Raiperunanotte, la fiera delle vanitÃ
E’ arrivata la telepredicazione ‘de sinistra’. Adesso non restano che gli ‘Amici di Michele Santoro’.
Ed alla fine Santoro ha mandato in onda ‘Raiperunanotte’. Il ‘popolo’ di AnnoZero ha gioito, la sinistra catodica ha ricevuto la sua dose di indignazione, le star del radicalismo televisivo hanno potuto immergersi nelle folle osannanti che di solito circondano solo Maria De Filippi.
Il fenomeno mediatico, tuttavia, è stato ben superiore agli ascolti: 450 mila su Sky, 200 mila su Rainews, 540 mila su Current (più di Sky?), forse duecentomila su internet (visitatori unici) altri scampoli altrove. Per essere di manica larga e contare anche chi ha assistito allo allo show al di fuori dei numeri ufficiali un milione e mezzo di persone, quello che raccoglie la replica di un telefilm su Raidue. Per gli organizzatori il 13 per cento di share, e siamo a piazza San Giovanni bis, ovvero la cabala.
Il programma non era un programma, ma un lungo viaggio nell’antiberlusconismo, pochi ‘fatti’ e molte ‘tesi’, come accade sempre per i prodotti santoriani.
E’ inutile analizzare la concatenazione di siparietti nei quali si sono esibiti giornalisti, attori, cantanti e qualche…cittadino.
Solo qualcosa è stata davvero degna di nota. Lo splendido monologo di Daniele Luttazzi, pornografico come pornografica è diventata la vita degli italiani, le parole appassionate e lucide di Mario Monicelli, l’unico ‘ragazzo’ della truppa, che ha avuto il coraggio di descrivere la devastazione nella quale è caduto il Paese ed ha invocato la ‘prima rivoluzione italiana’, ricordando il Mazzini che fu, e la presenza delle operaie della Omsa e dei ricercatori dell’Ispra, gli unici cittadini ‘reali’ ai quali è stato permesso di parlare per una manciata di minuti.
Due cose, invece, avrebbero dovuto far riflettere i ‘democratici’, ma non è successo.
I fischi a Morgan, il musicista cacciato da Sanremo perchè consumatore di cocaina, e la performance di Roberto Beningni.
Il popolo di Santoro e Co. non ha gradito l’anticorpo, ovvero l’ex cantante dei Bluvertigo, che è sembrato fuori dalle righe, forse sopra le righe. I moralisti ‘de sinistra’ hanno probabilmente pensato che fosse ‘fatto’ e quindi hanno subito giudicato male il reprobo.
Invece e semplicemente Morgan è un’altra Italia, un luogo nel quale si parla, ci si comporta, si sente e si suona in modo diverso. Una dimensione sconosciuta per quel pubblico in realtà conservatore, lontano mille miglia dall’universo confuso e contraddittorio nel quale sono costretti a vivere milioni di ragazzi italiani. Giovani lontani dalla politica, dalla cronaca, dalle manie ossessive di adulti pedanti o di coetanei già vecchi. Fan di Maria de Filippi o di X Factor per disperazione, perchè questo passa il convento ed è meglio il vuoto del nulla.
Quei fischi e quel dissenso hanno mostrato il volto intollerante di persone che probabilmente combattendo il duce di Arcore hanno imparato da lui come sia importante cancellare le diversità . Tutti riuniti, tuttavia, in un sistema scenografico simile al mitico studio della criticatissima De Filippi, mancavano televoto e palloncini, ma lo scenario era lo stesso.
E il ‘lapsus’ dell’eroico Benigni, che ha evitato di incorrere nelle ‘sanzioni’ sgradevoli che sono state imposte ad Aldo Busi, sospettato di aver criticato il Papa (cosa che in realtà non ha fatto).
Il comico toscano, sempre più macchietta di se stesso (perchè ride sempre pensando di essere spiritoso?) infatti ha detto: “Che il Papa deve diminuire le tasse e che Berlusconi era omosessuale”, riferendosi alle affermazioni che hanno autorizzato la Rai a bandire lo scrittore da tutti i suoi programmi.
Peccato che Busi, se avesse voluto dire quello che non ha detto, ma ha solo lasciato intendere, avrebbe invertito i soggetti, associando a Berlusconi le tasse ed al Papa l’altra cosa.
Casualità o scelta precisa quella di Benigni? I processi alle intenzioni sono veri e propri crimini, ma la frase di Andreotti vale sempre in questi casi: “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina…”.
Lo show di Santoro è stata una testimonianza a favore della libertà di espressione e per questo non può essere ‘censurato’.
Tuttavia una testimonianza avvilente e drammatica. Per due motivi.
Perchè ha definitivamente sdoganato la figura del telepredicatore ‘de sinistra’, il capopolo catodico che guida la sua truppa (esigua) alla battaglia finale non si sa per cosa e la dimostrazione che ormai i ruoli in Italia non esistono più.
Bersani, che non dice nulla e per questo dice, è in ogni caso il leader del principale partito di opposizione. Milioni di italiani lo votano, credono abbia delle proposte per cambiare il Paese (quali?), è concretamente il rappresentante di centinaia di migliaia di cittadini iscritti al Pd.
Eppure se decidesse di organizzare una manifestazione in un palazzetto dello sport non se lo filerebbe quasi nessuno, neppure i suoi seguaci. Tantomeno televisioni, radio e internet trasmetterebbero il suo discorso e men che meno i giornali si affannerebbero a scriverne fino allo spasimo.
Invece la ‘star’ televisiva raccoglie le folle, scatena gli animi, agita le redazioni di quotidiani ed emittenti tv.
Ormai il piccolo schermo, nel regno di Berlusconia, incorona sovrani, nomina vassalli, seleziona pretendenti al trono e indica persino i cospiratori.
La mediocrazia italiana, mediatica quanto mediocre, ha sotituito la democrazia, devastato le regole elementari, assunto il verosimile come principio di verità .
Ieri, forse, si sarebbe potuto dar voce agli operai licenziati, ai giovani senza lavoro, alle ragazze maltrattate, agli stranieri discriminati, ai vecchi senza assistenza, ai poveri senza denaro, ai politici senza partito, ai cittadini senza più sogni. Financo agli innamorati senza fidanzate.
Si sarebbe potuto far del giornalismo vero, raccontando il Paese che non c’è e che la televisione nasconde, travisa, mistifica.
E si sarebbe potuta prendere la decisione di parlare anche a quel 50 per cento di italiani che vedono in Berlusconi l’uomo della provvidenza, mostrando loro il dolore di chi non ha chances, la tristezza di chi non riesce a campare, la solitudine di chi non trova uno straccio d’amore per le strade violente delle nostre città .
Nulla di tutto questo è stato fatto e così il titolo Raiperunanotte ha onorato il suo scopo: non cambiare nulla. Esattamente quello che fa l’azienda pubblica da anni.


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