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Proteste nel Cie di Ponte Galeria a Roma

Autore: . Data: mercoledì, 17 marzo 2010Commenti (0)

I reclusi protestano, chiedono rispetto e nessuno li ascolta. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

Nessuno se ne è accorto: né Bersani né Di Pietro e neanche i due esponenti della sinistra ‘radicale’ Ferrero e Vendola.

Eppure sabato, mentre i leader dell’opposizione si trovavano nella gremita e festosa piazza del Popolo di Roma in occasione dell’ennesima manifestazione anti-Berlusconi organizzata dai vari popoli (rossi, viola, gialli, a pois…) e denunciavano la crisi del sistema democratico italiano, a una manciata di chilometri di distanza, nel Cie di Ponte Galeria, si scatenava la rivolta dei detenuti, sostenuta soltanto da alcuni centri sociali.

Ma cosa sono i Cie? Sono i Centri di identificazione ed espulsione (ex Centri di permanenza temporanea) previsti dalla legge Turco-Napolitano che regola l’immigrazione nel nostro Paese.

Si tratta di veri e propri istituti di detenzione ne quali vengono ospitati gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera” .

Sono una “anomalia”, perchè prima dell’approvazione della legge Turco-Napolitano (correva l’anno 1998) non era prevista la detenzione di individui a seguito della violazione di un semplice atto amministrativo (quale il mancato possesso di un documento). Con le norme seguenti varate dal centro destra e la definizione del reato di ‘immigrazione clandestina’ la situazione e ancora peggiorata.

E’ infatti inaccettabile che dei cittadini vengano trattenuti in prigioni ‘mascherate’, senza che abbiano commesso reati, se non quello ‘presunto’ d aver cercato un luogo sul pianeta nel quale trovare un lavoro e poter vivere con dignità.

I media raramente si occupano delle condizioni di vita all’interno dei Cie. I migranti in attesa “di identificazione ed espulsione”, una volta arrivati, vengono fatti spogliare e privati di tutti gli oggetti personali. Nelle stanze (celle) dovrebbero esserci 8 letti ma nella maggior parte dei casi regna il sovraffollamento (si arriva anche a 16 persone, la metà delle quali dormono per terra). La qualità del cibo è scadente, i riscaldamenti non funzionano, i servizi igienici sono pessimi, l’igiene minimo e, come spesso accade nelle prigioni, sono frequenti gli atti di violenza. Tra pestaggi ai danni dei reclusi e le risse dovute alla segregazione forzata le giornate passano senza che i diritti civili minimi siano applicati.

Poi ci sono i tentativi di fuga, con conseguenze che è facile immaginare una volta riacciuffati i ‘disubbidienti’.

Qualche giorno fa un ragazzo che stava tentando di scavalcare il muro di cinta è stato brutalmente pestato. E’ così che è nata la protesta di sabato: coperte e materassi dati alle fiamme, detenuti arrampicati sui tetti o sulle recinzioni al grido di “libertà”.

Dall’altra parte forze dell’ordine in assetto anti-sommossa, manganelli e lancio di gas lacrimogeni per sedare la protesta.

Fuori dal Cie numerosi esponenti dei centri sociali, accorsi sotto lo slogan “Nella tua città c’è un lager: chiudiamo il Cie di Ponte Galeria”.

Ma la politica che conta, anche sabato, era da un’altra parte.Vicinissima, eppure terribilmente lontana. Gli ultimi restano sempre ultimi.

Davide Falcioni

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