Perchè Santoro non è Cronkite
Stasera ‘Rai per una notte’. Ma non è libertà di espressione.
Spiegando i motivi che lo hanno spinto ad organizzare la manifestazione di stasera al Paladozza di Bologna, il segretario del ‘Partito di AnnoZero’, Michele Santoro, ha detto: “Andremo in onda per riaccendere l’informazione che è stata spenta”.
‘Rai per una notte’, sostenuta dalla Federazione della stampa, sarà trasmessa da un eterogeneo gruppo di media, da Current, Repubblica tv, Sky Tg24, Rainews, Youdem a Radio popolare e Radio città futura ai siti di Antefatto, Repubblica e Corriere della Sera.
Saranno presenti un certo numero di ‘intellettuali’ tra giornalisti, cantanti, attori e musicisti. Tutti uniti nella protesta per la sospensione dei talk show politici imposta dal Cda della Rai in occasione delle prossime elezioni regionali.
Ma cos’è l’informazione? La risposta vale un milione di dollari e prevede infinite variabili, ma può anche essere riassunta in modo semplice: offrire ai cittadini sintesi di fatti ed opinioni in grado di rappresentare nel modo più ampio possibile la realtà. Un lavoro nel quale protagonisti sono la cronaca ed i lettori o spettatori, mentre i giornalisti debbono essere solo ed esclusivamente dei semplici interpreti, il cui compito è tradurre e non creare.
Uno dei più grandi professionisti della storia televisiva americana si chiamava Walter Leland Jr. Cronkite ed è scomparso lo scorso anno a 93 anni. Fu un grande inviato di guerra ed alla fine del secondo conflitto mondiale fu assunto dalla Cbs. Per lui fu coniato il termine ‘anchorman’ e fu anche il primo a realizzare un telegiornale di 30 minuti.
Uncle Walter, zio Walter come lo chiamava il pubblico, era un potentissimo reporter, pagato con stipendi astonomici e non di rado Stati Uniti si fermavano durante i suoi Tg. Veniva dal Texas e chiunque conosca gli Usa sa che gli abitanti di quello stato amano il detto “anyone can become an american, but you have to be born a texan”, ovvero “chiunque può diventare un americano, ma texano ci devi nascere”. In realta Cronkite era venuto alla luce a St. Joseph, nel Missouri, ma la sua formazione di adolescente era avvenuta ad Houston, la città piu importante del ‘Lone Star State’, lo ‘Stato della stella solitaria’, che John Steinbeck descrisse in questo modo: “Il Texas è uno stato d’animo. Il Texas è un’ossessione. Ma soprattutto, il Texas è una nazione in ogni senso della parola”.
L’origine culturale del giornalista, ovviamente massone come avviene per molti negli Usa, è molto importante, perchè quella terra dalle immense e meravigliose praterie è (ed era nel secolo scorso) il prototipo della pancia più profonda dell’America rurale e moderata.
La capacità di Uncle Walter di parlare ai cittadini statunitensi, la sua secca imperturbabilità e la sua enorme influenza non gli impedirono di mantenere contatti più che amichevoli con la Cia, l’agenzia di spionaggio estero del governo statunitense. Insomma, non era ‘trasparente’ e neppure un modello di ‘imparzialità’, ma era comunque un giornalista di razza.
Così il complicato Cronkite, il 27 febbraio del 1968, lesse un editoriale dal titolo: “Rapporto dal Vietnam: chi, quando, dove, come e perchè”, le cinque domande classiche del giornalismo.
Il più seguito anchorman del Paese spiegò al popolo americano che quella guerra era sbagliata e subito dopo il presidente Lyndon Johnson commentò “Se ho perso Walter Cronkite, ho perso l’America moderata” e si ritirò dalla corsa per la Casa Bianca.
Tornando nel Belpaese, troviamo la storia del nostro eroe popolare, dell’anchorman nostrano Santoro. Ragazzo diciassettenne nel ’68, aderi ad un singolare gruppo politico, l’Unione dei Comunisti Italiani (Uci) e cominciò a scivere per il quotidiano di quella organizzazione, ‘Servire il popolo’.
L’Uci era davvero un serraglio umano bislacco. Fu fondato da Aldo Brandirali, oggi leader del Pdl, ed i suoi aderenti erano non solo in costante adorazione del capo, ma si dichiaravano orgogliosamente stalinisti. La selezione per entrare in quella specie di setta sconclusionata era molto severa ed i militanti avevano una buffa consuetudine: dovevano fidanzarsi tra loro per approdare infine ai “matrimoni comunisti”.
Dopo siffatta esperienza Santoro passò nel Pci, ma da quelle parti le cose non andarono per il meglio.
