Adozioni, non si sceglie il colore della pelle
Così si è espressa la Cassazione dopo un esposto dell’AiBi
E’ destinato a far discutere l’orientamento espresso ieri dalla procura della Cassazione in merito all’emissione nel 2009 di un contestato decreto di idoneità all’adozione internazionale da parte del Tribunale dei minorenni di Catania. La vicenda è partita da un esposto dell’associazione ‘Amici dei Bambini’ (AiBi), che aveva chiesto alla procura, tecnicamente, di illustrare la corretta interpretazione dell’articolo 30, comma 2, della legge n.184/1983.
In buona sostanza, l’AiBi contestava il riconoscimento dell’idoneità all’adozione ad una coppia definita disponibile “all’accoglienza fino a due bambini, di età non superiore ai 5 anni senza distinzione di sesso e religione” ma “non disponibile ad accogliere bambini di pelle scura o diversa da quella tipica europea o in condizione di ritardo evolutivo”. Da qui l’orientamento della procura di ieri, che finirà ora sul tavolo delle sezioni unite della Suprema corte, chiamate ad esprimere al più presto un giudizio definitivo.
Il motivo dell’autorevole pronunciamento entra nel merito del tema della discriminazione razziale nelle adozioni internazionali dei minori e coglie dunque lo spirito delle rimostranze dell’AiBi secondo cui consentire alle coppie di scegliere il colore della pelle dei bambini violerebbe numerose convenzioni internazionali e il principio di uguaglianza stabilito dalla nostra Costituzione.
“La dichiarazione ‘mercantile’ delle coppie, come quella catanese, avallata dalla decisione del tribunale – ha sostenuto in una nota Marco Griffini, il presidente dall’associazione – contrasta con il principio del miglior interesse del minore e rivela semplicemente una mancanza di requisiti necessari negli aspiranti genitori”.
E’ difficile dissentire dall’osservazione dell’ente (tra l’altro uno dei più grandi tra i 70 accreditati presso il Ministero degli Esteri), anche perché ogni coppia affronta più volte i temi della disponibilità all’accoglienza nel corso dei numerosi incontri valutativi svolti con le equipé di psicologi e assistenti sociali dei Gila (“Gruppo integrato di lavoro per le le adozioni”) presso le Asl, prima di affrontare il colloquio decisivo (ai fini del possibile conseguimento dell’idoneità ) con un giudice onorario, nominato a sua volta da un magistrato togato. Dunque, alla luce degli orientamenti largamente condivisi sia dalla giurisprudenza del ramo sia tra i servizi sociali, non si comprende come sia potuto accadere che una coppia con simili caratteristiche abbia potuto ottenere l’idoneità .
Non per questo appare opportuno definire il caso in questione come un esempio di “razzismo” tout court. Il punto è che i cittadini i quali incontrano sulla loro strada il macigno dell’infertilità o della sterilità e scelgono di intraprendere il percorso adottivo non lo vivono “facilmente” come esperienza di convinta solidarietà in pieno spirito multiculturale. Talvolta chiedono alla società di aiutarli a colmare un bisogno di maternità o paternità , magari nel modo più “normale” possibile, perciò vicino ai propri canoni, persino ‘etnici’.
La vicenda va presa molto sul serio e l’indicazione della Cassazione può essere utile ad affermare un principio non solo di natura giuridica ma anche (finalmente) culturale. Resta il fatto che le sezioni unite non potranno annullare il decreto dei genitori ritenuti idonei dal Tribunale dei minorenni di Catania, ma hanno facoltà soltanto di “ammonire” tutti i tribunali di merito a non accogliere più, d’ora in avanti, richieste di adozioni subordinate ad indicazioni razziali.
Secondo la procura, oltre a violare la nostra Costituzione – che tutela il principio di eguaglianza tra le persone – le adozioni internazionali che escludono i bambini di ‘colore’ violano anche numerosi trattati internazionali ai quali l’Italia ha aderito. Tra questi, la Convenzione dell’Aja del 1993 sull’adozione dei minori, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Convenzione internazionale dell’Onu del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.
