Pdl bocciato nel Lazio, però nulla è risolto
I giudici del Tar sconfessano le manovre del governo, sempre più evidente la forzatura delle regole. Ma la questione resta aperta.
I giudici della seconda sezione bis del Tar del Lazio, presieduti da Eduardo Pugliese, hanno respinto la richiesta di sospensiva da parte del Pdl, sostenendo che “non c’è certezza nè prova che il delegato del Pdl all’atto della presentazione della lista avesse con sè tutta la documentazione”.
Il Tar del Lazio inoltre ha spiegato che il decreto legge ‘salva liste’ non si applica alla Regione Lazio, il cui processo elettorale è regolato dalla legge 2/05.
Il responsabile elettorale del Pdl, Ignazio Abrignani, commentando la decisioneha detto: “Sicuramente faremo ricorso al Consiglio di Stato”.
A questo punto la legge ‘ad listam’ voluta dal governo per risolvere il problema si è mostrata inefficace. E dopo la Regione Lazio anche Piemonte e Toscana hanno deciso di impugnare il provvedimento di fronte alla Corte costituzionale.
Tuttavia il pasticcio è lontano dall’essere risolto. I giudizi del Consiglio di Stato e della Consulta pendono sulle elezioni e potrebbero a questo punto portare anche al loro annullamento. Secondo Massimo Siclari, professore di diritto costituzionale all’Università di Roma Tre “non c’è dubbio che qualsiasi decisione venisse presa dalla giustizia amministrativa per effetto del decreto legge, senza che questo sia poi convertito dal Parlamento, il risultato delle elezioni rischia di essere vanificato”
In Lombardia il Tar ha deciso, in via cautelare, di riammettere la lista di Formigoni senza l’aiutino del decreto legge, dunque basandosi su una precedente giurisprudenza amministrativa (ribadita dal dl di venerdì scorso) sulle irregolarità meramente formali. Resterà da vedere se la decisione sarà confermata anche nel merito e in appello, ma fintanto che in Lombardia la lista Formigoni sarà riammessa o esclusa non in forza del decreto legge, le elezioni dipenderanno in tutto e per tutto dai tempi della giustizia amministrativa.
Nel Lazio, il Tar, in via cautelare, ha deciso di non riammettere la lista del Pdl, sostenendo l’inapplicabilità del decreto legge in una materia già regolata da una norma elettorale regionale. Ora il Consiglio di Stato, sempre in sede di sospensiva, potrebbe condividere la decisione dei giudici di primo grado, ma anche ribaltarla. La chiarezza si avrà solo con decisione di merito che il Tar del Lazio ha preannunciato per maggio, ad elezioni concluse. Infine rimane l’incognita della Corte Costituzionale.
Così l’Italia sta avvicinandosi sempre più alle situazioni di incertezza che riguardano Paesi nei quali le regole della democrazia sono sconosciute.
Intanto non si placa la preoccupazione di larghe fasce di cittadini di fronte all’arbitrio costante del centro destra. Sabato è stata confermata la manifestazione a Piazza del Popolo di tutte le forze di opposizione, che hanno anche deciso di allargare la protesta ai temi che riguardano la crisi e l’occupazione.
Il clima politico nel Paese diventa di ora in ora più confuso. E non è ancora chiara quale sarà la reazione del Cavaliere e la dimensione della controffensiva mediatica. Il Paese è sempre più lanciato a velocità folle verso un baratro.


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