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Agile: J’accuse al governo

Autore: . Data: mercoledì, 7 aprile 2010Commenti (1)

Quasi totalmente dimenticati dai media i lavoratori della ex Agile, ex Olivetti e Bull sono in lotta da mesi.

La battaglia che il personale dell’azienda sta combattendo per difendere il posto di lavoro ed impedire la chiusura della più grande azienda informatica italiana ha spinto il 31 marzo scorso i lavoratori a commentare in questo modo l’ultima udienza della complicata vicenda processuale che li riguarda.

“Se non fossero in gioco i posti di lavoro, le famiglie e le vite di 1.700 informatici della Agile ex Eutelia, la scena del 31 marzo al Tribunale fallimentare di Roma all’udienza per l’insolvenza della Agile e della Omega (sua capogruppo) – hanno scritto – potrebbe essere una buona sceneggiatura per qualche commedia all’italiana, del tipo Totòtruffa o I soliti ignoti”.

Poi hanno spiegato: “Purtroppo c’è ben poco da ridere e queste sceneggiate sulla pelle dei lavoratori non passano ai telegiornali di Minzolini e Mimun. Era attesa dai lavoratori della Agile, a centinaia da tutta Italia sotto il Tribunale in viale delle Milizie a Roma, qualche risultanza sulla temuta richiesta di concordato della capogruppo Omega che consentirebbe, se accolta, un surreale ritorno al controllo della Agile, da parte di una proprietà di noti speculatori e liquidatori di aziende”.

Fabrizio Potetti della Fiom e Alessandra Carnicella della Rsu Agile, secondo la cronaca della giornata descritta dal blog dei lavoratori, “hanno riferito alle ore 12 che il rappresentante legale della Omega ha presentato un faldone di documenti con la proposta di un concordato basato sulla gestione delle attività tramite una società di call center (ancora…)” e che lo stesso legale “si è detto stupito degli ostacoli all’accordo, visto che Omega è disponibile a pagare tutte le spettanze pregresse. Ha poi presentato una fidejussione della società Finart. Il giudice Norelli ha esaminato questa fidejussione, dichiarandola illegittima in quanto la società in questione è sotto inchiesta per riciclaggio. È semplicemente incredibile”.

Ieri la ricercatrice dell’Università di Palermo, Lidia Undemi, una specialista nel campo delle llo studio delle esternalizzazioni e cessioni di ramo d’azienda ha pubblicato un durissimo articolo di accusa nei confronti di Istituzioni e Governo, indicati come i più diretti responsabili della perdita delle commesse e dei livelli occupazionali per i lavoratori della Agile ex Eutelia.

Ha scritto Undemi: “I lavoratori Agile (ex) Eutelia sono vittime di un sistema speculativo che affonda le sue radici nella politica di assegnazione degli appalti pubblici da parte delle pubbliche amministrazioni. I dirigenti delle amministrazioni appaltanti hanno il dovere di organizzare le attività pubbliche nell’interesse collettivo, tenendo bene a mente che il coinvolgimento dei privati deve essere effettuato solo se ciò risulta collettivamente conveniente. L’interesse collettivo non potrà mai essere soddisfatto con continui fallimenti societari finalizzati alla speculazione finanziaria, i cui costi, anche in termini di perdita dei posti di lavoro, si ripercuotono negativamente sui conti pubblici”.

La ricercatrice ha aggiunto: “Ovviamente, non possiamo aspettarci che il mercato dei beni e dei servizi pubblici si regolamenti da solo, occorre che i dirigenti pubblici pongano in essere una serie di regole idonee ad evitare meccanismi speculativi. Ad ogni modo, se la politica di affidamento dei servizi pubblici ai privati si rivela un fallimento per la collettività, o la classe dirigente è incapace di gestire il denaro pubblico nell’interesse collettivo, oppure l’obiettivo perseguito è quello di canalizzare soldi verso determinati soggetti privati. In entrambi i casi, i primi a perdere il posto di lavoro dovrebbero essere i dirigenti pubblici”.

