Legittimo impedimento: ennesimo ‘golpe’ del governo
Impedita la discussione al Senato. Il governo pone la fiducia e taglia il dibattito.
Ieri è cominciato l’esame al Senato dell’ennesimo provvedimmento salva Berlusconi. La legge consentirà al presidente del Consiglio e ai ministri di rinviare i processi che li riguardano. Le opposizioni avevano preannunciato l’ostruzionismo ed il solo Pd aveva presentato 1585 emendamenti. Il partito di Di Pietro ne aveva proposti 93 e l’Udc 7. Tuttavia i parlamentari di Casini si erano astenuti alla Camera e la stessa decisione era probabile anche in questo ramo del Parlamento.
Appena aperta la seduta il senatore Francesco Sanna ha preso la parola per chiedere un’integrazione del processo verbale. A una successiva richiesta di verifica del numero legale, subito accordata dal presidente Renato Schifani, la seduta è stata sospesa per mancanza del numero legale.
Poi i rappresentanti del centro destra hanno respinto le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, mentre l’Udc si è astenuto.
Singolari le spiegazioni del presidente dei senatori fedeli a Casini, Gianpiero D’Alia: “Il gruppo Udc si è astenuto sulle pregiudiziali di incostituzionalità per il legittimo impedimento, in coerenza con la linea tenuta fino a questo punto su questo provvedimento”. La scelta, secondo il senatore è stata ispirata “dal presupposto che il legittimo impedimento è il male minore per congelare lo scontro tra Berlusconi e la magistratura”.
Felice Casson, vicepresidente del gruppo Pd, ha invece immediatamente chiarito: “Governo e maggioranza sono rei confessi: il legittimo impedimento è incostituzionale”. Quindi ha aggiunto: “Nell’articolo 2 è contenuta, infatti, una confessione reale, sostanziale di conoscenza di illegittimità costituzionale da parte del governo e di chi lo propone perchè si riconosce che ci sarebbe bisogno di una legge costituzionale per modificare questa normativa di diritto penale, per introdurre questa prerogativa». «E tuttavia – ha osservato l’ex magistrato – si dice che sino a quando non entrerà in vigore una legge costituzionale verrà utilizzata questa legge, cosiddetta legge ponte, che è ordinaria”.
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, parlando coi giornalisti ha rincarato la dose: “Il Paese sta marcendo e noi siamo qui a discutere di legittimo impedimento e cioè sempre dei problemi del presidente del Consiglio”.
La capogruppo ha chiarito che in aula il Pd sarebbe intervenuto subito per denunciare che vengono “violati i diritti dell’opposizione”, perchè i tempi stabiliti e contingentati per la discussione del provvedimento “sono ridicoli vista la delicatezza della materia trattata”. Con questa legge, ha proseguito “si viola il principio di uguaglianza. Si certifica che chi è più forte, potente e ha più mezzi prevale su chi è meno potente. Questo è intollerabile in un momento di crisi complessiva del Paese”
Le contromisure del governo e della maggioranza sono state immediate. Al termine della discussione generale ha parlato il ministro dei Rapporti col Parlamento, Elio Vito, che ha intervenendo chiesto il voto di fiducia mettendo il bavaglio al Senato. Si tratta della trentesima fiducia, un record assoluto nella storia parlamentare.
A quel punto i senatori dell’Idv e del Pd hanno cominciato a protestare rumorosamente. Intollerabile il comportamento del presidente Schifani, che invece di stigmatizzare l’atteggiamento dell’esecutivo, che ormai sistematicamente inpedisce il dibattito parlamentare e pone fiducie a raffica. “Vi siete sfogati – ha detto – Adesso basta!”
Dopo la richiesta, poi, il presidente ha convocato la conferenza dei capigruppo sospendendo i lavori dell’Aula.
Nella riunione i capigruppo dell’opposizione, Anna Finocchiaro del Pd, Gianpiero D’Alia dell’Udc e Felice Belisario dell’Idv, hanno proposto che il presidente del Consiglio, “diretto interessato al provvedimento” sia presente al voto e che la seduta sia trasmessa in diretta tv.


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