Sondaggio: gli italiani sempre più disillusi
I dati diffusi ieri da Mannheimer segnalano un progressivo distacco dalla politica.
Il ‘Corriere della Sera’ ha pubblicato ieri alcuni dati raccolti sugli unori degli italiani. Il consenso verso il governo è decisamente in flessione, passando dal 50 per cento di dicembre al 39 di adesso. Ed anche tra gli elettori del Pdl i sostenitori del premier scendono dal 93 per cento dei primi giorni di febbraio al 73 di queste prime giornate di marzo.
Non si tratta tuttavia di una acquisita consapevolezza sulla ‘pericolosità’ del berlusconismo, poichè l’opposizione non guadagna in popolarità. Ha scritto il noto ricercatore: “Ciò che emerge prevalentemente è, come già si è avuto modo di sottolineare, un clima di sfiducia generalizzato verso la politica e le sue istituzioni. E’ l’intero sistema che appare sempre più fragile e messo sotto accusa da strati crescenti di cittadini. Ciò potrà avere un effetto nel comportamento di voto alle prossime elezioni. Non solo con il possibile calo di consensi per il Pdl, anticipato peraltro dai sondaggi più recenti, ma, forse, con un incremento delle astensioni”.
Per quanto riguarda il centro destra la Lega sta mostrando vistosi cenni di cedimento. Un elettore dei celtico-padani su quattro non è convinto dell’azione dell’esecutivo ed in particolare nelle roccaforti del Carroccio, il nord est. Guai anche tra le casalinghe, meno 13 per cento, imprenditori e lavoratori autonomi.
Tra gli indecisi, ha spiegato Mannheimer, i ‘benevoli’ nei confronti del centro destra sono scesi del 10 per cento.
A rendere più chiaro il quadro generale un altra rilevazione, realizzata da Ispo per la Fondazione per la Cultura di Genova.
Lo studio, coordinato sempre da Mannheimer, intendeva osservare la relazione che collega i cittadini allo Stato, per comprendere se la società italiana sta mutando la propria identità e se il provincialismoo stia prevalendo su una visione più europeista del Paese.
Anche in questa ricerca i risultati sono sconfortanti. Rispetto al 2004 il senso di appartenenza alla Repubblica italiana è sceso di tre punti, dall’86 all’83 per centi, così come la percezione di legame col proprio territorio di origine, calata dall’81 al 77 per cento. Aumenta, però il senso di appartenenza al comune di residenza, dal 77 all’81 per cento e quello per l’Europa, salito dal 66 al 77 per cento.
Mannheimer ha commentato: “Ci sentiamo tante cose contemporaneamente, abbiamo pluridentità e l’Italia non prevale così tanto sulle altre”. Quando, infatti, i cttadini del Belpase indicano i contori della propria identità territoriale, il 46 per cento degli intervistati sceglie l’Italia, il 26 il comune in cui vive, il 13 l’Europa, l’8 la regione e il 5 la provincia. Insomma, meno del 50 per cento degli italiani possiede un sentimento di identità nazionale.
A sentirsi più ‘nazionalisti’ sono gli elettori del centro destra, i meridionali ed i più anziani. Si identificano meglio nell’Europa e nei comuni i più giovani, gli elettori del centro sinistra e i laureati.
Indicativo, infine è un elemento. Se si sostituisce il senso di appartenenza all’orgoglio di essere allora cambiano un po’. Solo il 69 per cento è soddisfatto della propria nazionalità, mentre il 33 dichiara che l’orgoglio di essere italiani è una cosa “lontana che non lo riguarda”.
Tra i delusi dal Belpaese il 25 per cento “si vergogna di farne parte”. Sono soprattutto di elettori di centro sinistra e della Lega Nord e giovani fra i 18 e i 24 anni diplomati e provenienti dal nord-est.
Infine del 50 per cento di chi è imbarazzato nel sentirsi italiano il motivo di questo disagio è indotto dai politici e dalla mentalità diffusa.


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