Con coraggio la giovane specialista ha quindi chiarito: “I lavoratori, dato che sono l’ultimo anello della catena del potere di governo delle attività, dovrebbero pagare per ultimi, ammesso che debbano sostenere tale disagio” e spiegato: “Le pubbliche amministrazioni committenti sono dunque socialmente e politicamente responsabili nei confronti delle sorti dei rapporti di lavoro instaurati nell’ambito della esecuzione dei lavori pubblici. La concreta assunzione di tale responsabilità potrebbe avvenire attraverso l’obbligo di inserimento dei dipendenti di Agile nell’organizzazione produttiva dei successivi appaltatori, magari questa volta ponendo precise regole contro meccanismi speculativi, ovvero assumendo direttamente i lavoratori dato che si tratta di tecnici informatici specializzati”.

Undemi ha affrontato anche il problema della disinformazione: “E’ troppo comodo prendersela con la società privata di turno, e a quanto pare i giornalisti che hanno trattato la questione hanno intrapreso la via più comoda, che, a seconda della rilevanza della verità nascosta, può produrre un danno proporzionato ad una forma aggressiva di complicità, peggio del silenzio. E pensare che bastava semplicemente leggere la relazione dei commissari giudiziali, da cui si evince che alcune importanti commesse pubbliche sono rimaste in mano a Eutelia, addirittura per espressa volontà dei committenti che non hanno accettato la cessione, ossia che Agile, nuova datrice di lavoro dei 1922 lavoratori, subentrasse nelle commesse cedute con la conseguenza che Eutelia avrebbe continuato ad incassare i relativi importi fatturati e/o da fatturare”.

La denuncia della specialista continua: “A conti fatti, il committente ha usufruito del lavoro degli impiegati ceduti ad Agile, Eutelia ha continuato ad incassare il corrispettivo delle commesse e il personale addetto ai servizi appaltati ha lavorato su commesse di Eutelia! Perché continuare a mantenere il rapporto con Eutelia pur sapendo che i lavoratori addetti all’attività appaltata sono transitati in un’altra società? E’ evidente che la perdita dei posti di lavoro dei dipendenti (ex) Eutelia (o di parte di essi) è stata determinata da una precisa scelta dei committenti”.

La considerazione di Undemi apre scenari ancor più foschi di quanto fino ad oggi giornali e telegiornali, pur col contagocce, hanno riferito ai cittadini italiani. “A prescindere dal commissariamento- ha insistito la ricercatrice di Palermo – i lavoratori hanno diritto a mantenere il posto di lavoro presso le pubbliche amministrazioni dove hanno prestato servizio. E’ assurdo pensare che questi posti di lavoro siano rimessi nelle mani di altri privati con la stessa libertà di azione di Eutelia. Questa sarebbe una grave ingiustizia sociale. Si tenga conto del fatto che i lavoratori potrebbero anche decidere di agire legalmente contro i committenti, in quanto esiste una specifica normativa che tutela i lavoratori nell’ambito dei processi di esternalizzazione”.

Concludendo il proprio J’accuse Undemi ha avvertito: “Non si dimentichi, inoltre, che il sindacato ha ottenuto una sentenza favorevole di accertamento della condotta antisindacale nei confronti di Eutelia, che comporta l’annullamento degli effetti della cessione nei confronti dei singoli rapporti di lavoro. A quanto pare, non è chiara la posizione dei sindacati rispetto a questo aspetto della vicenda. Senza commissariamento, il ritorno dei lavoratori in Eutelia sarebbe sicuramente più conveniente, specie se si considera che alcune commesse sono rimaste in mano a tale società. Sul punto sono necessari maggiori chiarimenti. Si è avuto modo di notare, infine, che nella sentenza relativa all’art. 28 ci si riferisce inizialmente ad Omega Srl, mentre nel resto del documento si cita Omega Spa. Si potrebbe interpretare questa differenza come un semplice errore di trascrizione, se non fosse che Omega Spa e Omega Srl si presentano ufficialmente come due società diverse, con PI differenti. Che cosa significa tutto questo? Quali conseguenze è in grado di produrre tale situazione nei confronti dei rapporti di lavoro e delle azioni sindacali intraprese contro Eutelia? Quale rilevanza può assumere tale questione nell’ambito delle verntenze gruppo Omega? La  storia dei lavoratori Agile (ex) Eutelia, forse, è solo all’inizio”.

La storia di questa azienda e dei suoi lavoratori, considerate le implicazioni che stanno lentamente emergendo, occuperebbe ben altro spazio su giornali e telegiornali in qualunque altro Paese europeo, ma invece qui è sepolta nel silenzio. E solo questo dovrebbe far riflettere i cittadini sullo stato della democrazia in Italia.

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