Il giovane salernitano ricorda in qeusto modo il suo arrivo in Rai: “Quando si resta disoccupati si fanno un sacco di cose. Lavoravo per il Mattino e realizzavo sceneggiati radiofonici per la Rai collaborando con uno straordinario personaggio, Enrico Zummo. Nel frattempo ero parcheggiato a l’Unità che non mi faceva scrivere. Nel consiglio d’amministrazione della Rai c’era il filosofo Beppe Vacca che mi ha proposto di andare a Roma e io ho accettato. L’Unità si è liberata di me ed io di loro. E ho fatto bene visto che la redazione napoletana ha chiuso”.
La ricostruzione, secondo alcuni, potrebbe richiedere solo un piccolo ‘aggiustamento’, rendendo Santoro soggetto della proposta ed il professor Vacca solo il destinatario, ma naturalmente si tratta ipotesi non confermate.
Fatto sta che il conduttore di AnnoZero è entrato in azienda con una bella raccomandazione ed ha cominciato in questo modo la sua battaglia per la libertà.
E siccome la formazione giovanile conta nello sviluppo della personalità, le antiche consuetudini con le ‘tesi’ non si sono mai spente, orientando in seguito tutta la sua carriera professionale.
Tutti i suoi programmi, da Samarcanda fino ad AnnoZero, sono costruiti seguendo una traccia nella quale l’anchorman non è il tramite tra il racconto della cronaca ed il pubblico, ma piuttosto colui che indirizza gli spettatori sulla ‘retta via’. La sua.
I teledipendenti di sinistra sono da anni costretti ad una programmazione che non li rappresenta, o lo fa solo in minima parte, ed allora il tribuno Santoro e la sua equipe piacciono, perchè confortano, assistono, svelano segreti pensieri (noti a tutti in realtà) che però l’ufficialità mediatica lottizzata relega in cantina ed oscura per pura idiozia.
Dai ‘matrimoni comunisti’ di un tempo, allora, si è passati ai ‘matrimoni mediatici’, dove i componenti del gruppo si riuniscono per sentirsi vivi, presenti, utili e si rallegrano.
Ed è per questo che in tanti anni nessuno ha mai cambiato idea guardando un programma di Santoro, mentre lui è riuscito a far arrabbiare solo Berlusconi, un altro che predilige i monologhi, il feeling diretto coi suoi estimatori, l’adesione fideistica alla tesi.
Presentando ‘Rai per una notte’ il suo promotore ha affermato: “Siamo giornalisti schierati, sì, dalla parte del pubblico. Per la prima volta si potrà parlare dello sciopero bianco degli abbonati della Rai, privati dei loro programmi che cercheranno in tutti i modi di rivedere. Da Bologna racconteremo quello che ci è accaduto realmente in questi giorni perché non è stato fatto con chiarezza”.
Parole chiare ed illuminanti, che teorizzano l’esistenza di ‘vittime’, ovvero gli ‘oscurati’, ed annunciano il racconto di quello che è successo, ‘a loro’.
Ma la crisi della società italiana, della democrazia in questo Paese, è ben altra cosa dalla sospensione di Ballarò, Porta a Porta, AnnoZero, l’Ultima parola. Anche perchè nessuno di questi programmi è mai riuscito ad incidere davvero sulle azioni del Palazzo.
Sciocco è stato il Cda della Rai, spinto da un premier intemperante, a congelare programmi che non spostano un solo voto e non orientano nessuno, come è chiaro persino ai sassi.
Ognuno di quei talk show non ‘fa informazione’, ma è l’espressione di un ‘partito mediatico’ del quale il conduttore si è eletto segretario, programmi orientati verso spettatori iscritti e militanti, del tutto estranei agli ‘altri’, a quelli che non hanno già capito, ma vorrebbero farlo con l’aiuto della tv.
Rai per una sera, allora, è l’esatta copia del Tg4 di Emilio Fede o del Tg1 di Minzolini, prodotti realizzati per dispensare ‘una verità’, non per cercarla.
Ecco perchè Santoro non sarà mai in grado di fare quello che fece in quel lontano 1968 il pur conservatore Cronkite, ovvero aprire la strada che portò Washington a lasciare il Vietnam.
L’anchorman americano, infatti, interpetava la coscienza del Paese, non la propria, ed era un giornalista. Stasera qualcuno dal Palavozza di Bologna racconterà ai propri tifosi cose che già sanno, mentre milioni di altri cittadini guarderanno altro. E tutto resterà come prima.
La sconfitta peggiore non solo per chi vuole informare, ma anche per chi crede davvero nella democrazia.


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