Senonché, è finita in secondo piano la seconda puntualizzazione indicata a chiare lettere nel decreto contestato, a sostegno della limitata disponibilità a proposito del “rifiuto” della condizione di “ritardo evolutivo”.
Nulla di male, in via di principio: i colloqui delle coppie con i servizi sociali servono anche a verificare l’esistenza o meno delle “risorse” necessarie ad accogliere uno o più minori portatori di handicap fisici o psichici. Ciò che suona strano è il via libera all’idoneità per poter eventualmente accogliere bambini da 0 a 5 anni escludendo a priori la condizione di ritardo evolutivo. Come è possibile, infatti, escludere in partenza quel rischio in un bambino, tanto più se così piccolo?
Spiegava al riguardo Maurizio Chierici, giudice onorario del Tribunale dei minorenni di Milano, intervenendo ad un convegno dell’associazione ‘Genitori si diventa’: “Le ragioni per cui il TdM arriva ad un provvedimento così drastico come la dichiarazione di adottabilità di un minore, interrompendo definitivamente ogni rapporto con tutta la sua famiglia di origine, sono ovviamente molto gravi. Dal gravissimo abbandono psicologico con conseguente pesante trascuratezza, tale da porre il bambino in situazione di rischio anche rispetto alla soddisfazione dei suoi bisogni primari, al grave maltrattamento fisico, alla violenza ed abuso sessuale. Tali situazioni – aggiungeva Chierici – segnano pesantemente la storia del bambino, che avrà probabilmente sviluppato un disturbo dell’attaccamento primario verso una madre o eccessivamente respingente, che non ha permesso quella stretta fisicità che un bambino richiede nei primi mesi di vita, oppure eccessivamente simbiotica, che non ha consentito al piccolo di assumere quelle sicurezze che gli permettono poi un giusto e graduale distacco. Il bambino avrà altrettanto assorbito tanta paura, insicurezza, rabbia e diffidenza verso il mondo degli adulti, oppure avrà maturato un senso di colpa verso i genitori da cui è stato allontanato, vivendosi come bambino cattivo e quindi meritevole di tutte le vicende negative vissute. Tali storie indubbiamente segnano il bambino, non permettendogli un adeguato sviluppo psicologico e un’adeguata sicurezza ed autostima e determinando una difficoltà nella concentrazione, nello studio, nel rispetto delle regole, nella socializzazione con l’altro”.
Ecco allora che “il rischio che un bambino con una storia di questo genere presenti un certo grado di ritardo evolutivo è molto alto o, meglio ancora, scontato, in adozione. A tutto questo c’è da aggiungere che il bambino, in quanto generato da quei genitori abbandonici, maltrattanti, abusanti, violenti porta con se anche la storia dei suoi genitori, molto spesso anch’essi portatori di pesanti multiproblematicità : contesti di vita pesantemente degradati, con alle spalle storie, non curate e non prese in carico, di abbandono, maltrattamento, abuso; tossicodipendenza cronica; alcolismo cronico; malattia mentale grave (schizofrenia, psicosi grave, paranoia, etc); gravissime forme di insufficienza mentale”.
Il “rischio evolutivo”, insomma, è una probabile certezza. E bisognerebbe esserne consapevoli. “E’ utile sottolineare – aveva osservato ancora il giudice onorario del TdM milanese – che più bassa è l’età del bambino più alto è il rischio evolutivo, perché minori sono le informazioni sanitarie e l’osservazione dello sviluppo del bambino stesso e minori sono le informazioni che si hanno sul suo contesto originario, fino a divenire, tale rischio, esponenziale per il neonato, sul quale molto scarse possono essere le informazioni anche sulle malattie infettive”.
Ma le informazioni in materia di adozione hanno conosciuto, ieri, anche una versione ‘gossip’. Da New York è giunta infatti la notizia che Sandra Bullock ha adottato un bambino: lo ha confidato la stessa attrice, premio Oscar, al settimanale ‘People’. Louis Bard, di tre mesi e mezzo nato a New Orleans, è arrivato a casa Bullock a gennaio ma l’attrice aveva tenuto finora nascosta la notizia. Nel frattempo, tra l’altro, si è separata, dunque si appresta ad iniziare l’avventura come ‘mamma single’.
Paolo Repetto


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