Manifestazione contro il “decreto interpretativo”
A Roma i cittadini più o meno spontaneamente si sono riuniti a piazza Navona. Zagrebelsky considera incostituzionale il ‘salva liste’.
Nella famosa piazza romana alcune centinaia di persone appartenenti a partiti di centro sinistra o vicini ai ‘viola’ si sono ritrovati per protestare contro il governo Berlusconi. Si notavano bandiere di colore viola, dei Verdi, dell’Italia dei valori, di Sinistra Ecologia e Libertà , del Pd e di Rifondazione comunista.
Andrea Ortolano dei ‘viola’ ha detto: “Vogliamo imprimere un cambiamento culturale, vogliamo opporci alla cultura del berlusconismo. Secondo noi Napolitano, con tutto il rispetto che abbiamo per lui, ha sbagliato. Non abbiamo capito la rapidità della firma al decreto legge e le motivazioni”.
A questo proposito ieri Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale, ha commentato così il provvedimento ‘salva liste’: “E’ un abuso, una corruzione della forza della legge per violare insieme uguaglianza e imparzialità . Il diritto di tutti è perfettamente garantito dalla legge e l’esclusione non è dovuta alla legge, ma al suo mancato rispetto”.
Il costituzionalista ha aggiunto: “E’ ovvio che la più ampia offerta elettorale è un bene per la democrazia, ma se qualcuno, per colpa sua, non ne approfitta, con chi bisogna prendersela: con la legge o con chi ha sbagliato? Il decreto del governo dice: dobbiamo prendercela con la legge e non con chi ha sbagliato”.
Per Zagrebelsky l’eguaglianza viene violata parlando di “principale contendente”, perchè “nelle elezioni non ci sono principali” a priori. Il fatto che questo argomento sia stato preso per buono mostra il virus che è entrato nelle nostre coscienze: “Il numero, la forza del numero determina un plusvalore in tema di diritti”. L’imparzialità è invece violata perchè “il principale contendente è il beneficiario del decreto ch’esso steso si è fatto”.
La legge 400 dell’88, che regola la decretazione d’urgenza, “vieta di usare il decreto in materia elettorale”, perchè “non è materia del governo in carica, cioè del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio” ha continuato l’ex presidente della Consulta.
Inoltre “si finge che sia un’interpretazione, laddove è evidente l’innovazione. E l’innovazione avviene con formule del tutto generiche che espongono l’autorità giudiziaria, quale che sia la sua decisione, all’accusa di partigianeria. E’ la via aperta alle intimidazioni”.
Zagrebelsky, però ha difeso la decisione di Napolitano volta a “evitare la violenza” e, giudicando “fuori luogo” le reazioni di Di Pietro, si è detto “preoccupato dal tentativo di far valere le ragioni della forza su quelle del diritto. Bisogna dire basta alla potenza dei numeri e chiamare tutte le persone responsabili a riflettere sulla violenza che la mera logica dei numeri porta in sè”.
L’ultima parte del discorso del costituzionalista, tuttavia, è solo in parte comprensibile. Se il garante, ovvero il presidente della Repubblica, per “evitare la violenza” cessa dal suo ruolo di arbitro, chi deve farne le veci per impedire forzature alla Carta ed un progressivo smantellamento della Repubblica?


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