Oggi la scuola sciopera
Quasi oscurata dai media la protesta contro i devastanti tagli all’istruzione pubblica imposti da governo e ministro Gelmini.
Il mondo della scuola torna a far sentire la sua voce. Oggi insegnanti e studenti scendono in piazza contro i tagli e la riforma della scuola superiore. Già ieri la questione istruzione era stata al centro di una serie di iniziative del Partito democratico, con l’intento di sostenere e pretendere “una scuola pubblica di qualità”.
La giornata di protesta, che prevede manifestazioni e cortei è stata proclamata da Flc-Cgil (nell’ambito dello sciopero generale indetto dalla confederazione sui temi del lavoro, del fisco e dell’immigrazione), Cub-scuola, Cobas, Unicobas, Usi-Ait.
All’iniziativa hanno aderito anche associazioni professionali, i precari e naturalmente gli studenti.
“Nella scuola – ha spiegato la Flc – protestiamo contro il taglio di 8 miliardi nei finanziamenti e la riduzione di oltre 25 mila docenti e 15 mila Ata, per non parlare dei riordini che dalle elementari alle superiori hanno peggiorato la scuola e il lavoro di chi la porta avanti. Nell’università protestiamo contro i tagli, l’aumento della precarietà, l’attacco all’autonomia e contro un progetto di riforma che distrugge l’università pubblica, chiudendola ai giovani e alla ricerca; nella ricerca protestiamo contro i tagli finanziari, l’aumento della precarietà, la confusione normativa”.
“In nome del Dio rispamio – ha spiegato il leader dei Cobas, Piero Bernocchi – si cancellano scuole (o le si accorpano in modo folle), indirizzi didattici e materie importanti di studio, ore di insegnamento cruciali (in media 4 ore settimanali), laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, e si cacciano decine di migliaia di precari, colpendo ulteriormente una istruzione già immiserita dai governi dell’ultimo ventennio”.
E se per l’Unicobas la riforma dell’istruzione varata dal Governo ha “un impianto minimalista completamente privo di riferimenti a qualsivoglia tradizione politico-culturale”, i Comitati degli insegnanti precari (Cip), che aderiscono alla giornata di lotta, hanno stigmatizzato il fatto che i tagli alla scuola saranno pagati soprattutto dalla loro categoria che “sta subendo un processo di espulsione dal mondo del lavoro con esiti drammatici”.
E’ tuttavia avvilente la divisione tra le diverse organizzazioni, ognuna delle quali manifesta ‘in proprio’, testimoniando un autolesionismo che avvantaggia solo chi sta demolendo l’istruzione pubblica. A Roma i lavoratori della conoscenza della Cgil si uniranno ai manifestanti degli altri comparti. I Cobas si incontreranno in piazza della Repubblica alle 10, da dove si muoveranno fino al ministero dell’Istruzione. L’Unicobas invece parte sempre alle 10, ma da largo Chigi. Unione degli studenti e Link-Coordinamento universitario hanno organizzato decine di cortei e iniziative pubbliche (a Milano in Largo Cairoli, a Roma in piazzale Flaminio, a Napoli in piazza Garibaldi) all’insegna dello slogan “Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli!”, mentre Unione degli universitari e Rete degli studenti medi occuperanno diverse piazze issando striscioni con su scritto “Le vostre tasse le paga il nostro futuro!”.
Avanti in ordine sparso verso la disfatta.


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