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Alberto Donatelli, un cantautore artigiano

Autore: . Data: giovedì, 15 aprile 2010Commenti (0)

Una intervista ad un musicista ‘anomalo’. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

Alberto come stai?

Beh, ad esser sincero un po’ stanco, ho girato un anno tutta Italia con la mia band, per un totale di 28 concerti live con quello che amo chiamare il ROCKificio. Adesso è appena uscito il mio nuovo cd e facendo tutto da solo puoi immaginare la mole di impegno (registrazione, produzione, promozione, stampa compresi). Il 29 aprile ci sarà la mia ultima serata di questo giro che ho fatto in tutta Italia, all’ Aran club di Roma.

Allora potrebbe andar bene per te la definizione di artista indipendente?

No, neanche questa, in quanto io non ho nemmeno una piccola etichetta che mi segue, ho il mio studio di registrazione. Circa 10 anni fa, mi avevano avvicinato quelli della Sugar, davvero una grande società discografica, proponendomi un contratto iniziale di collaborazione, ma ho declinato. Ero più giovane e inesperto, ma ho avuto la fortuna di chiedere in giro, per farmi spiegare come in realtà funzionasse, e non me la sono sentita. Il problema è che ti vincolano per 5/6 anni, dopo il tuo exploit iniziale e rischi di rimanere fermo, senza produrre nulla, perchè son loro che decidono e che ci guadagnano se realizzi qualcosa di bello, mentre a te restano le briciole.
Quindi ho deciso di restare libero, in un mercato imprevedibile, come quello musicale, ma con la libertà di sbagliare, e anche di crescere realmente, di riservarmi una potenzialità immensa e preziosa, il contatto reale con il pubblico delle mie serate. La gente compra i miei cd, perchè è venuta alle mie serate, non il contrario. Quello che è nato all’interno della mia band è fondamentale per me, una esperienza creativa che nasce di giorno in giorno e riesce così ad arricchirsi di stimoli, in un vero e proprio ‘rockificio’ appunto, un laboratorio artigianale del rock. Fabrizio Corso, bassista, Francesco De Chicchis, batterista, Roberto Franzò, chitarra solista, sono divenuti la mia famiglia ormai, perchè viviamo gomito a gomito e condividiamo tutto.

Che ne pensi di trasmissioni come ‘Amici’ di Maria De Filippi ?

Beh, ‘Amici’ è senza dubbio una trasmissione fantastica, fa audience, e non ti nego che  guardo volentieri questo “gioco” creato e finalizzato interamente a vendere dischi, ma non ci vedo altro.

Secondo te riescono a creare un pubblico per l’artista che vincendo la competizione sarà lanciato?

Esattamente. Ti spiego meglio: se un pubblico di 4 milioni di telespettatori ascolta una canzone è normale che ne vengano vendute minimo 50mila riproduzioni in un cd, è quasi statistico. I ragazzini che lo trovano nel megastore non si fanno molte domande sulla qualità, ma riconoscono la faccia del nuovo talento, a prescindere se lo sia o no. E’ un meccanismo di vendita. Se l’artista resiste al mercato, allora può vendere di tutto, perchè i fan ormai ti perdonano tutto, ma la Emi, ad esempio, nell’inizio del tuo lancio no. La mia è stata una scelta coraggiosa, ma ben ponderata, sono libero per essere me stesso. Dalle sequenze di un video che ho girato con un mio amico durante una vacanza negli Stati Uniti è uscita una clip per il mio “8 stagioni” ed è una cosa nata quasi per caso, non speravo venisse così bello, ad esser sincero. Mi hanno chiamato all’estero, proprio nelle radio universitarie americane, in Belgio e persino in Turchia, ma in Italia resta sempre tutto fermo. Non escludo la possibilità di andare fuori questa estate, perchè la situazione non è ambiata minimamente negli ultimi 10 anni.
La musica è soggettiva e con questa scusa, radio come Radio Dj, o RTL, passano il tuo pezzo solo se compri 50mila euro di pubblicità sul loro network. E io di certo non ce li ho. Un giorno, quasi per gioco, sono andato sul sito discografico più cliccato, dicendo che avrei acquistato 5000 euro di pubblicità, e mi è stato risposto dalla redazione che in questo caso, se ne poteva parlare.
Capisco il perchè dell’entusiasmo iniziale di un artista giovanissimo, abbagliato dal guadagno immediato che arriva per chi partecipa a XFactor o Amici. Gli dicono che devono avere un’etichetta, senza però far comprendere bene, che ciò non è garanzia per un successo durevole e secondo me è anche controproducente.
Guarda cosa è successo a Marco Carta, 3 anni fa, un grande exploit mediatico, e poi? Io invece suono ancora qua a cantare, creare e autoprodurmi.
Ho una grandissima stima di Marco Mengoni, del suo successo, conseguente alla sua presenza per ben sei mesi su Rai2, ma non scommetterei molto sopra di lui, non perchè non sia bravo, anzi, ma perchè il format è un ingranaggio che rischia di triturarti.

Alberto, cosa c’è stato di nuovo nel panorama musicale italiano, negli ultimi 10 anni?

Beh, i Negramaro, di sicuro, e anche Grignani, ma a parte loro, nessun altro artista completo.

E da cosa può dipendere questa situazione di ristagno?

La Caselli, all’inizio, cercava almeno lei nuovi talenti ed è così che sono usciti Bocelli ed Elisa, ma purtroppo si è istituzionalizzata, anche lei, in un certo senso si è seduta, perchè la sua Sugar è diventata una società per azioni.
Stanno seduti anche altri talent scout, a loro conviene, aspettano un giovane talento che viene inglobato nel format e così non hanno rischi economici.
Quello che mi lascia più perplesso è Rudy Zerbi, perchè stimo tantissimo la summa, il monumento vivente alla discografia italiana, che fa il giurato nella nota trasmissione per la Sony.
A un certo punto ho contattato Mario Fegiz, sperando che per la sua veneranda età fosse ancora resistente al meccanismo del format. La sua unica, laconica risposta è stata: “Ma secondo lei, io sul ‘Corriere della Sera’, con Ligabue in uscita e il musical di Cocciante nell’aria, posso scrivere la recensione di un artista indipendente sconosciuto?”.

Forse indipendente in un meccanismo ormai istituzionalizzato tra critica, trasmissioni di vendita e pubblico pilotato, suona come pericoloso, non conforme?

A me non interessa, perchè e percome, so solo che Fegiz non può aiutarmi, perchè non faccio compromessi col meccanismo del marketing pubblicitario e voglio guadagnarci anch’io.
L’anno prossimo festeggio un decennio di attività musicale, di autodiscografia e di rapporto con il pubblico, di me e del mio ‘rockificio’. Da gennaio ci ributtiamo nel nostro studio e mi faccio un regalo di compleanno per novembre, un altro CD, il quarto, rappresentativo di ciò che io sono e che ho fatto, non so ancora il titolo, verrà da sé, componendo, il lusso più bello che posso concedermi.

Giulia Salfi

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