Pdl: una banda di incapaci
Dopo il Lazio, bocciata la lista di Fomigoni in Lombardia.
Commentando i fatti il segretario dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha detto: “Se andiamo avanti così il Pdl per presentare le liste chiamerà Bertolaso”.
Ieri, dopo l’incidente occorso alla lista del partito di Berlusconi nella provincia di Roma, esclusa perchè il funzionario incaricato di presentarla per motivi ancora poco chiari si è allontanato dal Tribunale ed è tornato in ritardo sull’orario di chiusura degli uffici preposti, altro guaio ha colpito Formigoni i Lombarida.
La sua lista è stata bocciata perchè irregolare. Secondo gli esaminatori in 126 casi mancavano i timbri prescritti, in 121 le attestazioni di autenticità delle firme, in 229 era discutibile il luogo di residenza del firmatario ed in 28 chi aveva raccolto le adesioni non era qualificato a farlo. In totale 514 certificazioni erano eccepibili e siccome la legge chiede almeno 3500 firme valide, delle 3935 presentate ne sono rimaste utili solo 3421.
Così anche per il governatore-sovrano della Lombardia c’è stata la bocciatura. Si tenga conto che Formigoni è a capo della Regione dal 1995, ovvero da 15 anni.
In realtà l’elegibilità de governatore è tutta da dimostrare. La sua candatura è contestata da più parti, perchè la legge 165/2004, art. 2, stabilisce la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto.
Formigoni fu dichiarato presidente nel 1995-2000 dal Consiglio regionale e non a suffragio universale, ma così non è stato nel 2000 e nel 2005, quando è stato votato direttamente dai cittadini.
Gli specialisti in cavilli sono già all’opera, perchè diversi consiglieri regionali di centrosinistra
il 22 febbraio scorso hanno depositato un esposto alla corte d’appello di Milano, sebbene non supportati dal candato del Pd e dei suoi alleati, Filippo Penati.
La situazione di Formigoni, per la verità non è unica, perchè anche Vasco Errani, del cento sinistra, è nelle stesse condizioni in Emilia Romagna. Anzi, per lui la violazione potrebbe essere anche più censurabile, perchè lo statuto del Pd all’articolo 22 non consente un terzo mandato.
I ‘sovrani’, insomma sono regolarmente bipartizan.
Mentre avvocati e specialisti del Pdl preparano ricorsi in Lombardia e nel Lazio, la candidata Renata Polverini è entrata in una inquietante crisi di nervi per la situazione.
Durante una ‘maratona oratoria’ di protesta che si è tenuta ieri a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, davanti a non più di una cinquantina di persone, ha detto: “Non è una battaglia per la Regione Lazio, ma per la democrazia. Da qui al 4 marzo urlate la vostra rabbia con tutti i mezzi che avete a disposizione, dai telefonini a internet, facendo il passaparola con i vostri parenti e amici”.
Secondo Polverini, alla quale sfugge l’importanza delle regole, “non è pensabile che la democrazia sia sconfitta dalla burocrazia”.


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