoro non c’è, gli stipendi sono inaccettabili, si vive sempre peggio ed al posto di Mastroianni, Magnani e De Sica ci sono Scamarcio, Ferilli e Moccia.

Il quaranta per cento di cittadini che si sono rifugiati nelle proprie case disgustati e confusi ed il trenta ed oltre che vota per l’opposizione fantasma si renderanno conto in tempo che il destino del Paese è nelle loro mani? Nonostante il duello Inter-Roma ed i tronisti.

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Commenti (1) »

  • pietro ha detto:

    Non sono daccordo. Vero che i problemi (non “il”) sono più grandi di quanto sia lo spazio occupato dal mero proprietario mediaset, fininvest (e dintorni); sono i problemi di un declino accentuato del paese, entro un sistema mondiale di accumulazione distribuzione consumo che gode di cattiva salute; però i deficit strumentali e conoscitivi, la mentalità diffusa, che “inviato speciale” indica come strutturali ed immodificabili, hanno avuto un catalizzatore, un agente monocratico, capace di organizzare e remunerare molteplici vassalli -in una catena davvero antimoderna, neofeudale; proprio questa omologia fa pensare, assieme al disamore diffuso per la politica, alla perdita di fascino dei leaders, dopo la dissoluzione dei partiti “forti”, che le crepe non debbano essere sottostimate; non significa (purtroppo) che sarà liquidato il tiranno e che si aprirà una luminosa fase di recupero di solidarietà e lealtà -al contrario, la condizione più probabile sarà di potenti turbolenze e di incremento dell’incertezza, con molteplici sbocchi; ma la fluttuazione più probabile -per me- è la fine di questa forma di dittatura, che ha tenuto assieme i livelli, dai “duchi” alle vivandiere, grazie alla sterminata capacità remuneratoria, ma che nonostante ciò è debole, proprio di fronte ai problemi di cui finora ha profittato, che ha contribuito seriamente ad aggravare, e che non può nemmeno alla lontana proporsi di mettere in agenda, perchè fuoriescono dal suo orizzonte. Continuerà ad occuparsi del suo interesse, ma incontrerà acidi corrosivi. La straordinaria convergenza fra programma P2 e salvataggio dell’indebitato, fra Villa Wanda e villa Certosa, non funziona più. Fini, appunto; Obama, non Dubyea…
    Nella destrutturazione di un sistema può accadere di tutto, dipende da chi ha più capacità di riconnettere velocemente, disporre e dare ordine alle cose entro il suo raggio di azione; non sono ottimista. Vedo la Lega organizzata, l’etnocentrismo come infrastruttura mentale, la xenofobia come ideologia vincente su altre meno becere, prospettata come soluzione, in prospettiva vincente.
    Certo posso sbagliare su tutto. Scommettiamo?

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