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Mafia: la maledizione siciliana

Autore: . Data: martedì, 30 marzo 2010Commenti (0)

Il governatore Lombardo sarebbe indagato e intanto l’isola affonda colpita duramente dalla crisi.

Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo (Mpa) e suo fratello Angelo, deputato nazionale, sarebbero indagati dalla procura di Catania con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo fonti di stampa i magistrati avrebbero raccolto un voluminoso rapporto di tremila pagine dopo indagini eseguite dai Carabinieri del Ros.

Le investigazioni si sarebbero mosse dalle rivelazioni di un pentito e si baserebbero su riscontri ottenuti grazie ad intercettazioni telefoniche e ambientali che documenterebbero i contatti tra il capo della mafia catanese, Vincenzo Aiello, e i fratelli Lombardo.

Sarebbero indagati anche un deputato regionale dell’Udc, Fausto Fagone, il sindaco di Palagonia, altri sindaci di comuni catanesi, numerosi amministratori comunali e provinciali, tutti eletti grazie al “massiccio” appoggio ed “impegno” delle cosche mafiose del clan di Nitto Santapaola, guidato adesso da Vincenzo Aiello.

Tuttavia, i rapporti tra mafiosi e Lombardo non sembrerebbero particolarmente buoni. Nelle conversazioni intercettate si ascolterebbero “critiche” di Aiello al governatore della Regione dopo la nomina ad assessori di Massimo Russo, ex magistrato antimafia andato alla Sanità, di Giovanni Ilarda, ex assessore alla presidenza della Regione e di Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione di Palermo, ucciso dalla mafia con un’autobomba nel 1983.

Dopo la diffusione delle notizie il procuratore capo di Catania Vincenzo D’Agata ha sostenuto che le ‘gole profonde’ hanno una “una matrice politica”. Il giudice ha aggiunto: “Oppure è stata diffusa per una contrapposizione di natura politica”. “Purtroppo -ha spiegato ancora – i giornali, qualche volta, diventano involontari strumenti” nelle mani di qualcuno. “Certo, capisco che il giornalista fa il suo mestiere ma noi dobbiamo fare il nostro”.

D’Agata non ha confermato o smentito la notizia dell’indagine: “Preferisco mantenere il massimo riserbo”, però ha precisato “che la notizia non è stata certo diffusa dall’Azione Cattolica, c’è chi ha interesse a creare uno stato di tensione sul mondo politico, vera o falsa che sia la notizia…”.

In ogni caso la Procura aprirà un’inchiesta per la fuga di notizie.

Lombardo ha reagito affermando: “È un’accusa che non sta nè in cielo nè in terra. Non conosco Aiello, e non so chi sia. Posso soltanto ribadire che non ho mai fatto affari con la mafia”.

Il presidente ha anche depositato un’istanza, attraverso i suoi legali, con la quale ha chiesto “di essere sentito immediatamente” ed il suo avvocato, Carmelo Galati, ha aggiunto che il suo cliente “è altresì disponibile ad essere sentito su qualsivoglia circostanza, atteso che non conosce il signor Avola che per primo ebbe a dichiarare di presunti incontri che sarebbero avvenuti negli anni ’90, oggi ulteriormente modificate dopo la mancanza di riscontri attraverso le indagini espletate dalla Procura”.

Lombardo, inoltre, ha dato mandato ai propri legali di procedere contro i giornalisti di Repubblica che hanno dato per primi la notizia e “contro qualsivoglia soggetto che a qualunque titolo lo chiama in causa”, dimenticando forse il diritto all’informazione che dovrebbe essere un principio irrinunciabile in un Paese democratico.

In soccorso del presidente è accorsa anche Caterina Chinnici, che ha dichiarato: “È opportuno fare lavorare i magistrati con assoluta tranquillità e serenità. I processi non si possono, nè si devono celebrare sui giornali. I fatti sono una cosa, gli atti un’altra cosa. Essendo stata sempre garantista, non posso non esserlo anche ora. Abituata, nel mio lavoro a confrontarmi con la verità processuale, nel leale contraddittorio tra accusa e difesa, sono fiduciosa che il presidente Lombardo riuscirà a dimostrare la propria totale estraneità dalle accuse. Per questo motivo esprimo la mia solidarietà al presidente, invitandolo a proseguire, senza rallentamenti, il percorso di riforme avviato, nell’interesse della Sicilia e dei siciliani. Per quanto mi riguarda, anch’io intendo continuare l’attività che ho intrapreso, con l’obiettivo principale della difesa della legalità e della trasparenza amministrativa come ho fatto fino adesso”.

Chinnici ha concluso: “Mi auguro che la magistratura possa compiere nel più breve tempo possibile e con il massimo rigore tutti gli accertamenti del caso, in modo tale da poter fugare ogni dubbio su qualsiasi rapporto del presidente Lombardo con la criminalità mafiosa. Tuttavia, se nel corso delle indagini dovessero emergere elementi che possano far configurare una qualche responsabilità del presidente Lombardo, non esiterei a considerare chiusa la mia esperienza in questo governo”.

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