Romanì, chi soffia sul fuoco
Un “incubo” per i genovesi, secondo la ‘Padania’
Non ci sono soltanto i “clandestini” a turbare il sonno dei più accesi militanti leghisti. Ieri il giornale del partito di Umberto Bossi ha così titolato un suo articolo: “A Sestri Levante è incubo rom. Il segretario leghista Corso: ‘Queste persone continuano indisturbate e ubriache a perseguitare le famiglie’. E il ‘buonismo’ del sindaco Lavarello (Pd) fa il resto…”.
La ricetta dell’esasperazione funziona, soprattutto in campagna elettorale, ma il pressappochismo politico venato di qualunquismo populista fa sempre un certo effetto. La locale sezione leghista, interpellata nell’articolo, prende atto con favore della decisione da parte del Comune di aver sgomberato “solamente dopo pressanti lamentele e a seguito di fatti incresciosi, un insediamento formato da roulotte e baracche”, i cui “residenti perennemente ubriachi sono sempre stati dediti all’accattonaggio, infastidendo o nel peggiore dei casi anche aggredendo fisicamente tutte quelle persone, donne e anziani in prevalenza, che si rifiutavano di dare loro un obolo volontario”.
Una volta verificata l’inefficacia del provvedimento poliziesco, il segretario del circolo leghista, Giorgio Corso, lamenta che l’intervento comunale “è rimasto solo nelle buone intenzioni e ad oggi il problema non è stato ancora risolto”. Benchè il campo sia stato ripulito e “nessuno sa dove si siano insediati, questi rom continuano, indisturbati e ubriachi, a perseguitare le persone, in particolar modo davanti a un supermercato molto frequentato dove oltre a chiedere insistentemente l’elemosina, importunano, anche con violenza e come accaduto pochi giorni or sono con atti osceni, donne e ragazze che vanno a fare la spesa”.
Essendo improponibile la “soluzione finale”, quella che ha terrorizzato e inorridito centinaia di milioni di esseri umani nella prima metà del secolo scorso, il Carroccio levantino fatica a uscire dal ginepraio, così ributta la patata bollente nello schieramento avverso, sottolineando – azzarda dapprima l’articolista – “la scarsa volontà della giunta nel voler affrontare a pugno duro la questione e riportare sicurezza in città”. Dopodichè “quello che colpisce – come aggiunge il segretario leghista – è la totale assenza dell’Amministrazione che, come tutte le Giunte di sinistra, vuole percorrere la strada senza il minimo risultato conseguito, quella dell’integrazione e del ‘buonismo’ nei confronti di extracomunitari, rom, sbandati e delinquenti”.
A parte la difficoltà a contemplare il “buonismo” con lo “sgombero” e una volta depurato il duello tra schieramenti avversi dalle tossine della propaganda a buon mercato, che cosa si può imputare ancora al sindaco? Di non aver sguinzagliato tutti i vigili per una caccia all’uomo di tutti i romanì nei pressi dei supermercati? Di non aver adottato regolamenti comunali emergenziali per supplire alle carenze del ministero degli Interni (a guida leghista…) evidentemente non attrezzato ad espellere prontamente chi “perseguita” inermi cittadini con “violenze” e “atti osceni” reiterati?
Provocazioni a parte, le amare conclusioni suscitate da questa triste vicenda sono altre. A cominciare dall’ennesima prova dell’irresponsabilità politica di chi diffonde paure e sindromi d’accerchiamento, esponendo al linciaggio mediatico un’intera comunità senza supportare tesi pesantissime con fatti accertati e incontrovertibili. Al lettore della “Padania” non è dato sapere quando e come siano avvenuti i presunti episodi di cronaca nera con al centro cittadini romanì, quando e come qualcuno sia risultato essere “sempre ubriaco” o abbia “perseguitato” chicchessia.
Con tutta franchezza, appare inoltre surreale che un sindaco Pd abbia potuto assecondare, attraverso interventi di ordine pubblico, le pulsioni xenofobe di un altro partito. Senza rendersi conto dell’oggettiva difficoltà, per una forza progressista, a competere sul terreno proprio della destra senza incorrere nel rischio (nella certezza?) di snaturare se stessa. Fino a rendersi irriconoscibile agli occhi di tanti elettori, ai quali andrebbero invece proposti percorsi multiculturali per declinare sicurezza e convivenza, diritti e sviluppo. Nulla a che vedere con “buonismi” veri o presunti.
Paolo Repetto


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